Douglas Adams: da Cambridge al termine dell’Universo… in autostop!

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Nell’estate del 1971 sono tanti i ragazzi inglesi squattrinati ed avventurosi che girano l’Europa in autostop. Uno di questi è un giovane allampanato che con i suoi quasi due metri d’altezza non rischia certo di passare inosservato; si chiama Douglas Adams, ed una sera, dalle parti di Innsbruck, dopo un paio di birre, si ferma in un campo, e resta col naso per aria a guardar le stelle; in tasca ha una copia della Hitch-hicker’s Guide to Europe (Guida all’Europa per autostoppisti) di Ken Welsh: “Qualcuno dovrebbe scrivere questo libro in una scala più grande”, pensa. “Se ne esistesse una versione dell’intera Galassia partirei subito!”. Quel pensiero dura solo un attimo; resta lì, sepolto in un angolo della sua mente, da cui riemergerà sei anni dopo, per dare il nome ad un programma radiofonico e ad una serie di libri destinati a divenire una pietra miliare nel panorama della fantascienza ed un caposaldo di quel filone noto come “fantascienza umoristica”.




Douglas Noël Adams nasce a Cambridge nel 1952, da Janet, infermiera, e Christopher, da cui avrebbe ereditato il talento per i molti interessi e gli svariati mestieri; subito dopo la sua nascita la famiglia lascia Cambridge per difficoltà economiche e si trasferisce alla periferia di Londra; i genitori finiscono col divorziare, e Douglas, a 5 anni, assieme alla sorella minore, segue la madre che gestisce un rifugio per animali malati a Brentwood, nell’Essex. Ha 12 anni quando inizia a cimentarsi con la scrittura e a vendere racconti brevissimi ad “Eagle”, una rivista a fumetti. Frequenta la Brentwood School ove viene seguito dall’insegnante Frank Halford che tiene un corso di scrittura e composizione; anni dopo Adams dirà: “Quando mi capita di attraversare una buia notte dell’anima, e vengo assalito dal dubbio di poter continuare a fare lo scrittore, non penso al fatto di aver pubblicato bestseller o di ricevere cospicui anticipi dagli editori, ma che una volta Frank Halford mi diede dieci per una storia, e che quindi, evidentemente, so scrivere”.

Alla fine degli anni ’60 la BBC manda in onda il Monty Python Flying Circus: Douglas resta folgorato da quella comicità surreale, folle ed irriverente: “Avrei voluto essere John Cleese, ma il posto era stato già assegnato”, dirà tempo dopo, scherzando ma non troppo. Nel 1971 inizia a frequentare i corsi di letteratura inglese presso il St John College di Cambridge, e l’anno dopo riesce ad entrare nei Footlights, rinomato club di arte drammatica, vera e propria fucina che aveva visto gli esordi sul palco di molti degli attori di punta del panorama teatrale inglese; assieme a due amici, Will Adams e Martin Smith, costituisce il trio “Adams Smith Adams” con cui scrive e rappresenta commedie scolastiche e testi improntati allo stile dei Python. Al termine del college si ritrova con un diploma in letteratura inglese e la voglia di continuare a cimentarsi con soggetti e sceneggiature. Nel 1974 anche il “Circo volante” dei Monty Python - a cui Adams aveva marginalmente contribuito come autore e come comparsa in un paio di sketch nella stagione conclusiva - giunge al termine, ma uno dei membri, Graham Chapman, per lui un vero e proprio idolo, gli propone di iniziare una collaborazione per creare nuovi soggetti per show televisivi; per un anno e mezzo i due condividono idee e memorabili bevute in giro per i pub, ma l’unico progetto che riescono in qualche modo a concretizzare è Out of the Trees, uno spettacolo destinato a non andare oltre la puntata pilota. In attesa di dare una svolta alla sua vita ed alla sua carriera, Adams scrive ancora per i Footlights e per la radio, ma per pagare i conti è costretto ad accettare i lavori più disparati (farà anche da guardia del corpo alla famiglia di uno sceicco arabo); è il 1977 e Douglas, in preda allo sconforto e col conto in rosso, torna a vivere da sua madre, convinto di doversi cercare un lavoro decente e rinunciare ad ogni velleità di scrittura. L’incontro con Simon Brett, un produttore della BBC, è una sorta di ultima spiaggia: Adams gli sottopone un soggetto in cui fantascienza, humour britannico, surrealismo comico alla Monty Python si fondono; Brett ci vede del potenziale, e dà l’ok per la realizzazione di un programma radiofonico. Serve un titolo: a Douglas torna in mente la notte passata nel prato di Innsbruck a contemplare il cielo stellato; l’8 marzo 1978 l’emittente “BBC Radio 4” trasmette il primo episodio della Guida galattica per gli autostoppisti; puntata dopo puntata la serie conquista un numero sempre maggiore di ascoltatori e diviene in breve un vero e proprio cult: sull’onda del successo Adams scriverà nel giro di pochi anni il primo libro della saga, adattamento dei primi quattro episodi della serie radiofonica, le sceneggiature per uno spettacolo teatrale, per una seconda serie radiofonica e per la prima serie televisiva: il pubblico scopre e si innamora di una fantascienza profondamente diversa da quella di Guerre Stellari o Incontri ravvicinati del terzo tipo, permeata da personaggi improbabili ed antieroi che vivono situazioni grottesche, con risvolti umoristici che rimandano alla vita quotidiana ed alle sue ossessioni, costruita su una narrazione a volte caotica, ma piena di trovate folli, che strappa risate e regala sorrisi velati di malinconia e geniali giravolte nel nonsense.

