Le radici del muschio

Le radici del muschio
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Una risata nella notte, come uno squarcio nel cielo, fa sobbalzare sul letto Hector. Come tutte le notti, come un triste presagio, quella grassa risata interrompe il sonno dell’uomo ed è allora che è più forte l’angoscia per il passato che ritorna, gravido del ricordo dolceamaro di Margherita ̶ la donna che avrebbe voluto sposare ̶ e l’incertezza per il presente. Ha lavorato sodo come giardiniere nei vigneti del Sig. Polla, il Duce, come lo chiamavano a Borgoledo, piccolo centro trentino. Un datore di lavoro esemplare che gli ha anche offerto una casa: in cambio lui è stato sempre un dipendente onesto e riconoscente. Da tre mesi il Duce è morto e in paese si vocifera a proposito di un successore intenzionato a vendere l’intera proprietà, compresa la casa assegnata al giardiniere. L’erede che si presenta una mattina alla villa dei Polla non è una cinica capitalista, ma una fotografa di fama, per nulla disposta a vendere la tenuta, anzi. Daniela Cimonieri, nipote del Duce, vuole realizzare un giardino speciale nel terreno intorno alla villa, con piante importate da ogni parte del mondo. L’impresa viene realizzata grazie ad Hector e a due entusiasti collaboratori, Mita e Omar. Lei è una giovane donna, insegnante precaria, appassionata di tarocchi. Omar, alto, giovane e riccioluto, è un nativo digitale. Il gruppo decide di dare vita ad un progetto collettivo per la costruzione di un giardino internazionale, tramite sottoscrizioni online per l’acquisto e la messa a dimora degli alberi donati. Il giardino planetario desta un crescente e insolito interesse da parte dei media internazionali e raduna centinaia di sostenitori, ansiosi di potere inscrivere il proprio nome su un albero piantato nel giardino italiano o di farne dono per una causa sociale, una persona amata. Ma l’aspettativa di guadagni ingenti attrae le mire di spregiudicati speculatori, decisi a mettere le mani su quel vivaio del mondo…

“Il muschio si nutre dell’ambiente che lo circonda. Non ha tessuti conduttori. In buona sostanza non ha il seme”: è poco oltre la metà del percorso di lettura che si il titolo del romanzo si disvela come la sintesi dell’essenza della coprotagonista, Daniela, l’erede dei Polla. “Lei era muschio. Niente radici, né fiori, né frutti. Era un essere appoggiato a terra, pronto a rivolgersi altrove se necessario”. La similitudine del muschio che non sa mettere radici, contrapposta all’albero che si introduce nelle oscure profondità della terra, diventa un elemento denotativo dei diversi personaggi che animano le pagine del romanzo. Anche Hector è come muschio, appoggiato alla terra, ma in grado di renderla soffice e di proteggerla. Lo sviluppo cronologico della storia è interrotta da ripetuti balzi indietro: sono i ricordi del protagonista, che arricchiscono di senso il racconto esistenziale di un uomo semplice, che profuma di olio da barba e camicie inamidate. Trentina, Giornalista e scrittrice di racconti di viaggio e reportage, Milka Gozzer non accetta di definirsi attraverso un mestiere, ma ama lasciare libera la strada della ricerca, magari da percorrere in bicicletta, la sua grande passione e il suo mezzo per esplorare il mondo. Già autrice di una guida agli ecomusei del Trentino, Le radici del muschio è il suo primo romanzo. Ma c’è da giurarci che ne seguiranno altri.



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