La casa sul fiume

La casa sul fiume

Arnaldo è già pronto, aspetta che Duilio termini di prepararsi, ha già portato la macchina fuori dal box, una Nissan Juke nera acquistata da poco per sostituire la ormai vecchia Chevrolet celeste di suo padre. Hanno in programma una passeggiata per il corso, devono acquistare il regalo da portare a Stefano. Hanno già fatto lunghe discussioni in merito all’oggetto da regalare, Arnaldo avrebbe voluto regalare una torta gelato e un bel mazzo di fiori, Duilio, invece, molto più fantasioso e generoso, un bel bracciale d’oro con iniziali e data ricordo per l’ormai prossimo diploma di Eva, costoso ma di gran figura. Come sempre sa già chi la spunterà. Gli viene da ridere, mentre lo pensa. Proprio in quel momento Duilio esce di casa. “Cos’hai da sorridere in quel modo? Da solo, per giunta…”. Arnaldo non risponde, apre lo sportello dal lato del passeggero e facendo un inchino aiuta Duilio a salire in macchina. “Hai qualcosa da farti perdonare, è chiaro”…

Il sottotitolo è una sintesi perfetta dei temi principali di questo libro: Storie di donne, amori e natura. Giorgio Cattarulla, con ogni evidenza un appassionato lettore e scrittore ‒ nativo di Monte Romano, ridente località della provincia di Viterbo il cui confine è segnato in parte dal corso del fiume Mignone ‒ dà vita nei luoghi che chiaramente conosce, riproducendone con dovizia di particolari (e un po’ di innocente fantasia) i begli scorci incontaminati e i profili delle terre abitate sin dai tempi più antichi, a una storia interessante ricca di personaggi approfonditamente caratterizzati. Solida, narrata con semplice linearità, chiara, credibile, contemporanea, autentica, mai noiosa né banale, ben strutturata, piacevole, leggibile, agile e leggera, classica ma non enfatica o ridondante è la vicenda, in cui a vario titolo non è difficile immedesimarsi, di tre donne, figure ctonie che danno l’idea di essere davvero le nutrici e i motori del mondo, che, relazionandosi in diversi modi con vari interlocutori, per lo più maschili e molto meno maturi e risolti di loro, attraversano la sofferenza per raggiungere l’autodeterminazione e la consapevolezza di sé. Si segnala giusto a tratti una certa episodica trascuratezza per quel che riguarda l’editing e l’impaginazione propriamente detta, un peccato veniale che si manifesta, per esempio, con i simboli matematici di maggiore e minore che prendono il posto dei caporali, le famose virgolette basse, dette anche francesi o a sergente.



 

 

 

 
 
 
 

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