Un caffè con... Ada Arduini

Articolo di: 

Vive a Verona e traduce dall’inglese da quasi vent’anni. Principalmente narrativa, ma anche saggistica e testi di arte contemporanea. Alcuni autori: Colm Tóibín, Catherine Dunne, Anita Brookner, Maeve Brennan, Saki, Jim Crace, Daniel Alarcòn, Alain de Botton, Rachel Joyce, Alfred Hayes, Sara Baume. Nel tempo libero fa volontariato in campo culturale e per sei anni ha lavorato nel board di un’importante rete europea di spazi culturali indipendenti, Trans Europe Halles.




Le 3 cose che un buon traduttore non deve fare mai...
Non saprei. Direi che se il risultato finale è fedele alle intenzioni dell’autore, per me un traduttore può fare tutto quello che vuole.

Il libro che ti sei più divertita a tradurre?
Mi viene in mente un libro tradotto insieme a Gioia Guerzoni, un elenco di oggetti fabbricati da cittadini russi con materiali di recupero usati in maniera ingegnosa, e le loro rispettive storie: gessetti per la lavagna infilati dentro a custodie di rossetto vuote; maniglie di plastica ritagliate da flaconi di detersivo per sostituire quelle di metallo che, con le temperature siberiane, rischiavano di restare appiccicate alle mani; pattini a rotelle che diventavano attrezzi da fitness. Si intitola Design del popolo, l’autore è Vladimir Archipov ed è stato pubblicato da ISBN.

Il libro che è stato più difficile tradurre?
Mi risulta molto difficile tradurre autori il cui lavoro non mi sembra valido o onesto dal punto di vista letterario. Tradurre questo tipo di scrittori non è per me mai soddisfacente e il risultato non mi appaga mai. È stato molto difficile anche tradurre un piccolo romanzo di Anita Brookner per Neri Pozza, Lasciando casa, ma per un motivo diverso: l’autrice ha uno stile talmente gelido, tagliente e preciso come un bisturi che mi intimidiva moltissimo e temevo sempre di non riuscire a riprodurre, perché mi pareva di rischiare continuamente di sembrare piatta, banale, povera.

Quali sono gli strumenti che un lettore non poliglotta ha per giudicare la qualità della traduzione di un libro?
Amo moltissimo leggere autori che scrivono in lingue diverse dall’inglese, quindi senza il lavoro dei colleghi dovrei privarmi di grandi piaceri e rinunciare a innumerevoli scoperte: sono loro grata sempre. Leggere testi tradotti da lingue che non sono l’inglese mi permette di liberarmi di tutti quei cliché che appartengono invece alla mia combinazione linguistica, a cui a volte mi capita di ricorrere per pigrizia o mancanza di tempo e che in certi casi i revisori avvallano in maniera un po’ acritica.

Se tu non fossi una traduttrice, quale mestiere della filiera del libro ti piacerebbe fare?
Forse mi piacerebbe scegliere o addirittura disegnare le copertine, ma non ho nessun talento figurativo, ahimé.

Stasera devi andare a cena con un personaggio letterario. Con chi vai e dove lo/la porti a cena?
Mi piacerebbe invitare a cena Kurt Vonnegut jr. a casa mia, e cucinargli qualcosa di casalingo, so che apprezzerebbe. Oppure mi piacerebbe farmi invitare a cena fuori da Vladimir Nabokov, ma non credo proprio che mi permetterebbe di scegliere il ristorante.




 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER