Polvere

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Si tratta solo di vita temporanea lì, in Svizzera, dove Maria ogni mattina si alza e va al lavoro, mentre lui, padre e marito, resta in casa perché fatica ancora con il francese... Non ha trovato un lavoro e allora si occupa della casa, della spesa, delle bambine, della cucina e delle bollette. Sì, si tratta solo della loro nuova temporanea vita. Ma se il tempo è Dio, la polvere è il suo profeta, polvere della vita che cade sui ricordi e su quei mobili usati che fanno parte del loro quotidiano, pur se appartenenti ad altri. Ante cigolanti e mal verniciate della credenza che custodiscono vecchie audiocassette che i ricordi, però, li rispolverano subito! Sono quelli che portano alla mente Cesare, amico di allora, capelli lunghi e una vespa modificata per far posto a un vano con autoradio e due casse altoparlanti. Il suo “fratello gemello”, così lo chiama, perché sono nati lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso ospedale. Solo le mamme sono diverse, ma assecondano questa “fratellanza” e li fanno crescere insieme, giorno dopo giorno, dall’aprile 1952, quando nascono, al settembre 1983, quando Cesare parte per l’Olanda e poi diventa irrintracciabile. Quella stessa notte in cui riflette sulla polvere, il telefono di casa squilla e per evitare di svegliare tutto il palazzo, girando per casa al buio, inciampa nei giochi delle bambine e rovescia quella maledettissima carriola piena di biglie colorate che cominciano a sbattere e rotolare per tutta casa, diventando anche pericolosissime perché... un piede sopra e finisci irrimediabilmente per terra e devi pregare di non sbattere la testa e di non romperti qualcosa! Ma deve rispondere al telefono e all’improvviso ritrovare... Cesare! Allora è vivo! E cosa ha fatto in tutti questi anni?

Il ritrovare l’amico di tante avventure destabilizza una routine forse troppo stanca, magari anche poco convinta, ma è, soprattutto, la molla che scardina anche quel poco di senso di responsabilità che il protagonista prova nei confronti di una moglie e due figlie, piantate su due piedi per rincorrere un sogno, ma, da parte di Cesare, anche una verità che ristagna da ormai troppo tempo. E il Peter Pan che è in loro torna fuori, come capita spesso, mettendo un dovere dietro un piacere, una responsabilità dietro un viaggio in vespa, il ritrovare quella beata gioventù con cui paragonarsi, come se anche quella fosse una questione di vita o di morte. E nel viaggio che i due amici compiono verso l’Armenia, necessario per scoprire la verità delle origini, si perdono di vista rispetto e convinzioni. Soprattutto uno dei due amici continua a essere succube dell’altro, come è stato da sempre, mentre l’altro, ben consapevole del carisma e del potere che esercita, ci gioca troppo sopra, spacciando questo suo approfittarsene più per quell’anelito di libertà che porta con sé, che per la modalità contorta di arrendersi alla vita e alla malattia, quasi come queste fossero la giustificazione che permette di perdonare tutto. Quindi sigarette, sì certo, anche se il vizio l’amico svizzero l’aveva proprio perso. Donne? Ma certo! E chi se ne frega se a casa ne ha lasciata una che ha il peso della famiglia e delle figlie sulle spalle, che lavora per tutti e che per questo, ma non solo, meriterebbe maggior rispetto! E nello sfondo (nemmeno troppo) un viaggio in vespa come ai vecchi tempi, come è già successo, tra panorami mozzafiato di Grecia e Turchia, immortalati nelle foto, con chiamate intercontinentali per tacitare la coscienza.



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