Alice Munro: un lavoro sempre interrotto

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"Credo che la gente legga le mie storie per le stesse ragioni per cui io le scrivo. Perché non cerco lo happy ending, perché scrivo per un momento di choc, di stupore, di rivelazione, ciò che rende la vita appassionante per me. E se riesco a suscitare negli altri questo effetto, è meraviglioso".




Classe 1931, Membro dell’Ordine dell’Ontario e Dama dell’Ordre des Arts et des Lettres, Alice Munro è la scrittrice canadese di lingua inglese premiata per ben tre volte al Governor General's Award, il premio letterario canadese di maggior prestigio. Nata a Wingham, Ontario, il 10 luglio 1931 ha vissuto gli anni difficili della Depressione. “Non so come sia stata in Europa – ha dichiarato - ma nel Nord America è stata disastrosa. Non eravamo disperatamente poveri. Eravamo mentalmente poveri. Coltivavamo il nostro cibo, le nostre verdure. E nostro padre allevava volpi argentate.” Poi, durante la guerra, il padre è stato costretto ad abbandonare il commercio di pellicce e andare a lavorare in fonderia, mentre la madre si è gravemente ammalata di Parkinson ed è vissuta per circa vent’anni in una condizione quasi disperata. “E io, io ero la figlia più grande. E immagino che se fossi stata una brava figlia una volta finito il liceo sarei rimasta a casa, con mia madre e mio fratello e mia sorella più piccoli. Invece ho vinto una borsa di studio e me ne sono andata. All’università. Per la verità non avevo abbastanza denaro. Avevo soldi per tre anni e non per quattro. Dovevo trovare qualche forma di lavoro. Ho avuto dei premi, ma non bastavano. Così ho deciso che la cosa migliore da fare era sposarmi”. Ed è così che nel 1963 – dopo aver pubblicato qualche racconto sulla rivista universitaria – si trasferisce con la famiglia a Victoria, nella British Columbia, dove apre assieme al marito James Munro (conosciuto all'Università) la libreria Munro's Books. Con James ha tre figlie: Sheila, Catherine,  morta appena quindici ore dopo il parto,  e  Jeannie. Andrea, arriva inaspettatamente ben nove anni dopo. E’ da questo momento che la Munro inizia a prendere la scrittura sul serio, a vendere qualche racconto e ad essere conosciuta negli ambienti che si occupano di letteratura, fra i quali piccole riviste e una radio che promuove la letteratura nazionale.  Nel 1968 compare la sua prima raccolta di racconti, La danza delle ombre felici (anche primo Governor General's Award della sua carriera) e pochi anni dopo – nel 1971  - viene pubblicato il suo unico romanzo: Lives of Girls and Women, che è in realtà un insieme di racconti strettamente legati fra loro. Un vita non facile quella della scrittrice-mamma-moglie, soprattutto in quegli anni. “Gli uomini non mi prendevano sul serio…quando andavo agli incontri con gli altri scrittori, era un club maschile. E poi c’erano le loro mogli che non mi sopportavano…”. Nel 1972 divorzia dal marito e ritorna in Ontario. Qui rimane in qualità di Writer-in-Residence presso l’Università fino a quando, nel 1976, si sposa con il geografo Gerald Fremlin e va a vivere in una fattoria nei pressi di Clinton, sempre in Ontario. Nel 1978 pubblica la raccolta di shorts stories Chi ti credi di essere? che le fa ottenere per la seconda volta la vittoria del Governor General's Award. In viaggio fra Australia, Cina e Scandinavia fino al 1982, la Munro ottiene nel 1980 il posto di Writer-in Residence sia alla University of British Columbia sia alla University of Queensland. Tra gli anni ottanta e novanta l’autrice scrive con una certa periodicità – all’incirca una raccolta di racconti ogni quattro anni – ricevendo peraltro riconoscimenti e premi anche internazionali. Cresciuta leggendo i grandi classici da Proust a Mann, dalle Bronte alla Austen, Alice Munro afferma di essere stata influenzata – in realtà – da ben altri scrittori: Flannery O’ Connor, Carson McCullers, Eudora Welthy. Autrici che “raccontano le piccole città, la povera gente. Il mio territorio. Perché non solo ho avuto la fortuna di nascere povera, ma di vivere in un paese che tratta i poveri con dignità”. Ce ne ha messo di tempo per essere conosciuta ed apprezzata anche dai lettori italiani: le prime traduzioni compaiono solo a fine degli anni Ottanta, inserite nell’odiosa etichetta “letteratura femminile” e successivamente in quella di “short-stories” (che la Munro ha iniziato a scrivere quasi come scelta obbligata: “Per via del mio lavoro da casalinga, non ho mai avuto un anno in cui lavorare alla stessa cosa. Il mio lavoro era sempre interrotto. Non potevo nemmeno lontanamente pensare a un romanzo”). Questa anziana signora - considerata da Jonathan Franzen la più grande scrittrice vivente del Nord America - che ammicca simpaticamente dalle copertine dei suoi libri, che scrive ancora le prime stesure dei racconti su piccoli quaderni e che ama intensamente la vita nonostante le prove difficili che ha dovuto affrontare (ultima la malattia), non ha intenzione – per nostra fortuna – di appendere la penna al chiodo ed anzi vuole continuare a scrivere, senza preoccuparsi di lasciare frammenti incompiuti. Scrivere e basta. “Da quando sono stata malata sono soltanto felice di essere qui, non mi preoccupo più delle cose che mi lascerò dietro. E penso che uno sarebbe molto fortunato a lasciarsi dietro qualcosa, per esempio una storia. Come se Cechov avesse scritto solo La signora col cagnolino, se fosse l’unica cosa che avesse mai scritto, ne sarebbe valsa comunque la pena, sarebbe valsa la pena di aver vissuto”.

I libri di Alice Munro



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