Paul Auster

Paul Auster
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"Scrivere non è un atto di libera scelta per me, è una questione di sopravvivenza".

Nato nel 1947 a Newark in una famiglia di ebrei benestanti di origini polacche, Paul Auster cresce nei sobborghi di Orange e Maplewood. In un’intervista ha raccontato che la sua scelta di fare lo scrittore è in qualche modo legata ad un aneddoto risalente a quando aveva 8 anni: si trovava con il padre ad una partita di baseball ed ebbe occasione di conoscere personalmente Willie Mays, il giocatore più noto dell’epoca. Davanti alla richiesta di un autografo, Mays chiese ad Auster una penna ma quest’ultimo ne era sprovvisto e per questo tornò a casa a mani vuote. “Da allora porto sempre con me una penna”. Le radici del cammino di scrittore di Auster affondano in realtà, più concretamente, nella grande casa che i genitori acquistarono nel 1954, dove il giovane Paul trovò numerose casse di libri lasciate da uno zio girovago che aveva viaggiato in tutta Europa: Paul iniziò a leggere entusiasticamente di tutto, si appassionò alla letteratura e a dodici anni iniziò a comporre le prime poesie. L’anno del suo diploma è quello in cui la famiglia si smembra: i genitori divorziano e Paul e la sorella vanno a vivere con la madre. Il ragazzo non assiste alla cerimonia di consegna dei diplomi e parte immediatamente: iniziando così il suo peregrinare tra Parigi, Dublino, Roma, Madrid.  Sperimenta mille lavori, dal marinaio su convogli mercantili al centralinista, dal traduttore fino a dipendente della Ex Libris, società specializzata nella vendita per corrispondenza di libri rari, dove ha occasione di conoscere, tra gli altri, John Lennon (il Beatle bussa alla porta del suo ufficio, gli porge la mano e gli dice: “Salve, io sono John”). Approda poi alla scrittura, inizialmente come sceneggiatore, poi come ghost-writer e autore di poesie e  articoli di critica letteraria. Nel 1982, dopo la morte di suo padre, scrive il suo primo romanzo, L’invenzione della solitudine. Nello stesso anno sposa in seconde nozze la scrittrice di origini ungheresi Siri Hustvedt, da cui ha una figlia, Sophie (dal precedente matrimonio con Lydia Davis era nato Daniel). Per Auster la scrittura è qualcosa di fisico: “Sento le parole dentro il mio corpo, è come se stessi componendo della musica perché anche nella scrittura il ritmo e la cadenza sono estremamente importanti. Per questo mi piace lavorare con una penna o una matita, perché sento le parole uscire direttamente dalle mie mani”. Al centro della sua produzione c’è la “Trilogia di New York”, composta da Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa, pubblicati tra il 1985 e il 1987: tre detective stories in cui lo scrittore crea una sua New York strana e surreale, una città allucinata in cui tutto si confonde e si sfuma. Maestro indiscusso del cosiddetto “giallo filosofico”, Auster dà grande peso nei suoi romanzi al tema del “caso”: in un’intervista ha spiegato che “il caso è la meccanica delle realtà, in quanto nella vita di tutti i giorni succedono cose inaspettate”. Auster si è cimentato anche con il cinema: “Smoke” e “Blue in the face” sono i due film rivelazione di Wayne Wang da lui scritti e sceneggiati. Si mette alla prova anche come regista con “Lulu on the bridge”. E’ un vivace sostenitore di Obama, come emerge da queste dichiarazioni del marzo 2009, in netto dissenso con i liberal che hanno manifestato la propria delusione rispetto alle prime scelte del Presidente: “Sono stato un sostenitore del nuovo Presidente dal primo momento, e non riesco a capire questo atteggiamento. La politica è fatta di mediazioni, ed oggi Obama si sta scontrando con una situazione durissima. A me sembra assolutamente sincero quando dice di voler andar via dall' Iraq e le sue scelte sono dettate solo dalle reali possibilità del momento. Ha davanti a sé una realtà atroce, e deve saper mediare tra il bene del paese e le pressioni che vengono da ogni parte”.
 
 

I libri di Paul Auster

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