Ivan Sergeevič Turgenev

Ivan Turgenev
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"La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro".





Ivan Sergeevič Turgenev, secondo figlio di Sergej Nikolaevič, ufficiale di cavalleria degli ussari di antica famiglia nobile decaduta, e di Varvara Petrovna Lutovinova, ricca proprietaria di terre e di molti servi della gleba, nacque a Orel, nell’omonima provincia nel sud della Russia, il 9 novembre 1818 (28 ottobre secondo il calendario giuliano ancora in vigore a quel tempo). Suo padre, donnaiolo cronico, morì quando lui aveva quindici anni e l’educazione sua e di suo fratello restò affidata alla madre, donna dispotica e inflessibile che li picchiava spesso; pure – scriverà in seguito Ivan – lei desiderava disperatamente solo di essere amata. L’istruzione dei due ragazzi nei primi anni fu disordinata e confusa  ma presto fu evidente l’innata passione di Ivan per la lettura. All’età di dodici anni fu messo in collegio a Mosca, l’Università la frequentò a San Pietroburgo, specializzandosi in studi classici, letteratura russa e filologia. Nel 1838 a Berlino studiò filosofia, soprattutto Hegel. Colpito dalla accentuata modernità della società occidentale, al suo ritorno in Russia si legò ai circoli progressisti, convinto che il suo Paese potesse progredire imitando l’Occidente, abolendo istituzioni anacronistiche come la servitù della gleba. Turgenev divenne celebre con Bozzetti di un cacciatore, conosciuto anche col titolo Memorie di un cacciatore, raccolta di racconti ispirati alle battute di caccia nella tenuta materna di Spasskoye, pubblicata in forma unitaria  nel 1852. Il successo dipese non soltanto dall’abile descrizione della campagna e dei contadini russi, ma anche dal fatto che molti vi videro un atto di accusa contro la servitù della gleba. Pare anzi che con quest’opera Turgenev abbia contribuito alla decisione dello zar Alessandro II di abolirla. La tenuta di Spasskoye ebbe per il giovane Turgenev valore contrastante: allo stesso tempo era simbolo della nobiltà nella Russia rurale e della ingiustizia innata nella condizione servile dei contadini. Sempre nel 1852 fu confinato nella tenuta a causa del celebre necrologio in onore di Gogol’  sulla Gazzetta di San Pietroburgo: la censura ritenne le sue parole una forma di idolatria e ne proibì la pubblicazione ma Turgenev  ignorò il divieto e fu condannato ad un mese di carcere e quindi a due anni di esilio. Pare, in realtà, che quella del necrologio fosse solo una scusa e che fosse inviso proprio per la sua critica della servitù della gleba e la condanna della brutalità dei proprietari terrieri. Dopo l’esilio si ritrovò ricco in seguito alla morte della madre, lasciò la Russia  e si stabilì a Parigi presso la famiglia Viardot. Proprio con la nota cantante Pauline Garcia Viardot, conosciuta anni prima, lui ebbe una lunghissima relazione sentimentale solitamente ritenuta platonica; in realtà alcune lettere suggeriscono decisamente una maggiore intimità pur descrivendolo sempre come un ammiratore appassionato e devoto. Turgenev non si sposò mai ma nel 1842 aveva avuto una figlia illegittima da una domestica della tenuta materna, la cui educazione pare venne affidata proprio alla Viardot. A Parigi frequentò diversi intellettuali ma si legò particolarmente a Gustave Flaubert. Alto, imponente, dalle ampie spalle, Turgenev era tuttavia d’indole mite, timido, riservato, pacato e generoso: pare abbia anche tirato fuori dai guai Tolstoj e Dostoevskj, entrambi indebitatisi a causa del gioco d’azzardo. Con questi due grandi contemporanei condivise a volte temi simili, ma non le preoccupazioni morali e religiose. In oltre a differenza loro non credeva che la letteratura dovesse fornire risposte alle domande della vita; nei suoi romanzi infatti la centralità è sempre destinata ai personaggi e alle situazioni in cui si muovono. Nei suoi numerosi viaggi ebbe l’occasione di visitare anche l’Inghilterra dove, ad Oxford, nel 1879 ricevette la laurea ad honorem in legge. Durante uno di questi viaggi il mezzo sul quale viaggiava prese fuoco e si diffusero voci fin in Russia di una sua reazione da codardo. Da questo episodio lui trasse ispirazione per il racconto Un incendio in mare. Padri e figli del 1862 è considerato il suo capolavoro e uno di quelli della narrativa del XIX secolo per l’analisi della struttura della famiglia russa. I critici russi contemporanei invece non lo apprezzarono e le aspre critiche amareggiarono Turgenev a tal punto che ridusse moltissimo la sua attività letteraria. Morì a Bougival, vicino Parigi, il 3 settembre 1883. Le sue spoglie riposano a San Pietroburgo. Sul letto di morte volle scrivere poche righe a Tolstoj per rinnovargli la sua ammirazione ed esortarlo a tornare alla sua attività letteraria. Alcune curiosità. Basato su un suo racconto nel 1976 è stato allestito un balletto in un tempo da Sir Friederick Ashton. L’asteroide 3323 scoperto nel 1979 porta il suo nome. Nel 1937 Sergej Ėjzenštejn diresse un film tratto da una sua opera, Il prato di Bežin, pellicola nota per essere stata semidistrutta prima di essere terminata. Alla fine il celebre regista decisa di eliminare tutti i riferimenti allo scritto di Turgenev tranne il titolo.

I libri di Ivan Sergeevič Turgenev



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