Albert Camus: l’Algeria nel cuore

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Albert Camus nasce in Algeria, a Mondovi, nella notte del 7 novembre 1913 in una casupola situata nell‘appezzamento di terra destinato a suo padre Lucien, bracciante agricolo francese. La mamma, Catherine Sintès, è una domestica di origine spagnola. La famigliola, già povera, è duramente provata l'anno successivo dalla morte del padre nella battaglia della Marna, una delle più sanguinose della Prima guerra mondiale. Mamma e figlioletto si trasferiscono ad Algeri nel quartiere popolare di Bellecourt, con loro vivono anche la nonna, severa e inflessibile dominatrice di tutta la vita domestica, e lo zio, un semplice e poco dotato ragazzone. La grande baia, la promessa del mare, il sole, la luce forte distesa sulla città influiscono profondamente sulla sensibilità del bambino. E tuttavia le circostanze dell'ingresso nella vita di Albert appaiono difficili, sfortunate, prive di promesse. Nel 1919 il bambino viene iscritto alla scuola comunale del quartiere ed è qui che il suo destino conosce una svolta: il maestro, Louis Germain, colpito dalle capacità intellettuali di Albert, si adopera per sottrarlo alla sorte comune della maggioranza dei bambini di Belcourt che, terminate le elementari, vengono avviati al lavoro. Prepara Albert all’esame per la borsa di studio che gli permetterà di frequentare la scuola secondaria e si adopera per vincere le resistenze della donna. Ci riesce e il ragazzino supera l’esame di ammissione, quasi incredulo di essere riuscito a tanto: per lui si aprono le porte della scuola superiore e il mondo dei libri lo avvince coi suoi lumi.




Nel 1930 il ragazzo supera l'esame per il baccalauréat. Ma in questo stesso anno viene colto dal primo attacco di tubercolosi, la malattia che, con alti e bassi, lo affliggerà per tutta la vita senza tuttavia abbatterlo mai né nel fisico né nel morale. Tra il 1931 e il 1932 Albert frequenta il corso di Lettres Supérieures sempre ad Algeri e scrive articoli per giornali locali. Nel 1933, a vent’anni, si iscrive al Partito Comunista. Ma nel 1935, a causa del patto Laval-Stalin (dopo il viaggio di Pierre Laval a Mosca i comunisti francesi modificano il loro atteggiamento attenuando l’opposizione nei confronti del colonialismo), lascia il partito. Comincia qui il suo impegno a favore della giustizia e del riscatto economico, sociale e culturale dei più poveri, in Algeria come in Cabilia come in Francia. Fonda il Théatre du Travail e partecipa alla scrittura del dramma collettivo Rivolta nelle Asturie, che racconta della ribellione dei minatori delle Asturie repressa ferocemente nel sangue e del quale viene proibita la rappresentazione. “Il teatro”, dirà in seguito Camus che per il teatro lavorerà a lungo, “è una collettività di tecnici, attori, scrittori, registi che sono obbligati alla solidarietà. [...] Il frutto di due mesi di lavoro su un palcoscenico è un frutto che si raccoglie tutti insieme o non si raccoglie affatto”.

Nel 1936 Camus viene assunto da Radio Algeri come attore ed è inviato a recitare i classici francesi nei villaggi di campagna algerini. La tubercolosi, però, continua a tormentarlo: va a curarsi in Savoia e, durante il viaggio di ritorno verso l’Africa, visita Genova, Pisa, Firenze (“Firenze è il solo luogo d’Europa nel quale ho compreso che nel cuore della mia rivolta dormiva un consenso”). Entra nella redazione di “Alger républicain”come tuttofare; si occupa di cronaca nera e di critica letteraria, ma eccelle come inviato ed editorialista. Nei suoi articoli denuncia lo sfruttamento dei nord-africani e lo stato miserabile nel quale vengono tenuti dal governo coloniale. La sua inchiesta Miseria della Cabilia, pubblicata nel giugno del 1939, è rimasta famosa. Testimone instancabile del suo tempo, Camus è intransigente, rifiuta ogni compromesso che possa “distogliere dall'umanità”. Nel 1939 il giornale è costretto a chiudere dalla censura e Camus rimane senza lavoro. All’inizio del 1940 lascia l’Algeria e parte per Parigi, dove entra a “France Soir”. Vive ogni giorno lontano dall’Algeria come un giorno d’esilio. Nel maggio dello stesso anno termina la stesura de Lo straniero. Quando “France Soir” inizia a collaborare con gli occupanti tedeschi Camus senza esitare abbandona la redazione.

