Annie Proulx: senza schemi e convenzioni

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Edna Ann Proulx nasce il 22 agosto del 1935 a Norwich, nel Connecticut. Gli antenati materni erano giunti in America nel 1635, quindici anni dopo il celebre approdo della nave Mayflower che apriva la via ai nuovi coloni, retaggio mai rimosso dai ricordi di famiglia. Il padre, vicepresidente di una compagnia tessile, si era trasferito dal Quebec agli Stati Uniti per esigenze lavorative e a causa di alti e bassi economici sono numerosi i traslochi a cui costringe la famiglia nel corso degli anni. Annie – nei suoi romanzi alternerà la propria firma come E. A. Proulx o Annie Proulx – dopo aver frequentato varie scuole finisce col diplomarsi a Portland, nel Maine. È in questo periodo che conosce il suo primo marito.




Si laurea in Storia col massimo dei voti all’Università del Vermont e ottiene uno dei premi più prestigiosi assegnati agli studenti che raggiungono l’eccellenza, il “Phi Beta Kappa”. Frequenta a Montreal la Sir George Williams - la stessa del celebre Mordecai Richler, autore de La versione di Barney – dove consegue il Master. Nel 1975, nonostante gli studi impegnativi e la soddisfacente carriera universitaria, prende una decisione sorprendente: rinuncia al dottorato non reputando di essere in grado di dedicarsi alla carriera di insegnante. Poco male, la Concordia University (ex Sir G. Williams), le assegnerà il titolo ad honorem nel 1999. E l’essere stata addestrata – come lei dichiara in un’intervista – a ragionare come storica, si rivela determinante per il suo approccio alla scrittura durante tutta la sua carriera.

Annie vive senza schemi e convenzioni, è una donna indipendente e uno spirito libero. Si definisce prepotente, tenace, impaziente e irascibile. Si sposa e divorzia tre volte e alleva non senza difficoltà quattro figli. Ama andare a caccia, pescare, attraversare i fiumi in canoa e poiché ama il buon cibo frequenta una scuola di cucina per imparare a cucinare in maniera professionale. Poche cose ostacolano le sue aspirazioni e i suoi interessi. Non sente di avere radici in un posto in particolare e questo la porta a vivere in vari luoghi per periodi più o meno lunghi, spesso legati alle ricerche connesse alla stesura delle sue storie: Wyoming – dove vive per vent’anni e costruisce una casa che vende prontamente appena l’amore per quei luoghi si affievolisce –, Vermont, che abbandona a causa dell’insofferenza suscitata dallo sfruttamento della terra e dalla deforestazione, Texas, New Mexico. In ultimo nella Snoqualmie Valley nello Stato di Washington, che adora, ma da cui è quasi costretta a fuggire a causa dell’allergia all’albero di cedro rosso, che mina la sua salute.

Nel 1984 Annie fonda il giornale “Vershire Behind the Times”, attivo fino al 1986. Per guadagnarsi da vivere lavora come giornalista freelance, scrive manuali su argomenti di ogni genere: come preparare il sidro, come coltivare un orto, come destreggiarsi nei lavoretti di bricolage. E scrivendo su molteplici argomenti impara. Impara una montagna di cose che riversa nei romanzi. Trascorre lungo tempo presso archivi e biblioteche e acquista quantità enormi di libri su miti, costumi e tradizioni, per documentarsi. Fa tesoro dei consigli e degli insegnamenti della madre, abile pittrice, che le ha instillato il gusto dell’osservazione: ogni cosa e ogni persona incontrata possono regalare dettagli utili per capire il mondo e viverlo. Da una fila di formiche alla trama di un tessuto, da una smorfia sul volto di un uomo a un cielo in tempesta. Allo stesso modo, non solo i libri, ma anche i dipinti o semplici foto sui giornali le offrono le immagini utili a descrivere in maniera efficace e realistica paesaggi e personaggi. Scrive racconti su racconti e, finalmente, nel 1988 esordisce con la raccolta Heart songs and other stories. Negli anni successivi raccoglie materiale per scrivere il suo primo romanzo e dalle sue peregrinazioni nasce l’opera Cartoline dedicata alla famiglia Blood – un nome significativo – e in particolare al giovane Loyal. Racconta come le persone, anche nella condizione più dura e svantaggiata, cerchino con ogni mezzo a disposizione di resistere e lottare per conquistare un posto nel mondo. L’opera si aggiudica il PEN/Faulkner Award per la narrativa l’anno successivo. Il 1993 è l’anno in cui viene dato alle stampe il romanzo Avviso ai naviganti, scritto durante la sua permanenza a Terranova con il quale vince una serie di premi nei due anni a seguire, che culminano con il Premio Pulitzer per la narrativa. (Dal libro verrà tratto un film nel 2001 con la regia di Lasse Hallstrōm e attori del calibro di Kevin Spacey, Julianne Moore e Judi Dench). È la grande svolta nella sua carriera. Arrivano soldi e fama, interviste, incontri, il tempo per scrivere si riduce e Annie si dedica solo a brevi racconti. Almeno finché non si calmano le acque. Ciò che per molti è un sogno che si realizza per lei è quasi un fastidio.

