Essere o non essere William Shakespeare

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Stratford-upon-Avon è una fredda e piovosa cittadina delle Midlands che oggi conta poco meno di trentamila anime. Un luogo come molti altri, senza niente di particolare che lo distingua dallo stereotipo che da sempre accompagna la grigia terra inglese. Nessuno la conoscerebbe se non avesse dato i natali al più grande e famoso scrittore di ogni tempo, William Shakespeare.

Nato nel 1564, terzogenito del conciatore e piccolo proprietario John Shakespeare, William fu battezzato il 26 aprile. La sua data di nascita (non documentata ufficialmente) secondo la tradizione è il 23 aprile, giorno in cui tra l’altro si festeggia san Giorgio, patrono d’Inghilterra. La sua formazione avvenne presso la King’s New School, dove apprese il latino, ma non risulta che abbia proseguito gli studi, e non frequentò mai l’università per le difficoltà economiche in cui versava la sua famiglia. Ebbe, quindi, un’educazione a malapena sufficiente, se non addirittura mediocre. Nel 1582 sposò Anne Hathaway, otto anni più anziana, da cui ebbe la primogenita Susanna un anno dopo, mentre i gemelli Hamnet e Judith vennero alla luce nel 1585.




I suoi testi non teatrali più rilevanti sono i poemetti Venere e Adone del 1593 e Il ratto di Lucrezia del 1594, scritti durante un periodo di chiusura dei teatri deciso per l’infuriare di un’epidemia di peste. Nel 1609 furono pubblicati, probabilmente a sua insaputa e senza il suo consenso, i celebri Sonetti, che cercano di emulare lo stile petrarchesco e sono dedicati al suo mecenate. Successivamente Shakespeare, che in origine aspirava a diventare poeta laureato, si rese conto che non lo sarebbe mai diventato, e si diede al teatro con maggiore convinzione prima come attore e poi come drammaturgo. Per ironia della sorte il teatro, scelto come ripiego rispetto alla poesia e ai suoi “allori”, divenne la forma perfetta per produrre una poesia elevatissima. Superati da poco i cinquant’anni, Shakespeare morì nel 1616. È stato un poeta eclettico e versatile, l’inventore del teatro occidentale moderno, un genio ancora oggi insuperato che ci ha regalato oltre trenta opere fra tragedie e commedie, eccellendo ugualmente nei due generi e giungendo già in vita a una fama e a un successo incredibili.

La presunta data di morte è il 23 aprile, seguendo il calendario giuliano allora in uso, ma l’identità del genio di Stratford ancora oggi è un enorme punto interrogativo. Chi era William Shakespeare? O addirittura: è realmente esistito? Ha scritto tutte le sue opere o solo una piccola parte di esse? E se fosse stato un prestanome per autori che non volevano “metterci la faccia”? Possono sembrare domande prive di senso e campate in aria, ma così non è se pensiamo che dopo così tanto tempo le diatribe non si sono affatto sopite. Vediamo allora su quali ragioni poggiano i dubbi degli studiosi. Come da secoli imperversa la questione omerica, con filologi e critici di tutto il mondo che avanzano supposizioni sull’identità dell’autore di Iliade e Odissea (sempre ammesso che siano entrambe opera di un solo individuo), così esiste da ormai diverso tempo anche una questione shakespeariana. Come mai? Innanzitutto perché di Shakespeare abbiamo pochissime notizie. Abbiamo a malapena i registri delle chiese in cui furono celebrati il suo battesimo e il suo funerale, e poi ovviamente i registri sui quali venivano depositati i testi teatrali. Addirittura l’autore sembra sparire del tutto nei sette anni prima del 1592, eppure si tratta di anni cruciali, che risultano ciononostante avvolti dal buio più impenetrabile. Per il resto, nessuna traccia, nemmeno una lettera autografa scritta di suo pugno. Da qui l’impossibilità di avere la certezza che abbia composto le opere che recano la sua firma. Molti sono arrivati a supporre che Shakespeare fosse solo un impresario, che quindi procacciava i testi per la sua compagnia e metteva su gli spettacoli, senza essere un genio creativo. Ma c’è dell’altro: come può un uomo di livello culturale mediocre, pressoché illetterato stando ad alcune testimonianze ingenerose, comporre capolavori sorprendenti dal punto di vista narratologico e ricchissimi dal punto di vista linguistico? Le tragedie e le commedie infatti contengono decine di migliaia di vocaboli diversi, un lessico sterminato, senza considerare che l’autore rivela una profonda conoscenza di lingue straniere come francese e italiano. Questo argomento di solito viene attaccato sostenendo che non si può affermare con certezza che Shakespeare non abbia studiato successivamente, presso una scuola o più probabilmente come autodidatta. Questa era infatti una prassi diffusa all’epoca di Shakespeare, basti pensare al suo coevo Ben Jonson, che con una formazione quasi assente riuscì a divenire poeta di corte. Un’argomentazione che ci può stare, ma che appare come minimo forzata.

