Il numero di telefono di Babbo Natale

È il primo di dicembre, sono da poco passate le venti e Fabrizio inizia la sua lettera a Babbo Natale ponendogli una domanda a bruciapelo. Si scusa quasi per l’ardire, ma gli pare davvero strano che un tipo tosto come lui, capace in una sola notte di portare i regali a tutti i bambini del mondo, non si sia ancora collegato a qualche linea telefonica, o non abbia un telefonino con videorenna incorporata. Del resto lui fa regali a tutti, possibile che non abbiano mai fatto un dono a lui? E poi, insomma, non solo sarebbe il testimonial perfetto, ma un numero di telefono è una gran comodità: le lettere, invece, non sono affidabili. Lui è stato costretto insieme ai suoi compagni di classe dalla maestra Marilena a scrivergliene una al giorno dal primo al venticinque di dicembre, però, ecco, un sms avrebbe reso tutto più semplice. Possibile che non gli propongano nemmeno delle offerte? La sua famiglia è bersagliata dai call center… Hayat di cognome fa Maghour, e ha undici anni, uno in più dei suoi compagni perché è arrivata dal Marocco da soli sei mesi e non sapendo l’italiano si è iscritta alla quinta elementare e non alla prima media. La prima volta che mette piede a scuola, racconta a Babbo Natale, si spaventa, perché tutti parlano una lingua che non capisce: si domanda allora chi siano gli extraterrestri, se loro o lei…

Giornalista, dottoressa in storia dell’arte bizantina, docente di italiano e storia, scrittrice di libri per ragazzi ormai da molti anni, Emanuela Da Ros ha dato alle stampe per la prima volta questo volume nel 2009. Ora, con un altro editore, viene ripubblicato, con la punteggiatura delle illustrazioni – che molto ben si amalgamano al testo, ampliandone i livelli di lettura – di Federico Appel, illustratore che non a caso ha anche pubblicato romanzi a fumetti ed è inoltre dottore di ricerca in letteratura italiana, redattore di una casa editrice per ragazzi, è stato docente universitario a contratto di letteratura per l’infanzia e ha pubblicato saggi sulla fantascienza, l'avventura, la bicicletta e il fantastico. La storia, in apparenza semplice, in realtà è molto intensa, avvincente, coinvolgente e appassionante, bella e significativa soprattutto per il messaggio, perché ci ricorda che non solo siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, ma che siamo fatti per sognare, e alla fine sogniamo tutti le stesse cose. Siamo fatti per lasciarci andare alla magia dei sentimenti autentici, per lasciare da parte il cinismo e provare a essere migliori e a costruire un mondo migliore, e non dipende se si è maschi o femmine, ricchi o poveri, alti o bassi, magri o grassi, se si chiamano i mesi con un nome anziché un altro: tutti cerchiamo amore e felicità. E abbiamo gli stessi diritti e doveri e, pur diversi, siamo tutti uguali, e ciò che davvero conta non è nulla che si possa comprare, nulla di meramente materiale: strutturato come una sorta di doppio romanzo epistolare il libro raccoglie le lettere, scritte per tutta la durata dell’Avvento, dal primo di dicembre fino al giorno di Natale, da due bambini, Fabrizio e Hayat, il cui nome significa Vita, ed è una ragazza arrivata da Marrakech all’improvviso e che dalla sera alla mattina si è ritrovata catapultata in un mondo tutto nuovo, quasi un altro pianeta.

 


 

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