Una provvisoria diserzione

Una provvisoria diserzione

Dintorni di Modena, giorni nostri. Roberta è inciampata, per così dire: il lavoro, gli orari impossibili e tutti quei fatti della vita le hanno risucchiato le energie, tanto che ha passato l’ultima trasferta chiusa in hotel per tre giorni, senza riuscire ad alzarsi da letto e senza capirne il perché. Vorrebbe essere più come Marco, che vive con i suoi genitori rassicuranti in una casa rassicurante di un quartiere altrettanto rassicurante. La rassicura, insomma, averlo vicino. Solo che Marco vive nel camper in giardino, ora. Che ha trent’anni, è ora di emanciparsi. La aprono insieme, la bottiglia, piena non di alcol ma di carta vecchia settant’anni. Robby l’ha trovata per caso, fra il suo male di vivere e il ritorno al paese. Riconoscono una data: 1943. Pensano subito ad Alessandro, il loro amico appassionato di storia che anni prima ha scelto di non uscire mai più di casa. È lui a decifrare quei due fogli ingialliti, la sgrammaticata lettera d’amore inviata dall’Africa da un soldato che ha scelto di disertare: “Mi è duro farti questo scritto ma devi sapere cuel che sucede, non torno piu a casa perche ò lasciato lo Stato. Non ascoltare le chiacere, non sono vile perché o lasciato. Tuto stà cadendo qui e forse lo sai già”. Di questa Rosa, che non è mai venuta a sapere di quanto il suo Mino la amasse, capiscono solo che abitava – oppure lavorava, chissà – presso un certo barbiere di Barga, in Toscana...

Fin troppo facile, vero? Tre amici intrappolati nella precarietà dei trent’anni, ciascuno con le proprie afflizioni ma che continuano a volersi bene come il primo giorno. La vita scorre grigia finché oplà, sbuca l’opportunità di un’avventura al termine della quale (spoiler!) ritroveranno loro stessi e daranno un senso alla loro vita. Questo, a prescindere che l’avventura in questione raggiunga o meno l’obiettivo per cui era nata. Un copione uguale a mille altri, che eppure ogni volta ci tiene incollati alla pagina. Le lettere, così come i diari, ci attraggono nella misura in cui aprono uno spioncino sulle vite altrui, ci fanno sentire che possiamo esserne parte. Il successo dei social network deriva in parte da questa dinamica emotiva, così come le opere (più o meno riuscite) che prima di questa hanno avuto i messaggi in bottiglia o le lettere come filo conduttore: Possessione, Il favoloso mondo di Amelie, Le parole che non ti ho detto. Chiara Zucchellini ha scelto di ambientare il suo romanzo in una nicchia geografica molto specifica, la Garfagnana, e di dare ai suoi protagonisti soprannomi “all’americana” per una qualche dilettantesca mira di internazionalità. Eppure, la storia funziona. Vogliamo sapere come va a finire, facciamo il tifo per loro, e basta questo a rendere il romanzo un modo piacevole per passare un paio d’ore.



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