Un caffè con... Giovanni Giri

Articolo di: 

Dagli albori del terzo millennio traduce dal tedesco e dall’inglese. Insegna Traduzione all’Università di Macerata e alla Scuola per Mediatori Linguistici di Misano Adriatico. Coordina inoltre laboratori di traduzione ed editoria per l’Università di Urbino e per il corso di perfezionamento “Tradurre la letteratura”.




Le 3 cose che un buon traduttore non deve fare mai?
1. Trattare tutti i libri come se fossero “più o meno uguali”. 2. Mentre lavora, inserire il “pilota automatico”. 3. Limitarsi a creare “una copia in un’altra lingua” del libro invece di dare a quest’ultimo un’esistenza, una vita sua, in italiano.

Il libro che ti sei più divertito a tradurre?
The Flood di Maggie Gee (Il diluvio, Spartaco 2005). La lingua del libro spinge chi lo traduce ad affrontare sfide nuove a ogni frase, e questo è molto motivante. Perché davvero ogni frase del suo inglese “respira” e io ho dovuto farla respirare anche in italiano.

Il libro che è stato più difficile tradurre?
Ogni libro è un bagno di sangue, sempre. Posso dirti qual è stato il più “bizzarramente difficile”: Fallen lassen, dell’autrice austriaca Brigitte Schwaiger (Lasciarsi cadere, gran vìa 2013). Tradurlo è stato come ricostruire un rudere, un testo nato e voluto imperfetto, in un’altra lingua.

Quali sono gli strumenti che un lettore non poliglotta ha per giudicare la qualità della traduzione di un libro?
La domanda di riserva? A parte gli scherzi, parlare di “strumenti” forse è impegnativo. Li vedrei più per gli addetti ai lavori, non per quei lettori di cui l’Italia ha tanto bisogno. Secondo me è un po’ come quando vedi una persona che ti piace… se vuoi capire perché ti piace ti viene da “scomporla” in parti, aspetti, atteggiamenti che, sommati, alla fine dicono poco o nulla. In realtà, invece, c’è qualcosa che ti piace ma non sai cos’è. La qualità di una traduzione si giudica dal “non so che” che il libro ha. E magari a volte è un difettuccio, un’asprezza, un’esagerazione, una timidezza. Secondo me è così anche per i libri tradotti. L’importante è che anche la traduzione, e con lei l’italiano, abbia il suo “non so che”…

Se tu non fossi un traduttore, quale mestiere della filiera del libro ti piacerebbe fare?
L’editore (ma solo se milionario).

Stasera devi andare a cena con un personaggio letterario. Con chi vai e dove lo/la porti a cena?
Andrei con John Coffey, il gigante de Il miglio verde di Stephen King. Lo porterei in una trattoria di campagna, nelle Marche, a mangiare due tagliatelle di quelle buone. Se potessi portarne un altro, inviterei anche Gregor Samsa (se le merita, dai).




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