J.T. Leroy/Laura Albert

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"Ogni tanto un camionista veniva a sedersi alla tavola calda e si vantava di aver conciato per le feste un marchettaro frocetto. Non si accorgevano di come intorno a loro si facesse improvvisamente silenzio".




Jeremiah LeRoy nasce il giorno di Halloween del 1980 in un paesino del West Virginia. J. sta per Jeremiah, T. per Terminator, il nickname che utilizza da sempre su internet. La madre di J.T., Sarah, nel 1980 ha 14 anni e vorrebbe abortire. Il padre di J.T., in trip con la Bibbia, lo impedisce. Appena nato, il bambino viene dato in affidamento ad una famiglia adottiva in quanto la madre è ritenuta "inadatta al ruolo di genitore". I primi 4 anni di vita di J.T. passano sereni e tranquilli in una famiglia tutto sommato ‘normale’. Appena maggiorenne, Sarah fa causa alla famiglia adottiva, la vince e si riprende J.T.: una prostituta adolescente tossica e un bambino biondo iniziano una strana, terribile vita insieme fatta di fughe, amore, violenze, vestiti da femminuccia, ‘zii’ arrapati e povertà. Dieci anni volano via, e cambiano J.T. per sempre. A 14 anni è a San Francisco, Sarah se ne è andata chissà dove per ‘fare l’attrice’ e lui batte il marciapiede. Incoraggiato dallo psicanalista Terrance Owens, che lavora in un centro di assistenza per homeless ed emarginati molto attivo nelle zone di San Francisco frequentate dai ragazzi di vita, J.T. inizia a scrivere del suo passato, dei suoi sogni, delle sue paure. Owens mostra i foglietti pieni di scrittura fitta fitta ad un suo vicino di casa che fa l’agente editoriale, e miracolo: dopo qualche tempo esce Sarah, libro terribile e magico al tempo stesso, non solo crudo realismo ma talento cristallino. La ruota della vita gira, ora J.T. è vezzeggiato dalla critica, adorato dalle pop star (i Garbage scrivono addirittura una canzone, su di lui, "Cherry Lips"), sponsorizzato da grandi nomi della cultura americana come Dennis Cooper, Tom Waits e Suzanne Vega. Il bambino travestito da bambina ora è (anche) un fenomeno mediatico. Un po’ elephant man un po’ Peter Pan, viene portato in trionfo come si faceva nel Medioevo con certi bambini sacri: tutti si spintonano, sgomitano per toccarlo, come se la sua pelle di latte avesse virtù taumaturgiche, come se con la sua infanzia di droga, sesso e violenza avesse preso sulle sue spalle tutti i peccati del mondo, purificando gli altri. J.T. Leroy è l’agnello di Dio, e fa anche chic, che non guasta mai. Certo, qualche amicizia sincera c’è, persone che hanno veramente a cuore il destino del ‘sempre piccolo’ J.T., però accanto ai rapporti veri viaggia anche una strana febbre da parte del nostro Terminator, che forse per un comprensibilissimo bisogno d’affetto e per la paura dell’abbandono, sembra sempre compulsivamente a caccia di amici vip (e di gente comune, a dir la verità). Ma nel 2004, qualcosa comincia a cambiare. J.T. ha un ricco contratto per un terzo romanzo, ma apparentemente non sta scrivendo nulla se non articoli per le riviste di mezzo mondo. Si susseguono gli incontri pubblici, ai quali si presenta con occhialoni neri e lunghi capelli biondi, dice poche parole con voce tremante e stentorea, circondato dai testimonial di turno. Ben più spigliate le performance musicali con la band Thistle, nella quale militano rispettivamente come cantante e chitarrista gli assistenti sociali con i quali J.T. convive, Emily Frasier detta Speedie e suo marito Astor. Il manager letterario di J.T., Ira Silverberg, inizia a preoccuparsi: "Torna alla scrittura ragazzo, e lascia perdere lo star system, la mondanità e quelli che ti ronzano intorno solo perché sei famoso" è il discorsetto che più o meno quotidianamente ripete al giovane scrittore. Da più parti (memorabile in tal senso una furiosa scenata da parte dell'attrice Carrie Fisher) giungono critiche sull'invadenza di Emily/Speedie, immancabile al fianco di J.T. e che spesso addirittura si permette di rispondere alle domande dei giornalisti al posto suo. Ormai praticamente tutti pensano che il povero, fragile, malato J.T. sia ostaggio di una famiglia che ne sfrutta la popolarità per il proprio tornaconto. Finché sul New York Times non scoppia la bomba: J.T. Leroy non esiste. Si tratta di una ingegnosa macchinazione messa in atto da tale Laura Albert (Emily/Speedie, avete indovinato), del suo compagno Geoffrey Knoop (il devoto maritino rock Astor) e della sorella di lui, Savannah Knoop. Il 'ragazzo' biondo dietro gli occhiali neri è proprio Savannah. La Albert viene da anni di disturbi alimentari, aspirazioni da diva del rock frustrate, nottate passate a lavorare come centralinista porno. Negli anni 90 le viene affidato il compito di recensire siti porno per un magazine on-line, e questo le fa tornare la vecchia passione per la scrittura. Nasce il primo nucleo del romanzo che diventerà Sarah: Laura contatta per telefono lo scrittore Dennis Cooper e fingendosi J.T. inizia con lui un assiduo rapporto telefonico. Cooper dispensa consigli, trucchi del mestiere, suggerimenti, raccomandazioni presso l'entourage letterario. Il ragazzo viene indirizzato allo psichiatra Terrance Owens, con il quale viene fissato un appuntamento: la Albert è nel panico, come fare? Viene assoldato un vero teenager prostituto, che fa finta di essere J.T. con il medico e gli consegna il manoscritto di Sarah. Il resto è la storia che abbiamo narrato all'inizio: nasce il mito di J.T. Leroy, e Laura e Geoffrey sono costretti ad 'arruolare' la cicciottella sorella minore di lui per impersonare lo scrittore maledetto. Lo show sta per cominciare... E ora che lo show è finito, cosa rimane? Rimangono tre libri (dei quali almeno due ottimi, peraltro), un caso mediatico dalle notevoli implicazioni, qualche testimonial dal cuore infranto, un film di non grande successo né eccelsa qualità, e qualcosa che non sai se è malinconia, rimpianto, sollievo o nostalgia canaglia.


I libri di J.T. Leroy



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