Trascorre il 1994 in giro tra Canada e Stati Uniti per effettuare ricerche utili alla stesura di un nuovo romanzo che vedrà la luce nel 1997, si tratta de I crimini della fisarmonica. In Inghilterra l’opera ha grande successo e le assegnano l’Orange Prize. Ancora nel 1997 pubblica sul magazine “New Yorker” un altro racconto per cui ottiene riconoscimenti letterari e apprezzamento dal pubblico e da cui verrà tratto un film con la regia di Ang Lee – famosissimo e oggetto di critiche pruriginose in Italia – il conturbante Brokeback Mountain. Che in seguito verrà inserito nella raccolta Gente del Wyoming, pubblicata l’anno successivo. Ai racconti vengono assegnati diversi premi negli anni a seguire e infine il WILLA nel 2000, un riconoscimento conferito alle donne che attraverso le loro opere letterarie riescono a descrivere l’Ovest americano. Nel 2002 pubblica Quel vecchio asso nella manica, un romanzo ad ampio respiro e dalle tematiche attuali, che mette in luce la difficoltà dei giovani a trovare lavoro e i compromessi con cui devono fare i conti, spesso mettendo da parte la propria etica. Dal libro emerge l’attenzione verso l’ambiente, un tema ricorrente e imprescindibile, e la critica alle manomissioni che l’uomo attua per avidità. A fare da sfondo all’opera è il Texas, in cui il comune percorso tra le risorse sfruttate e lo sgretolamento delle famiglie e della comunità è evidente, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Una storia di crescita e redenzione di cui è protagonista uno dei personaggi più intensi e ben costruiti scaturiti dalla vena creativa della scrittrice.

Continua a ideare racconti, dedicandosi a una narrazione più contenuta, spesso scrivendo testi più lunghi che in seguito sottopone a tagli – anche se ammette che è più incline al processo inverso, brevi testi che è portata a rimpolpare percependone le carenze –, e nel 2004 e nel 2008 vengono pubblicate le raccolte intitolate Storie del Wyoming 2 e Storie del Wyoming 3. Il culmine del suo lavoro lo raggiunge con l’opera più impegnativa e vasta a cui ha dedicato anni e anni di ricerca: Pelle di corteccia. Ancora l’ambiente, ancora l’intervento dell’uomo, i cambiamenti climatici sono il punto focale della narrazione. Centinaia i libri letti, pertinenti a tradizioni, cultura, paesaggi e mutamenti naturali del Nord America. Buona parte rivenduta al termine della stesura del romanzo, altri custoditi nella sua collezione personale. Un testo che raccoglie temi e letture di una vita, espressione della capacità narrativa e descrittiva dell’autrice. Abituata a vivere nel presente e nel passato, grazie alla facilità con cui riesce a immedesimarsi in altre epoche, una seconda natura che le permette di vivere sospesa fuori dal tempo. E immergersi del tutto nelle storie che narra. Il sole che filtra tra i rami degli alberi è uno dei primi ricordi di bambina e le foreste sono da sempre le immagini che anche l’ascolto di un brano di musica classica le riporta alla mente. Ogni suo romanzo non è solo una storia di cui ha avuto l’ispirazione, bensì una storia che ha sentito la necessità di narrare e la cura con cui lo ha fatto ancora oggi le permette di ricevere lettere e testimonianze di ammirazione da chi quelle terre le ha abitate e quelle storie le conosce come retaggio familiare.

Annie Proulx è senza dubbio una delle autrici più appassionanti per chi ama la vastità selvaggia dei territori americani, le insormontabili contraddizioni culturali, il rapporto viscerale con la terra, i cowboys, l’impulsività e l’orgoglio di un popolo che è un miscuglio spesso esplosivo di identità e tradizioni. Non è una scrittura indulgente la sua, ma chiara e diretta, mostra la vita in tutta la sua durezza, in modo efficace e scrollando dalle pagine sentimentalismo e pregiudizi. Leggerla è un’esperienza unica. Provatela.

I LIBRI DI ANNIE PROULX



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