È interessante notare come, a un certo punto delle nostre indagini sul Bardo, non solo la sua figura diventi sfuggevole, ma subisca quasi uno sdoppiamento. Sembra di essere ne La commedia degli errori, ma ai due Antifolo sostituiamo i due Shakespeare. Nei registri delle opere, infatti, appare talvolta come “Shakespeare” e talvolta come “Shake-speare”, e le due differenti versioni si equivalgono per numero di apparizioni. Inoltre a Stratford esisteva un individuo di nome William (o Will) Shagsper. Non possiamo sapere se questa sia una storpiatura, una versione equivalente o se si trattasse di un’altra persona, cosa assai improbabile. Il singolare trattino presente in “Shake-speare” sembrerebbe piuttosto connotare il cognome come uno pseudonimo, un nome di penna, forse proprio dello stesso Will Shagsper. Quindi ci ritroviamo con Will Shagsper di Stratford e William Shakespeare o Shake-speare attivo come autore a Londra e comproprietario del Globe Theatre.

A chi attribuire allora le splendide pietre miliari che ci sono state tramandate sotto questo nome leggendario? I nomi più gettonati sono principalmente quattro: il filosofo e cultore del teatro Francis Bacon, l’autore Christopher Marlowe, il conte di Oxford Edward De Vere e il conte di Derby William Stanley. Come si nota subito, si tratta di personaggi di cultura elevatissima o nobili. In effetti nelle tragedie e commedie di Shakespeare c’è traccia di una conoscenza molto ampia del mondo giuridico, della prassi politica e delle dinamiche di corte che un borghese non poteva conoscere così bene. In più, all’epoca il teatro era un mondo di basso livello, vicino per certi aspetti a quello della prostituzione, per cui un nobile non poteva permettersi di figurare come autore per difendere la sua reputazione. Bacon non si occupò mai direttamente di teatro, Marlowe morì nel 1593 e De Vere morì nel 1603,anche se proprio il conte di Oxford in passato è stato l’indiziato numero uno per l’attribuzione delle opere. Di certo Will di Stratford non coincide del tutto con lo Shakespeare autore, perché non avrebbe potuto mai scrivere da solo.

Ma c’è un’altra strada. In molti capolavori shakespeariani ci sono riferimenti particolareggiati alla realtà italiana: qualche esempio su tutti, Verona in Romeo e Giulietta, Venezia in Otello e Il mercante di Venezia. Per spiegare queste conoscenze così approfondite, molti accademici iniziarono a indagare su presunti legami fra l’autore e le comunità di italiani in terra inglese. È qui che entra in gioco John Florio. Si tratta di un inglese figlio dell’esule italiano Michelangelo. Secondo gli studi più recenti, ad opera ad esempio di Paladino, le rappresentazioni si basavano su testi di Michelangelo, tradotti e perfezionati da John in inglese con l’aiuto dell’attore William Shakespeare. Il cognome della madre di Florio, secondo alcuni, era Crollalanza, che tradotto dà qualcosa di molto simile a Shakespeare. Chi era allora William Shakespeare? Probabilmente il nome che cela l’attività comune di Florio e dell’attore Will Shagsper.

Per i quattrocento anni della sua morte che ricorrono in questi giorni le celebrazioni saranno in grande stile, con attività in tutto il mondo promosse dal British Council, rappresentazioni come Amleto con Benedict Cumberbatch e saggi di anglisti di grido come Laurie Maguire ed Emma Smith che ripercorrono curiosità, luoghi comuni e leggende sul drammaturgo inglese. Quel che è certo è che la questione, a meno di nuove scoperte, è tutt’altro che chiusa, e accademici di tutto il mondo continueranno ad azzuffarsi sulla tomba di quello che identifichiamo come William Shakespeare, indagando sulla sua identità e sulla sua incredibile storia.


I LIBRI DI WILLIAM SHAKESPEARE


 

 

 
 
 
 
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