Passato prossimo

Passato prossimo

Sono passati alcuni giorni dal 21 dicembre del 2012, la data della fine del mondo secondo il calendario Maya. Dopo aver vissuto tutta la vita in una cittadina degli Appennini dell’Italia centrale, lui si ritrova a Los Angeles insieme a una donna più grande conosciuta poche settimane prima. Il mondo sta andando al contrario. Torniamo indietro nel tempo, a novembre: si sveglia nel pomeriggio quando la luce del tramonto già filtra dalla vetrata, gli hanno dato la possibilità di lavorare di notte per poter fare le sue ricerche di giorno, la polizia sostiene che Jane si sia semplicemente volatilizzata. Ormai il caso è stato archiviato, ma per lui è stata rapita dall’appartamento di Hollywood e non si dà pace. Vuole ritrovare Jane. Esce di casa per andare comprarsi qualcosa da bere, ma il discount è chiuso e la bellezza del paesaggio così travolgente lo deprime ancora di più, non ha voglia di cercare un altro negozio. Torna a casa e si accorge che la porta è chiusa con una sola mandata. Qualcuno è entrato in casa…

Passato prossimo è il primo romanzo di Alessandro Cona. La storia, raccontata in prima persona ma in differita, è il resoconto di avvenimenti passati, con salti temporali e un intreccio artificiale che gira intorno alla scomparsa di una donna, la fidanzata del protagonista. La scrittura è acerba, tanti i refusi, il vocabolario è limitato e la sintassi è palesemente scorretta, (che sia una sorta di trovata per enfatizzare le caratteristiche del personaggio?), i dialoghi sono poco incisivi e mancano di spontaneità, le relazioni tra i personaggi inconsistenti. Il ritmo narrativo è lento, i concetti sono ripetuti più e più volte, l’autore parla di segreti e annuncia rivelazioni senza creare suspense, elaborando una trama confusa con pretesa di originalità. Una lettura faticosa e molto difficile da portare a termine.



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