Walt Whitman, poeta sempreverde

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La prova che la vita di un poeta non è trascorsa invano si ha tra l’altro quando, dopo la sua scomparsa, le sue opere assumono un massimo di durevolezza e di splendore. È questa la sensazione che si prova ogni volta che si tornano a sfogliare i versi di Walter “Walt” Whitman, nato il 31 maggio del 1819 a West Hills nel Long Island, di professione ora carpentiere o insegnante, ora editore o giornalista ora tipografo o infermiere, ma di fatto sempre e soprattutto poeta.




Nasce povero nel 1819 a West Hills, sobborgo di Long Island che in anni successivi descriverà come “l’isola a forma di pesce”: padre operaio, madre tenerissima, nove fratelli, molte privazioni. A soli quattro anni, nel 1823, si trasferisce con la famiglia nel centro di New York, a Brooklyn. A scuola ci va solo per cinque anni e ben presto inizia a lavorare,dapprima come garzone presso uno studio medico e uno studio legale, poi come apprendista in una tipografia fino al 1835, quando un incendio distrugge la tipografia e con essa se ne va anche il suo posto di lavoro. Ha già pubblicato da due anni la prima edizione di Foglie d’erba, la raccolta poetica la cui stesura ‒ in diverse versioni ‒ lo accompagnerà per tutta la vita e alla quale è legata la sua fama imperitura. Il libro dapprima non porta il nome dell’editore (e questo non sorprende, visto che si tratta di un volume stampato in proprio) né quello dell’autore: solo un ritratto fotografico di Whitman in abito da operaio, e dodici poesie senza titolo. La seconda edizione arriva nel 1836, e stavolta il nome dell’autore c'è eccome, e sul retro fa bella mostra di sé una lettera di Ralph Waldo Emerson che aveva recensito entusiasticamente la prima apparizione di Foglie d’erba.

Complessivamente racchiusa in un unico grande libro la sua produzione poetica appare come un fiume carsico che scorre lungo il sottosuolo degli avvenimenti che segnano tanto il suo percorso esistenziale quanto quello della storia americana a lui contemporanea. Un lungo arco temporale di oltre settant’anni, che è stato attraversato dal lento progresso della nascita di una grande nazione, dalla stagione dei nuovi ideali di libertà e indipendenza, di uguaglianza e democrazia, dalla feroce guerra civile e dalla grave depressione economica di fine secolo. Nell’estate del 1836 Whitman inizia ad insegnare in piccole scuole elementari di provincia: Norwick, Long Island, Hampstead, Babylon, Smithtown, e nel 1838 fonda il settimanale “Long Islander”, che uscirà per un solo anno. Torna a lavorare come tipografo al giornale “New World” e a tempo perso collabora con la rivista “Democratic Review”, e alla fine fa il grande salto e si inventa giornalista: tra le riviste e i quotidiani per i quali scrive, “Aurora”, “Evening Tattler”, “Long Island Star”, “Brooklyn Daily Eagle”, “Crescent”, “Freeman”. È un periodo decisivo per la sua sensibilità di poeta: grazie al lavoro come cronista, nel febbraio del 1848 compie un lungo viaggio negli Stati Uniti, lui che non si era mai mosso da casa. Ma le difficoltà economiche costringono Walt Whitman a tornare a lavori manuali, ad aiutare il padre come falegname e costruttore edile.

Tutti questi accadimenti collettivi, uniti all’inevitabile bagaglio delle esperienze personali, trovano eco in una poesia che è sentimento tenace di radicamento alla vita, istante di piena connessione dei tempi ma anche atto vitale dell’oltranza. Tanto è vero che, anche quando il suoi versi si soffermano nella rappresentazione delle situazioni più cupe come quelle relative agli anni della Guerra di Secessione, in essi traspare la volontà di trovare comunque motivi di conforto. La necessità di fare della parola una convocazione di correnti di energia che si allargano in cerchi sempre più ampi e meno concentrici alla ricerca del bello e dell’innocenza primordiale. Ogni esperienza, dunque anche quelle più drammatiche, segnate dai rovesci economici all'accusa di oscenità per certi versi che esaltavano troppo esplicitamente la sessualità, dal licenziamento indotto dagli orientamenti politici in favore dell’abolizione della schiavitù al vituperio subito per la presunta omosessualità, fino all’infermità fisica cui fu costretto nell’ultima stagione della vita, viene trasfigurata nelle poesie e nelle opere in prosa mediante un processo che mira, con una purezza emblematica a sublimare ed eternare la bellezza autentica che è custodita negli uomini e nell’intimo battito di ogni fluenza della vita del mondo.

Nel 1861 scoppia la Guerra di Secessione e Whitman è a Washington, poi è volontario in un ospedale militare e infine impiegato al Dipartimento degli Interni. La morte dei genitori lo costringe a metà degli anni ‘70 dell’800 a trasferirsi da un suo fratello, nel New Jersey, dove rimarrà sino alla morte, scoccata il 26 marzo del 1892 a causa di una polmonite trascurata e dall’affaticamento fisico provocato dalle condizioni di infermità. Una nutrita folla di ammiratori rende incessante omaggio alla tomba in cui è sepolto con tutti gli onori nel cimitero di Harleigh a Camden. Mentre le sue “foglie verdi”, ondeggiando entro un’espressività basata per la prima volta sull’adozione del verso libero, si sono perpetuate fino a noi e continuano a esercitare un fascinoso potere evocativo nel lettore.


I LIBRI DI WALT WHITMAN>




 

 

 

 
 
 
 
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