I giardini di Arid

Solo un fiume di acqua nera come la pece separa la fanciulla dalla città perduta di Arid, silenziosa e pietrificata. Per attraversarlo un solo modo: la barchetta di giunchi del nano. Il prezzo della traversata? Un bacio sulla guancia sinistra, nero, indelebile. Mentre imbocca il piccolo sentiero che dalla riva porta alla città inerte ha solo due cose con sé: un paio di scarpette d’argento ai piedi ed una catenina d’argento al collo. Sulle spalle una vecchia storia che Jarrik, il menestrello di corte che la insegue per proteggerla, si fa carico di raccontare a chi incontra lungo la strada. Dulcinana - questo il nome che la fanciulla userà nella città di Arid - è una principessa cresciuta in un castello dal grande giardino. La mamma è una regina triste perché al castello vive anche Sirdis, una strega; alcune notti il re, che non si accorge della sua natura, si ferma a dormire nella sua stanza dai bei cuscini d’argento. Il compagno di giochi della principessa è il figlio del giardiniere; i due bambini, dapprima amici e poi innamorati si soprannominano MiaSarai e Tuononsarò. Al loro nascente amore si oppone però Sirdis, che con un sortilegio trasforma Tuononsarò in un fiore. Per mesi MiaSarai lo accudisce ma sul finire dell’estate il fiore appassisce ed al suo posto MiaSarai trova un seme, il cuore di Tuononsarò che batte. Aiutata dal menestrello riesce a nasconderlo alla strega, ad inserirlo in una scatolina d’argento e - infilate le sue scarpine d’argento - a fuggire dal castello. Obiettivo: impedire alla strega di sottrarle il seme e farlo rinascere seminandolo in primavera. Il ciclo di nascita e morte del suo seme sembra destinato a ripetersi all’infinito finché MiaSarai non scopre che c’è un terreno che può ridargli la vita, quello dei dimenticati giardini di Arid…

Paul Biegel è uno degli autori olandesi più famosi di libri per bambini. Solo verso i trent’anni Biegel scoprì la sua vocazione come narratore di favole e nel 1962 esordì come autore di libri per bambini. Da quel momento in poi non riuscì più a fermarsi, pubblicando un libro all’anno, ognuno dei quali ebbe un grande successo di critica e di pubblico. Una delle sue opere più importanti è proprio I giardini di Arid. Affascinante e coinvolgente la tecnica del “racconto nel racconto” che la caratterizza. Il lettore è continuamente trasportato dal presente (Dulcinara e Jarrik che si muovono nel labirinto di pietra di Arid per cercare i giardini nascosti dal sortilegio della strega) ad un doppio passato: quello che gli abitanti di Arid raccontano a Dulcinara (la storia della città di Aridisia e di come si sia trasformata da fiorente e piena di vita a pietrificata) e quello che Jarrik racconta agli stessi per convincerli a rivelare dove sia Dulcinara (il racconto delle sette estati da lei trascorse per cercare il luogo adatto in cui piantare il seme). Così, pezzo dopo pezzo, riusciamo a ricostruire la struggente storia d'amore di Miasarai e Tuononsarò che lottano contro l'inverno, l'oscurità e la morte. I giardini di Arid è una favola che si allontana dalla pura narrazione per l’infanzia per diventare una lettura adatta a grandi e piccini proprio grazie alla tematica dell’amore che supera ogni limite e sopravvive ad ogni costo regalandoci infine un bel lieto fine.

 


 

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