Torna in Algeria, a Orano, dove insegna in una scuola privata frequentata da ragazzi ebrei e si adopera per mettere in salvo numerosi israeliti perseguitati. Nel 1942 si ammala di nuovo e deve recarsi in Alvernia, da lì collabora con la Resistenza, in particolare scrivendo per la stampa clandestina. Quando il 24 agosto 1944 Parigi viene liberata Camus scrive trionfante sul primo numero di “Combat”, che è chiamato a dirigere insieme a Pascal Pia: “Parigi spara tutte le sue pallottole nella notte d'agosto”. Il 16 maggio 1945 scoppia una rivolta in Algeria. Camus si reca sul posto e conduce un'inchiesta per la rivista. La conclude così: “Una grande politica, per una nazione povera, può essere soltanto una politica esemplare. Ho una sola cosa da dire a questo proposito: la Francia costruisca realmente la democrazia nei paesi arabi. La democrazia è un’idea nuova in un Paese arabo. Per noi varrà più di cento eserciti e di mille pozzi di petrolio”.

Quando, nel 1946, si reca negli Stati Uniti, lo scrittore è accolto con diffidenza dai servizi segreti e con calore ed ammirazione dagli studenti delle università nelle quali si reca a tenere discorsi e lezioni. Il romanzo La peste, che esce nel 1947, ottiene grande successo di pubblico nonché il Prix des critiques. Intanto Camus continua nella sua campagna libertaria: scrive una serie di articoli contro tutte le dittature (“Né vittime né carnefici”) e si interroga con sempre maggior intensità ed indignazione sul problema della violenza nel mondo. Quando, nel 1947, scoppia la rivolta antifrancese in Madagascar e ne segue una forte repressione, Camus afferma: “Il fatto è chiaro e ripugnante: stiamo facendo tutto ciò che abbiamo rimproverato e rinfacciato ai tedeschi”. Negli anni successivi lo scrittore deve fare i conti con una recrudescenza della tubercolosi, che lo costringe a letto per lunghi periodi.

La pubblicazione de L’uomo in rivolta nel 1951 scatena una lunga e durissima polemica con Jean Paul Sartre: Camus auspica una società a misura d’uomo, un nuovo umanesimo fondato sulla solidarietà e critica le degenerazioni dello stalinismo; Sartre rifiuta questo tipo di approccio, che considera ancora borghese e, in fondo, passivo. La polemica tra i due intellettuali francesi più rappresentativi degli anni Cinquanta si concluderà con una definitiva ed irreparabile rottura allo scoppio della guerra d’Algeria, nel 1954. Come francese d’Algeria che ben aveva conosciuto torti ed errori del colonialismo, lo scrittore moltiplica gli appelli affinché le conseguenze dello scontro civile in quello che considera ancora il suo Paese – e nel quale la sua vecchia madre decide di vivere fino alla morte – non ricadano sulla popolazione inerme, auspicando una soluzione negoziata: “La solidarietà tra francesi e arabi è inevitabile nella morte come nella vita, nella distruzione come nella speranza. Per non essere stati capaci di vivere insieme due popoli, diversi e uguali insieme, ma ugualmente degni di rispetto, si condannano a morire insieme, con la rabbia nel cuore”, scrive in un appello per il cessate il fuoco in Algeria del gennaio 1956. L’appello susciterà la veemente reazione di Simone de Beauvoir, compagna di Sartre, che condannerà di nuovo senza appello il punto di vista “umanitario” di Camus, che anche per questo invece nel 1957 riceve il Premio Nobel per la Letteratura “per l’insieme di un'opera che mette in luce i problemi che si pongono ai nostri giorni alla coscienza degli uomini”. Durante la cerimonia di premiazione, pronuncia a Stoccolma e a Uppsala due importanti discorsi. Dopo aver ringraziato pubblicamente il suo maestro delle elementari per averlo aiutato ad intraprendere i primi studi e avergli dedicato il premio, a proposito degli intellettuali, sottolinea: “La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo”.

Il 4 gennaio 1960 Albert Camus muore in un incidente d’auto nel quale perde la vita anche il suo editore Michel Gallimard. Sulla dinamica dell’incidente si diffondono sin da subito seri dubbi: c’è chi parla apertamente di un sabotaggio dell’automobile a opera di ignoti, forse di agenti del KGB per ordine del Ministro degli Esteri sovietico Šepilov, pubblicamente attaccato da Camus in un articolo del 1957. Vicino al corpo di Camus viene rinvenuto il manoscritto de Il primo uomo, che viene pubblicato postumo. Nel 2010 l’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy, in occasione dei 50 anni dalla morte, propose di traslare le ceneri di Albert Camus al Pantheon, ma la famiglia ha rifiutato l’offerta per evitare strumentalizzazioni politiche della figura dello scrittore.


I LIBRI DI ALBERT CAMUS


 

 

 

 
 
 
 
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