Ruth Rendell

Ruth Rendell

"Cerco - credo con qualche successo - di far provare ai miei lettori compassione nei confronti degli psicopatici protagonisti dei miei romanzi. Lo faccio perché io sono la prima a provarla".




Questa elegante signora britannica, magra, slanciata, con intensi occhi azzurri, svedese da parte di madre, è la baronessa Ruth Barbara Grasemann Rendell di Babergh. Ogni mattina si alza, esegue diversi esercizi di Pilates, lavora sul suo cross-trainer, fa una lunga passeggiata e dopo una colazione leggera, rigorosamente vegetariana, scrive dalle otto e trenta fino alle dodici, circondata dai suoi amati gatti. Ma "la realtà non è come appare a un primo sguardo, sotto allo strato superficiale di quello che si mostra o che vogliamo mostrare al mondo esterno, si nasconde qualcos’altro di meglio o di peggio, ma certamente di diverso...". La Rendell non scrive di tenzoni amorose, galateo, saggi letterari o etica; conosciuta anche con lo pseudonimo di  Barbara Vine, è stata incoronata "regina del crimine" perché ha creato in maniera egregia più di sessanta tra bestseller polizieschi, triller psicologici, romanzi di suspense, oltre a vari racconti, opere tradotte in almeno venticinque lingue straniere. E' nata a Londra il 17 febbraio del 1930 e a quindici anni aveva già completato i suoi primi romanzi, che  inviò ad alcune riviste femminili, ma furono respinti. Solo nel 1964 è riuscita a far pubblicare una sua opera, Lettere mortali, in seguito ristampato come Con la morte nel cuore, e da allora continua  a creare ogni anno uno o due nuovi libri di sicuro successo. Figlia unica di Arthur e  Ebba Grasemann, insegnanti con una relazione matrimoniale difficile, triste per le continue recriminazioni e i litigi violenti, fu costretta a crescere in fretta; ancora piccola dovette affrontare la malattia della madre, la sclerosi multipla, e poi la sua morte precoce. Studiò alla County High Scool di Loughton per sole ragazze e poco più che diciottenne ottenne il suo primo impiego come reporter presso il Chigwell Times, un piccolo giornale locale; il suo capo e collega era Donald Rendell, con cui nel 1950 si sposò. Nel 1953, a soli ventitrè anni, ebbe il suo unico figlio, Simon, ma continuò la sua quotidianità di madre e moglie senza mai abbandonare del tutto la scrittura. E' tra le pareti domestiche che ha visto la luce il burbero e acuto ispettore capo Reginald Wexford, protagonista del suo primo romanzo pubblicato e dei molti polizieschi che seguirono, dai quali la BBC ha tratto una fortunata serie televisiva. Nel 1975 divorziò da Donald, per risposarsi con lui due anni più tardi. Ricevette per la prima volta un premio nel 1976, il Gold Dagger Award, a cui seguirono moltissimi altri prestigiosi riconoscimenti, fino alla conquista del Mistery Writers of America nel 1997. Per anni, attraverso le storie dell'ispettore Wexford, Ruth Rendell ha raccontato il mondo criminale, ha ritratto accuratamente emarginati e disadattati della società inglese, sostenendo l'idea anticonvenzionale nel genere poliziesco, che gli omicidi e le trasgressioni sono sempre legati all'ingiustizia sociale. Nel 1986 decise di scrivere anche sotto lo pseudonimo di Barbara Vine, cognome da nubile di una bisnonna, un'altra identità per non tradire il suo pubblico affezionato e poter affrontare narrazioni diverse dai gialli classici; con questo nome ha infatti indagato e composto storie sul disordine psicologico, nelle quali partendo dal tema della malattia mentale, delle devianze ereditarie, ha raccontato gli effetti dei segreti familiari sulla mente criminale, riuscendo benissimo a restituire le inquietudini e il profondo senso di minaccia di chi vive con una mente disturbata. Era il 1997 quando, dopo essere stata insignita del titolo di baronessa di Babergh, entrò a far parte come Laburista alla Camera dei Lord. La sua partecipazione  alla vita politica è stata molto attiva, ha sostenuto e lottato per cause sociali, ambientali, contro il razzismo, ha denunciato il diffondersi della violenza domestica e, ovviamente, in seguito ha utilizzato anche questa esperienza nei suoi romanzi. Il 1999 è l'anno della morte di Donald Rendell, marito e compagno di vita. Alcune delle sue storie hanno ispirato registi cinematografici come Claude Chabrol che da La morte non sa leggere ha tratto "Il buio nella mente" nel 1995 e nel 2004 da La damigella d'onore ha realizzato "Il pugnale di vetro", o ancora Pedro Almodóvar che nel suo "Carne tremula" ha fatto una trasposizione del romanzo Carne viva del 1986. In una intervista la signora Rendell ha detto: "Sono molto felice di continuare a fare quello che sto facendo ora per il resto della mia vita. Non vedo perché non dovrei".



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