Un caffè con... Paola Turco

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Si occupa del marketing e della comunicazione di RadioLibri, prima e unica web radio interamente dedicata ai libri, e segue l’ufficio stampa del Gruppo Editoriale Fanucci insieme a Martina Suozzo, e de La Lepre edizioni di Alessandro Orlandi. Lavora in editoria da circa 12 anni e da allora ha sempre fatto l’ufficio stampa. Ha lavorato in Armando, Fazi, Gremese, L’Asino d’oro. Ha seguito alcuni progetti come Feltrinelli Indies per Transeuropa e la pubblicazione dei due libri del giornalista Guido Mattioni per il marchio Ink di Francesco Bogliari. Note particolari? Ama il suo lavoro e fa quello che ha sempre sognato di fare. Quindi sì, per questo si ritiene una persona fortunata.



Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Non capire quali sono i punti di forza e di debolezza di un libro. Sembra una banalità, una ovvietà magari, ma non è una cosa scontata. Devo capire se puntare sul fenomeno, sull’autore, sulla tematica. Magari ho un libro scritto male ma da uno che si considera un “personaggio” e allora punto su quello. Oppure ho un libro meraviglioso, scritto bene, ma da un esordiente che non conosce nessuno. L’errore peggiore è quindi lavorare tutti i libri allo stesso modo, e non intendo “inviarlo e parlarne sempre con gli stessi interlocutori”, ma non coglierne le potenzialità.

Se potessi vivere la vita di un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Non ho dubbi: Rossella O’ Hara. Potrebbe non essere proprio “felice” pensare di essere un po’ una Rossella O’ Hara del 2016, lo ammetto, mi precipito a specificare. Rossella è una donna determinata, forgiata dalle difficoltà, disposta a lottare per ciò in cui crede fino a che ne ha le forze. Ecco, io sono così. Non mollo. E non mollo mai. Perché domani per me è sempre un altro giorno.

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Paraculaggine (si può dire?), determinazione, sintesi.

Lo scrittore più simpatico con cui hai lavorato?
Ne ho più d’uno con cui mi sono divertita da matti, come faccio a scegliere? Ricordo l’umorismo di Christian Frascella durante le presentazioni, la dolcezza di Giorgia Wurth (“(…) ma io sono una camionista!”), le risate con Elena Peduzzi, gli spritz durante le interviste di Marcelo Figueras (levategli tutto, ma non lo spritz!), la classe e la semplicità di Elizabeth Strout, le risate e la simpatia trascinante di Charlaine Harris (nonostante l’avessi trascinata su per una collina, a piedi, per un chilometro buono, in occasione di un’intervista radiofonica), la disponibilità estrema di Edgar Morin e il suo tentativo di dialogare a gesti con me (non parlo francese). Non ce n’è uno più simpatico di altri. Certo, mi avessi chiesto quello più “rompi”, la lista si sarebbe allungata notevolmente! Scherzo... Scherzo?

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
Donato Carrisi. Invidio profondamente e bonariamente i colleghi Tommaso Gobbi e Raffaella Roncato. Quando capiterà di poter lavorare con Donato, allora (e solo allora) potrò andare in pensione.




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