Un caffè con... Francesca Fiorletta

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Francesca Fiorletta, classe 1985, è da poco approdata all’ufficio stampa della Salerno Editrice. Romana d’adozione, ha avuto varie vite, poi ha imparato a dividere il mondo in “quando non lavoravo in editoria” e “da quando lavoro in editoria”. È del segno della Vergine perciò attenzione, a prescindere.




Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Entrare in paranoia più dell’autore e dell’editore, e non essere una buona spalla. Perché soprattutto in fase di lancio gli imprevisti possono scoraggiare, invece è importante saperli gestire, se arrivano, e godersi comunque il buono dell’adrenalina.

Se potessi invitare a cena un personaggio letterario, quale sceglieresti? E cosa gli/le cucineresti?
Anna Karenina, e ordineremmo pollo arrosto patate e gelato al cioccolato. Parleremmo verosimilmente di uomini e ci faremmo maschere viso e manicure, un giro sui quei canali tv che danno sempre case stupende e guardaroba da favola, e poi le direi: “Anna, dai su, ripensaci”.

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Pacchi di diplomazia. Ordine pressoché maniacale. Profonda onestà intellettuale.

Lo scrittore più simpatico con cui hai lavorato?
Tanti! Devo dire però che le situazioni più divertenti per me sono state sempre i Festival: CaLibro, Gita Al Faro, tutti i momenti di condivisione e spensieratezza ma anche di superlavoro in cui non sei dietro a un pc o a un telefono, ma vis-à-vis nelle piazze, in riva al mare, con un calice di vino…

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
Philip Roth, Thomas Bernhard… Ah, dici vivi? Michele Mari, credo.



 

 

 

 
 
 
 
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