La gita al parco

La gita al parco

Giorgio dorme come un vero angioletto nella sua cameretta mentre la mamma e il papà, che finalmente può prendersi una giornata di riposo visto che gli affari ‒ grazie soprattutto al grandissimo impegno del suo dipendente Giovanni, un ragazzo tanto bravo e tanto sfortunato ‒ vanno a gonfie vele, decidono, in quella che appare a tutti gli effetti come l’ultima propaggine di una giornata qualunque, in un’anonima cittadina, un luogo comune, in una famiglia che non sembra davvero possedere nessuno speciale connotato, dopo una cena ordinaria, in una triste camera da letto illuminata da una flebile luce rossastra, di passare l’indomani, una domenica di primavera, al parco, per far prendere un po’ d’aria al piccolo. Il papà potrebbe anche pescare... La notte vola via veloce, l’alba arriva presto. È già mattina. E una crisalide è finalmente divenuta farfalla, pronta per volare libera. Ma libera da cosa? E volare verso dove?

Il breve romanzo dal sottotitolo coerente col testo ma eccessivamente roboante (così come non perfetto è in taluni, sporadici punti l’editing) Il (la) fine della vita in un breve racconto che stravolge l’orizzonte semantico del lettore, è articolato in dieci capitoli, caratterizzati da una prosa assai ben congegnata, semplice, chiara, lineare, facilissima a leggersi ma non superficiale né banale e preceduti da un’icastica, filosofica, non retorica e significativa premessa. Un racconto interessante che analizza e descrive da vari punti di vista l’esistenza e soprattutto la morte, dando di volta in volta voce a ognuno dei personaggi di questa storia. A Lao Tze è attribuito l’aforisma che dice “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”: perché tutto in realtà può essere anche il suo contrario, un evento terribile può determinarne uno positivo e viceversa. E proprio una farfalla è una delle voci che raccontano la vicenda, ognuna delle quali per quanto la riguarda: quella di una famigliola che va a fare una gita approfittando del bel tempo. Ma tra lombrichi, farfalle, formiche, pesci, topi e bambolotti gettati via dal finestrino di un’auto in corsa succede anche l’imponderabile.



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