Vanni Santoni: la mia infanzia all’ombra del malvagio culto

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Interviste a scrittori tifosi di calcio per parlare soltanto di calcio: dello stadio, della fede, dei giocatori preferiti, delle nemesi, delle figurine...e di tanti vecchi sogni: questa è la nostra rubrica “Caffè Sport”. Classe '78, vaga somiglianza col “Pazzo” Pazzini, Vanni Santoni da Montevarchi è stabilmente oramai un bomber di razza nel panorama nazionale della narrativa. Vulcanico generatore di idee e storie, ama spaziare tra generi e progetti – autore di romanzi, cofondatore con Gregorio Magini della Scrittura Industriale Collettiva, direttore della narrativa di Tunué, firma de “La Lettura” – come un regista di centrocampo dal piede veloce e dalle idee fulminee. A Caffè Sport ci parla della sua fede calcistica e non solo. Nella foto Santoni, in assenza di memorabilia a portata di mano (essendo a Book Pride 2018), toglie temporaneamente Santa Chiara dal desktop del cellulare in favore di Manuel Rui Costa.




Cosa ha rappresentato, nella tua infanzia viola, Giancarlo Antognoni? Quanto ha influito sul tuo immaginario?
Niente. Per la semplice ragione che la mia infanzia non era viola: era, ahimè, bianconera. Mio padre e mio zio erano e sono “gobbi” e cercarono di educarmi all’ombra del malvagio culto. Mi affrancai solo il 7 aprile 1991, a tredici anni: ero allo stadio con loro e Roberto Baggio, in bianconero, raccoglie una sciarpa viola lanciata dai tifosi. Qualcosa che stava già covando in me da tempo si lacerò definitivamente e mi convertii alla giusta fede.

Il primo ricordo legato al calcio?
Da piccolo ero in fissa con Paolo Rossi. Ma è un ricordo di seconda mano: lo so perché mi è stato raccontato. Poi ci fu Platini, ma, appunto, ero plagiato. Il mio primo ricordo di calcio vero, visto dal vivo, è del 1990, poco prima della conversione: stadio Arena Garibaldi, oggi Romeo Anconetani, Pisa-Juve 1-5, tripletta di Casiraghi, doppietta di Baggio, per il Pisa segna un giovanissimo Diego Simeone.

Cosa significa essere tifoso viola?
Soffrire?

I tre giocatori nel tuo Pantheon ideale?
Roberto Baggio e Alvaro Recoba ai lati di Gabriel Omar Batistuta fa troppo fantacalcio? Cambiamo approccio allora: un bel centrocampo con Ancelotti, Zidane e magari proprio Simeone? Sennò mi piace molto anche puntare sui “grandi minori” – il Chino del resto è uno di essi – e allora potrei andare su Rapajc e Nakata, mi piacevano molto in coppia al Perugia, e allora, visto che stiamo giocando, in attacco schiererei quel matto di Edmundo.

La tua partita indimenticabile?
Bati che zittisce il Camp Nou. Secondo posto: Brescia-Atalanta 3-3, tripletta di Roberto Baggio, ultimo gol al 92’, Mazzone che esplode e corre infoiato sotto la curva bergamasca.

18 maggio 1990: Baggio va alla Juve e a Firenze scoppia quasi la guerra civile. I tuoi ricordi di quella vicenda?
Faccio di più e ti regalo un pezzo di fiction, tratto proprio da L’Ascensione di Roberto Baggio (ovviamente va letto tenendo conto che è ambientato negli anni in cui è stato scritto il libro, ovvero quasi una decina di anni fa):

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Il dialogo del padre col figlio

“Babbo, mi compri la maglina di Ibrahimovic?”
“Quel nasone? Non la vuoi invece la maglia di Roberto Baggio?”
“Di Roberto Carlos?”
“Gesù. Di Roberto Baggio.”
“E chi è?”
“Ma come chi è? Quando sei nato, eri anche per la Fiorentina!”
“Io sono per il Milan, babbo. Cassano, Kakà, Ibra, Pato...”
“Kakà ’un c’è nemmen più...”
“Torna, babbo, torna.”
“Sì, vabbé. Prima che cominciassi la scuola, dove i tuoi compagni ti hanno messo in testa un sacco di idee sbagliate, te tu eri per la Fiorentina. Cambiamo argomento, vai... E meno male che ’un t’hanno fatto diventare per la Juve!”
“La Juve ruba, babbo.”
“Uh. Meno male, per un secondo m’era preso il dubbio che ’un tu fossi il mi’ figliolo. Comunque: Roberto Baggio è un mito. È il più grande giocatore di tutti i tempi.”
“Su Topolino ho letto che era Pelè!”
“Vabbè, se t’informi su Topolino...! Comunque: Baggio era il più grande. Il migliore. Poteva fare cose... Cose che solo lui poteva: scartare una squadra intera, fare gol direttamente da calcio d’angolo, e poi, quegli stop: spesso Baggio aveva già scartato l’avversario solo col movimento dello stop. Ha giocato un po’ in tutte le squadre d’Italia, ma soprattutto con la Fiorentina. E poi era il numero 10 della Nazionale!”
“Non era Totti?”
“Guarda, non le dire nemmeno queste cose. Quello non vale un capello di Baggino, un respiro! Ah, neanche eri nato... Non conoscevo nemmeno la tu’ mamma a quei tempi, ma mi sarebbe garbato poterti far vedere il Baggio di Italia ’90, quello di USA ’94...”
“Aspetta babbo, ho capito! Baggio è quello che sbagliò un rigore!”
“...”
“Eh, babbo?”
“Sì. Era anche quello che sbagliò un rigore. Ma non c’entra nulla. Anche Baresi lo sbagliò. Anche qualcun altro, forse.” “Ma era decisivo?”
“Ora... Decisivo, via. Non esageriamo. Era importante, ecco. Abbastanza importante.”
“Allora fece una cosa grave.”
“Senti, non insistere. ’Un tu fossi il mi’ gliolo t’avrei bell’è tirato uno stonfo. Vien qui, dai un bacio ai’ babbo.”
“Te hai mai fatto a stonfi, babbo?”
“Io?”