Il libro è un successo clamoroso: in appena tre mesi vende 250.000 copie e Douglas Adams si ritrova ad essere autore di un bestseller in vetta alle classifiche. Seguiranno altri quattro volumi:Ristorante al termine dell’Universo, La Vita, l’Universo e tutto quanto, Addio, e grazie per tutto il pesce e Praticamente innocuo, che chiude su inattese note di tristezza e drammaticità la serie: spinto anche dai numerosi fans delusi, si riprometterà per anni di riprendere in mano i personaggi della saga e scrivere un ultimo volume con un finale più in linea con le atmosfere e lo spirito generale dell’opera. Non riuscirà mai a concretizzare il progetto, che troverà una inaspettata conclusione nel 2009, nel trentennale della pubblicazione del primo libro della saga, quando Eoin Colfer verrà chiamato a scrivere E un’altra cosa…, il capitolo di commiato definitivo.

Mentre è ancora al lavoro sugli episodi della serie radiofonica della Guida galattica per gli autostoppisti viene coinvolto nell’editing delle sceneggiature di una serie mito della televisione: firma tre soggetti per Doctor Who; due vedono la luce subito, The pirate planet e City of death; il terzo, destinato a costituire il finale della diciassettesima stagione, non viene trasmesso per uno sciopero dei lavoratori della BBC; il materiale girato verrà integrato con sequenze animate e pubblicato solo nel 2017 con il nome originale Shada; Adams ne riprenderà alcuni elementi nel primo romanzo che porterà a termine al di fuori della serie della Guida, Dirk Gently, agenzia investigativa olistica. Il sequel, La lunga oscura pausa caffè dell’anima, arriva subito dopo e viene dedicato a Jane Belson, sua compagna da tempo, che sposerà nel 1991.

Oltre alla scrittura, Adams si cimenta con successo anche in altri settori: fanatico di computer ed informatica, viene direttamente coinvolto nella progettazione di videogiochi (Starship Titanic, Bureaucracy, Labirynth, oltre a quelli basati sulla Guida galattica per gli autostoppisti) e precorre la nascita di Wikipedia lanciando il sito www.h2g2.com (The Hitchhicker’s Guide to the Galaxy: Earth Edition), pensato come una banca dati aperta alla consultazione ed alla contribuzione di chiunque avesse a disposizione una connessione alla rete. La sua passione per la musica gli schiude le porte di un palco d’eccezione: in occasione del suo quarantaduesimo compleanno si ritrova ad Earls Court a suonare impeccabilmente la chitarra su Brain Damage ed Eclipse con i Pink Floyd; David Gilmour e soci gli stanno in realtà restituendo un favore: Adams aveva suggerito alla band di usare il titolo The division bell per quello che sarebbe stato il loro penultimo album in studio, utilizzando i versi del brano High hopes, in cambio di un assegno devoluto a Save the Rhyno International, organizzazione in difesa dei rinoceronti. Quella per la biologia e l’ecologia è l’ultima delle sue vocazioni, scoperta dopo la realizzazione, assieme allo zoologo Mark Carwardine, di una serie di reportage alla ricerca di specie sull’orlo dell’estinzione, da cui nascerà quello che dichiarerà di considerare il più importante dei suoi libri, L’ultima occasione, ed un attivo, militante impegno verso progetti di salvaguardia ambientale.

Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla travagliata trasposizione sul grande schermo della Guida galattica per gli autostoppisti, trasferendosi negli Stati Uniti, a Santa Barbara, in Californa. Non assisterà mai alla prima del film: un infarto porrà termine alla sua vita l’11 maggio del 2001; quando la pellicola uscirà, quattro anni dopo, diverrà una sorta di tributo che vedrà coinvolti Martin Freeman, Zooey Deschanel, Sam Rockwell, Mos Def, John Malkovich, con la partecipazione di Alan Rickman, Stephen Fry ed Helen Mirren; nonostante il cast ed il budget il film non riuscirà a riscuotere il plauso unanime di critica e pubblico. Ogni anno, dal 2001, i fan dedicano il proprio tributo a Douglas Adams ed alla sua opera festeggiando il 25 maggio il towel day, ovvero il “giorno dell’asciugamano”, nel corso del quale in tutto il mondo vengono celebrate iniziative in ricordo dell’autore; per farsene un’idea basta andare a fare un giro sul sito dedicato (www.towelday.org). Prendervi parte è semplice: basta portare con sé un asciugamano - l’oggetto, secondo la Guida, più utile per ogni autostoppista galattico!

I LIBRI DI DOUGLAS ADAMS



 

 

 

 
 
 
 
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