L’azzurro celeste dei conigli

L’azzurro celeste dei conigli
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

In termini figurati, non è possibile dire che le persone abbiano un sapore, che portino un gusto loro proprio. Ma in quella stessa notte quasi insonne ‒ prima causa l’ottimo vino tracannato in quantità eccessiva ‒ lui rivede Monica comparire nell’immaginazione disturbata dalla sua mente e dal fastidio del suo stomaco maltrattato. La vede scegliere dal piatto di portata i pomodori per nulla sferici e mezzi verdi del padre di lui, mangiarseli tutti con gusto e volerne degli altri. Non sta sognando, bensì affastellando confusamente i ricordi delle ultime esperienze vissute insieme. L’importanza del sapore… E così quell’anno di vita appena trascorso è di sicuro il più difficile e interessante che abbia mai vissuto. Il suo inconscio combatte con la parte razionale della sua interiorità…

La prosa di Daniele Mosconi ha una particolarità molto precisa che si configura senza dubbio come una virtù e che appare evidente sin dai primi momenti, appena si inizia a leggere il suo romanzo. Che è breve ma non superficiale né incompiuto, e sviluppa con sobrietà e in modo esaustivo il tema che si prefigge come argomento non unico ma centrale, ossia quello di una storia d’amore, raccontata con equilibrio e accenti lirico-onirici, nella quale il protagonista, una figura dall’indole variegata e irrisolta, si trova d’un tratto ad affrontare l’inatteso, lo spaventoso, ossia, nella fattispecie, la disabilità, che lo pone di fronte alla necessità di un bilancio e di un’analisi. La prosa, dicevamo: è molto semplice e chiara. Si legge con estrema facilità, non è pretenziosa, non presenta asprezze o inutili virtuosismi, è ampia ma non farraginosa. I personaggi sono ben caratterizzati, la struttura è solida, l’editing abbastanza curato. Promettente.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER