Al di qua e al di là del Muro di Berlino

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Il Muro di Berlino. Anzi, l’Antifaschistischer Schutzwall, la “Barriera di protezione antifascista”. La versione evoluta e fortificata del recinto di filo spinato che il governo della DDR innalzò nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 tutto intorno a Berlino Ovest, che sin dalla fine della Seconda guerra mondiale era in sostanza una enclave NATO in pieno territorio sovietico e soprattutto “risucchiava” come un buco nero capitalista migliaia di cittadini della Repubblica Democratica Tedesca ogni anno. Per bloccare l’esodo da Berlino Est verso l’Occidente, il regime comunista non trovò altra soluzione che chiudere le frontiere non solo giuridicamente ma fisicamente, con un muro grigio e minaccioso controllato da guardie armate. Il Berliner Mauer ha diviso in due la città per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989. Durante questo periodo vi furono circa 5000 tentativi di fuga coronati da successo, mentre fonti non ufficiali indicano in un numero compreso tra 192 e 239 i cittadini della DDR uccisi dalle guardie mentre tentavano di scavalcare il Muro.




L’evento mediaticamente e iconograficamente più potente del collasso dell’URSS di fine anni Ottanta ebbe inizio quando il governo DDR si vide costretto - sotto l’immane pressione della situazione politica e dell’opinione pubblica - a decretare la riapertura delle frontiere con la Germania Ovest dopo che l’Ungheria aveva riaperto il confine con l’Austria il 23 agosto 1989. Un autunno di dimostrazioni di massa, scontri e morti aveva portato alle dimissioni del leader della DDR Erich Honecker il 18 di ottobre. Il 9 novembre, alle 19 ora di Berlino, il Ministro Guenter Schabowski dette l’annuncio e nel giro di poche decine di minuti già una folla di berlinesi dell’Est premeva sui posti di blocco posti a protezione dei passaggi nel Muro. Le guardie, colte di sorpresa da un afflusso così massiccio e prive di istruzioni, alzarono le sbarre bianche e rosse permettendo a tutti di passare senza controlli. Un fiume di gente oltrepassò il Muro e cominciò a distruggerlo. Quella notte i berlinesi festeggiarono tra picconate e abbracci. Berlino era di nuovo Berlino, il sogno (o l’incubo, a seconda dei punti di vista) dell’URSS veniva spazzato via da quelle immagini trasmesse in tv in ogni angolo del mondo. Una generazione intera si convinse quella notte che la fine della contrapposizione tra blocco sovietico e Stati Uniti avrebbe significato una pace definitiva o perlomeno una tregua duratura: fu invece una resa, con tutto quello di negativo che questo comporta.

Nel suo Anime prigioniere il giornalista Ezio Mauro ricostruisce la genesi del Muro di Berlino e le motivazioni che lo hanno reso possibile, prendendo come punto di partenza mese dopo mese l’anno 1989, per scavare poi a ritroso nel passato. Ma come raccontare la geografia di un non luogo? Di un qualcosa che non esiste più ma che per lungo tempo ha popolato sogni, vite e immaginazione di molti? Eusebio Trabucchi con il suo Muro di Berlino lo fa redigendo non una travel guide tradizionale ma piuttosto un itinerario nella memoria: la guida tascabile proposta da L’Orma ha caratteristiche che la rendono unica, sia nel concept - ispirato a una cartolina facile da spedire - che nella scelta di raccontare non una città ma un suo frammento, e attraverso questo rileggerne la storia e i cambiamenti urbanistici. Altra guida molto particolare è quella di Michele Monina, Berlino non ha muri: parla del Muro, di quello che ha significato, di quello che ne rimane, di quello che ha iniziato a rappresentare una volta abbattuto.

E la narrativa? Nel suo romanzo Cani neri Ian McEwan ci regala la descrizione di una Berlino in festa ma ancora piena di contraddizioni; il crollo dell’utopia comunista fra liberazione e nostalgia; la metafora di un male atavico e corrosivo che percorre la storia del Novecento; l’atmosfera di una guerra finita che, nella sua assenza, diventa il personaggio chiave di tutta la storia. Pubblicato per la prima volta in Germania nel 1963, Il cielo diviso di Christa Wolf suscitò non poco clamore nell’allora DDR ma consentì nello stesso modo alla sua autrice di ritagliarsi una notevole fama. Grazie alla commovente storia d’amore di Rita e Manfred, la Wolf riuscì infatti a parlare di temi allora scottanti, superando una censura che per quanto incisiva, risultava più blanda nei confronti delle opere letterarie. Scritto nel periodo esattamente successivo alla creazione del Muro di Berlino, il romanzo concretizza ottimamente quelle che sono le scissioni interiori sia dell’autrice che probabilmente dell’intera popolazione, oscillante tra un’adesione al regime e alle sue scelte seppur così fortemente coercitive e la naturale propensione a realizzare le proprie aspirazioni personali e sentimentali. Claudia Rusch invece propone il suo La Stasi dietro il lavello, romanzo autobiografico ad episodi che ripercorre in una scrittura privata ed ironica gli ultimi quindici anni della Germania Orientale. Da non trascurare anche le proposte italiane, Una crepa nel muro di Paolo Moretti, un noir con al centro un omicidio che affonda le sue radici negli eventi accaduti in Germania negli anni Sessanta e La vodka è finita di Alessandro Bernardini, una storia che ha a che fare con la strada, la galera, il rapimento, tenendo sullo sfondo il crollo del muro di Berlino e l’immagine di un mondo che, pur in mezzo ai più radicali cambiamenti, in fin dei conti resta sempre lo stesso. Secondo l’architetto Daniel Libeskind, Berlino è un montaggio di storie contrastanti, di criteri, forme e spazi diversi, Mario Fortunato nel suo Le voci di Berlino è riuscito magistralmente a trasformare queste considerazioni architettoniche in una sorta di canone letterario e a raccontare l’epopea di una città – forse la più europea di tutte – trasformando alcune delle persone che negli anni l’hanno attraversata, in veri e propri personaggi romanzeschi. Sembra un romanzo, ma è tutto vero.

Ma la proposta forse più originale è la straniante distopia intessuta da Simon Urban nel suo imperdibile Piano D: immaginate che le oceaniche manifestazioni di protesta e le pressioni internazionali della fine degli anni ’80 non abbiano portato alla caduta del Muro di Berlino e non abbiano scatenato nessuna reazione a catena politica. Immaginate che semplicemente il Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca Erich Honecker sia stato sollevato da tutti gli incarichi e gli sia succeduto tale Egon Krenz, che dopo aver promesso una profonda politica di riforme abbia comunque concesso a chi lo desiderava di trasferirsi a Ovest. Immaginate che si sia verificato un esodo di massa verso la Repubblica Federale di Germania e che subito dopo la DDR abbia chiuso di nuovo i confini. Immaginate ora questa DDR nel 2011...

Anche la narrativa per ragazzi si è occupata del Muro di Berlino: nel ventennale della caduta è uscito un bel volume intitolato 1989 - Dieci storie per attraversare i muri, con dieci storie di muri e, per fortuna, di falle e fallimenti firmate da Andrea Camilleri, Heinrich Böll, Ingo Schulze, Elia Barcelò, Didier Daeninckx, Max Frisch, Jirí Kratochvil, Ljudmila Petruševskaja, Olga Tokarczuk, Miklós Vamós e Henning Wagenbreth. E Paul Dowswell ha dedicato una trilogia alla storia della Germania moderna che si è aperta con Il ragazzo di Berlino, che racconta le avventure del giovanissimo rocker Alex: siamo nel 1972, e il problema è che il ragazzo ama suonare una musica proibita nella sua città, Berlino est, la capitale della Repubblica Democratica tedesca, paese satellite dell’URSS, nel quale la libertà anche di pensare è pesantemente messa a repentaglio dal controllo pressante della polizia segreta, la implacabile ed onnipresente Stasi. Ma è in Italia che è stata concepita e pubblicata la saga più avvincente sul tema: il Ciclo di Berlin firmato da Fabio Geda e Marco Magnone. Un virus ha sterminato chiunque ha superato l’adolescenza. Sono rimasti solo i più giovani. È l’aprile del 1978 e nella Berlino spaccata in due dal Muro i superstiti devono lottare contro il freddo, la fame, la mancanza di corrente elettrica, di medici e farmaci.



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