L’ultima melodia

L’ultima melodia
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Il treno è fermo sul binario 21. Ha smesso di piovere, ma l’aria è fredda e umida. Alessio mette le mani nelle tasche del giubbotto per ripararsi e trova il tabacco, i filtri e le cartine. Si siede su una panchina prima di salire sul convoglio, appoggia la busta con ciò che ha appena comprato in quel negozio pieno di bandiere britanniche in vista delle prossime Olimpiadi di Londra, con la vetrina appariscente curata da quel giovane commesso dall’aria triste, prende dalla tasca la bustina dei filtri e ne porta una alle labbra. Piega una cartina e, leccando il bordo, la strappa in due. Con l’indice e il pollice sistema un ciuffetto di tabacco, unisce i due lati incastrando il filtro e lo chiude con le sue piccole e magre dita. Dopo il primo tiro alza gli occhi al tabellone, mancano solo venti minuti all’inizio di quel viaggio che forse gli farà ritrovare Claudia. Prima di salire va alle macchinette automatiche per prendere un caffè caldo e l’acqua per il viaggio. Sale poi finalmente sul treno…

Alessio vive a Roma. Ha un paio di occhi azzurri stupendi e profondissimi. E non gli manca il sex appeal, così come gli ripete ogni volta la mamma da quando ha sentito per la prima volta quell’espressione alla tv. Fa il musicista. Ha origini siciliane. Claudia vive a Roma. È giovane e bella anche lei. È nella capitale per motivi di studio. Incontra Alessio in prossimità della stazione Termini, il maggiore snodo ferroviario della città, nell’atrio principale, lì dove, in occasione di ogni Natale, viene allestito un grande albero su cui la gente, passando, appende messaggi e bigliettini, sogni, desideri, speranze. I ragazzi si incontrano e si innamorano. Non c’è un perché. Come non c’è un perché quando si lasciano. Non si amano più. Lui la perde, dice. Ma la va a cercare, accompagnato da Serafino, commesso che ha in comune con Claudia le origini e che soffre per amore, in quanto ha scoperto, e in uno dei modi più squallidi che esistano, che il suo ragazzo lo tradisce. La storia che racconta Danilo Montaldo, tarantino che però dimostra di conoscere assai bene (del resto vi ha vissuto) Roma, e di saperla osservare con grande attenzione, dottore in Sociologia, fondatore di Gufetto.it, autore radiofonico per programmi musicali, di intrattenimento, enogastronomia e turismo, è semplice, chiara, limpida, ben congegnata, lieve ma non superficiale, avvincente. È facile che ci si immedesimi, che ci si riconosca in questi personaggi che non è affatto inverosimile aver incontrato nel corso della propria vita, che tante volte, davvero, come dice Michele ne Le fate ignoranti, ci passa accanto e non ce ne accorgiamo nemmeno. Perché sono figli del nostro tempo liquido e precario, ma anche in fondo di tutti i tempi, perché è sempre la ricerca della felicità ciò che muove il mondo e le persone.



 

 

 
 
 
 

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