Un caffè con... Paola Papetti

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Durante gli studi di Filosofia e in parallelo alla stesura della tesi su Michel Foucault mi sono chiesta che cosa volessi diventare “da grande”. I libri erano la risposta. Dopo un breve tentativo di diventare bibliotecaria ho optato per l’editoria. Feci un corso con DeriveApprodi editore, nel 2007, durante il quale conobbi tante persone valide (uno dei nostri docenti era Luigi Bernardi, per fare un esempio). Uno dei ragazzi conosciuti al corso, Mauro Cremonini, aprì una casa editrice di lì a poco. Per farla breve, dal 2009 sono orgogliosamente ufficio stampa delle edizioni indipendenti Odoya, di Bologna. Negli anni ho differenziato il mio lavoro all’interno della casa editrice. Oltre che dell’ufficio stampa Odoya e Meridiano Zero (acquisita nel 2012), oggi mi occupo di social media marketing, di distribuzione ebook e ricopro anche alcuni compiti in ambito commerciale. Il cuore del mio lavoro resta la comunicazione: principalmente mi occupo di rendere raccontabile un meraviglioso, magmatico fiume di idee scaturite da un caleidoscopio di personalità.




Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Penso che l’errore madornale nel lancio di un libro sia disertare gli aspetti di attualità insiti nella pubblicazione. Non in tutti i libri sono lampanti, ma è proprio l’ufficio stampa che deve capire come evidenziare la “notiziabilità” di una pubblicazione. Siamo noi che dobbiamo far leva sui punti di forza, non aspettare che qualcuno si accorga che le tematiche del libro promosso “sono nell’aria”.

Se potessi vivere la vita di un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Quando si chiede di immaginare, si chiede di tornare un po’ bambini. Quindi sono indecisa come se avessi 5 anni. Un nome solo? Edmond Dantès. Quelli in lizza? Un demone a caso della corte infernale di Voland, Alice, Benno Von Arcimboldi, Sliv Darthunghuver, Zia Mame, Momo del tempo ma anche Elena, personaggio della famosa quadrilogia di Elena Ferrante.

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Onestà, preparazione, determinazione. Ho letto le risposte dei miei egregi colleghi e “quoto” coloro che hanno ripetuto una massima che costituisce il fulcro della professionalità dell’ufficio stampa. L’onestà verso i giornalisti, gli autori e i committenti è la pietra angolare del lavoro di addetto stampa. La comunicazione, al netto dello “strato di glassa” con cui si ricoprono i prodotti da proporre, è basata sulla fiducia. Si può bluffare una volta, due, ma non all’infinito. Ma questo è già stato sviscerato. Se avessi di fronte un neofita, come i ragazzi dei corsi che tengo periodicamente, mi raccomanderei: leggete! Giornali, portali, blog e riviste a tonnellate, ma anche i libri dei competitor per vedere chi e perché viene recensito. Questa è la base, perché lavoriamo su un piano con due coordinate: uscite/attualità culturale, quindi senza l’aggiornamento costante, la strategia comunicativa risulta inefficace. Non darsi mai per vinti e non disperare al primo tentativo è una regola che si autogiustifica. Ma penso c’entri anche il fatto di non temere l’autorità dei referenti: trattare tutti con estremo rispetto, ma chiedere anche con insistenza laddove ci sono margini è fondamentale per ottenere risultati.

Lo scrittore più simpatico con cui hai lavorato?
Mi sono molto affezionata a Joe Boyd, il produttore che scoprì i Pink Floyd, autore del fortunato memoir Biciclette bianche. La mia musica e gli anni Sessanta (Odoya 2010). L’ho seguito in 3 differenti eventi italiani negli ultimi anni. Da un lato Joe è una fonte infinita di aneddoti gustosissimi del tipo “Lo sai che quella volta che componevo la colonna sonora di Arancia Meccanica la Deutsche Grammophon mi ha mandato in regalo una cassa di dischi”, dall’altro lato è una persona affabile e alla mano: a Mantova si prese addirittura una bicicletta per girare la città. L’ultima volta che l’ho visto, ovvero al Festival Blues “Dal Mississippi al Po” di Piacenza nel 2014, mi ha raccomandato di smettere di fumare. Io invece gli ho detto che lui è sempre uguale… e gestiva l’UFO club nella swingin’ London.

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
Ho un caro amico, un mentore (magister come lo si chiama tra i fan dell’inquisitore Eymerich) che pubblica da tanti anni con Mondadori. Il mio sogno nel cassetto sarebbe lavorare con Valerio Evangelisti, senza alcun dubbio.




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