Le straordinarie avventure di Andrea Pazienza

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“Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza. Dal ‘76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile Frigidaire. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista che io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli. Morirò il sei gennaio 1984”. Così diceva ‒ tra il serio e il faceto ‒ Andrea Pazienza nel 1981 in una intervista al quotidiano “Paese Sera”. Aveva voglia di provocare, voleva stupire il suo interlocutore e i lettori. Ma non sapeva che stava sbagliando solo di quattro anni.




Paz infatti, come era soprannominato, è morto a 32 anni nella notte del 16 giugno 1988, ucciso ‒ anche se la causa della morte non è mai stata confermata ufficialmente ‒ da un’overdose di eroina. Sua moglie Marianna raccontò allora che Andrea si era chiuso nel bagno della loro abitazione durante la notte e quando lei – non vedendolo tornare a letto – era andato a cercarlo, lo aveva trovato a terra morto. Una fine così prematura e triste, malgrado fossimo negli anni in cui l’eroina faceva strage tra i più giovani, destò un grande cordoglio. Pier Vittorio Tondelli scrisse: “È questo che la morte di Andrea mi mette davanti, spietatamente: il lato negativo di una cultura e di una generazione che non ha mai, realmente, creduto a niente se non nella propria dannazione... Andrea è morto come uno dei tantissimi suoi coetanei, come uno di quei ragazzi che meglio di ogni altro aveva interpretato e saputo raccontare. In tutto questo c’è, a mio parere, una grandezza straordinaria, anche se costruita sulle miserie del quotidiano e una coerenza che solo gli ipocriti possono biasimare”.

Andrea Pazienza era nato a San Benedetto Del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, il 23 maggio del 1956. Il padre Enrico Pazienza insegnava Educazione artistica e la madre Giuliana Di Cretico Educazione tecnica. Sin da piccolissimo, mostrò un innaturale talento per il disegno. Racconta la madre in una intervista concessa a “Minima&Moralia” qualche anno fa: “È stato un bambino particolare: ha cominciato a parlare tardi. A parte mamma e papà, le prime parole sono state catta e bia, carta e matita. Un giorno fece il disegno di un orso e noi sbalorditi gli chiedemmo: ma che cos’è? Orso!, ha risposto lui. Aveva diciotto mesi. Poi ha cominciato a scrivere. Scriveva e disegnava nello stesso momento. Mi accorgevo che spesso rideva da solo con il foglio davanti. Si divertiva per quello che stava inventando”. A 12 anni i Pazienza si trasferirono a Pescara. Qui Andrea realizzò i primi fumetti e i primi dipinti, conobbe il grande amico Tanino Liberatore e soprattutto diventò, giovanissimo, contitolare della galleria d’arte “Convergenze”, frequentata da pittori e intellettuali della città abruzzese.

È il 1974 quando Andrea arriva a Bologna per frequentare il DAMS (non completerà mai gli studi: sull’argomento amava raccontare di non avere avuto il coraggio di dare l’esame di Estetica con il professor Umberto Eco). Qui vivrà dieci anni, i dieci anni decisivi della sua vita e della sua carriera: è la stagione del Movimento studentesco, del Settantasette, di Radio Alice, delle case occupate. A Bologna conosce Filippo Scozzari, che con Pazienza lavorerà a “Cannibale”, “Il Male”, “Frigidaire”. A Bologna conosce l’eroina. A Bologna ambienta Zanardi, Pompeo e tante vignette e illustrazioni. L’Italia si accorge di lui nel 1977, quando la rivista “Alter Alter” pubblica Le straordinarie avventure di Pentothal, un successo strepitoso che lo proietta in pochi giorni nel ruolo di idolo, cantore e simbolo di una intera generazione.

Ormai famosissimo, viene coinvolto in collaborazioni di ogni genere: pubblicità, locandine, calendari, dischi… Tutti vogliono un disegno di Andrea Pazienza e lui non rifiuta nessuna proposta, ha un continuo bisogno di soldi per la dipendenza da eroina. Disegna senza stancarsi mai, pubblica fumetti di grande successo, persino uno sul Presidente Pertini. Inizia anche ad insegnare alla “Libera università di Alcatraz” coordinata da Jacopo Fo, poi a Bologna alla scuola del fumetto “Zio Feininger” dove tiene lezione insieme a Igort, Daniele Brolli, Magnus, Lorenzo Mattotti, Silvio Cadelo e tanti altri. Nel settembre 1984 lascia Bologna per trasferirsi a Montepulciano, in provincia di Siena. A Roma, nel giugno del 1985, conosce Marina Comandini, che nel 1986 diventa sua moglie e si trasferisce in Toscana con lui. Ormai la tossicodipendenza domina quasi interamente la sua vita, divisa tra eroina e disegno, fino al terribile epilogo che abbiamo già raccontato. La fiamma di Andrea Pazienza è bruciata troppo in fretta e troppo intensamente, ma non è stata dimenticata.

I LIBRI DI ANDREA PAZIENZA



 

 

 

 
 
 
 
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