18 maggio 1990 – Il babbo ha vent’anni. È in macchina con un amico, ascoltano Radio Blu. Alle 13:48 la notizia di un comunicato societario che ufficializza la cessione di Roberto Baggio alla Juventus, “a fronte del corrispettivo di 16 miliardi più la cessione di Buso”. Il giocatore incasserà due miliardi e cento milioni netti l’anno. Il suo procuratore, Antonio Caliendo, due miliardi. In conferenza stampa Baggio dichiara: “Era mio desiderio restare a Firenze, dentro di me so di aver fatto il massimo per restare. I Pontello però non mi hanno mai presentato un’offerta economica.” Ma Claudio Pontello rivela: “Anche stamani abbiamo offerto a Baggio un ingaggio di un miliardo, ma lui aveva già firmato ieri pomeriggio.”

“Ti rendi conto?!”
“Si sapeva, eh: si sapeva.”
“Facciamo un salto in piazza Savonarola, a vedere se c’è casino davanti alla sede?”
“Vai.”

Parcheggiano un po’ prima, c’è traffico. Già da lontano si vede il parapiglia. In breve la folla li risucchia, il babbo e l’amico sono parte di una massa di gente ribollente, sempre più inferocita; qualcuno lancia una bottiglietta, in breve tutti lanciano pietre, oggetti, quello che trovano. La polizia carica un gruppetto vicino, il babbo sta raccogliendo un pezzo di parafango e vede l’amico cascargli addosso, colpito da una manganellata alla gamba. Il poliziotto si piega per mollargliene un’altra sulla schiena, ha la visiera alzata e il babbo lo butta giù con un calcione nel viso. Spaventatissimo, tira su l’amico, scappano nella nebbia dei fumogeni:

“Gnamo, gnamo, ci si fa!”
“Ohi ohi... Che cazzata che s’è fatto…!”

“A che pensi, babbo?”
“No... A nulla... Comunque, io non ho mai fatto a stonfi. Un omo vero deve farsi valere senza usare le mani. Ricordi come ti dissi una volta, dopo che piangevi perché te le eri date con quel tu’ amichetto dell’asilo?”
“Un uomo vero non alza le mani su nessuno e non piange mai.”
“Ecco, bravo.”
“Te hai mai pianto, babbo?”

7 aprile 1991 – Al 50’ di Fiorentina - Juventus, Baggio si procura un calcio di rigore che poi rifiuta di battere e verrà fallito da De Agostini. Sostituito, uscendo dal campo raccoglie una sciarpa viola lanciata dai tifosi.

“Io? Mai.”

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Conservi qualche feticcio della tua vita da tifoso?
Devo avere ancora da qualche parte una foto firmata di Batistuta. E sicuramente a casa dei miei, ben nascosta in fondo a qualche cassetto, c’è una terrifica sciarpa della Juve – allegata a un uovo di pasqua, giuro! – che ho indossato nella mia inconsapevole infanzia.

Ti diverte ancora oggi il “prodotto calcio”?
No. Ho proprio smesso di seguirlo. L’ultima volta che sono stato allo stadio è stato per Fiorentina-Bayern 3-2, e sono già otto anni fa. Probabilmente c’entra anche l’aver scritto un libro che abbraccia così tanta storia del calcio. Per scrivere L’Ascensione di Roberto Baggio io e Salimbeni ci leggemmo su microfilm tutti i lunedì della “Gazzetta dello Sport, senza contare le edizioni degli altri giorni quando c’erano Europei o Mondiali, dai primi anni ’80 al 2010… Sono cose che tendono a saturare.

La drammatica vicenda di Astori e la settimana di cordoglio e buoni propositi seguiti credi possano avere un seguito?
L’ipocrisia del mondo del calcio e della stampa di settore, unita a schifezze securitarie come la tessera del tifoso è sicuramente un’altra delle cose che mi hanno fatto perdere interesse.

Scriverai ancora di calcio? Che storia ti piacerebbe raccontare?
Non è escluso, ma se lo farò sarà per storie marginali, di personaggi assurdi come Cherno Samba, diventato una promessa solo a causa di Championship Manager dove il suo omologo digitale era fortissimo, o Carlos “Kaiser” Raposo, il falso giocatore che si faceva ingaggiare da club di prestigio senza mai scendere in campo… Ecco, se tornerò a scrivere di calcio lo farò sicuramente a partire da personaggi marginali, o da singoli gesti siglati da figure improbabili, come la rovesciata di Maurino Bressan contro il Barça nel ’99…

Nella prossima vita, Nobel per la letteratura o gol decisivo nel terzo scudetto della Fiorentina?
Sono così scarso coi piedi che al massimo, anche in una prossima vita, potrei dare un contributo da terzino, certo mai segnare un gol decisivo. Quindi meglio i riconoscimenti letterari, anche se pure quello che mi vuoi attribuire mi pare altrettanto improbabile, anche in una vita futura e ipotetica.

I LIBRI DI VANNI SANTONI



 

 

 

 
 
 
 
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