Johnny il Seminatore

Johnny il Seminatore

Con l’ultimo treno della notte Johnny torna a casa. Immerso nella nebbia della pianura, sacca da aviatore in spalla, infila l’uscita della stazione in silenzio, non vuole farsi vedere da nessuno. È tornato da Laggiù, stanco di fare missioni e bombardare. È la notte di Halloween e per strada si sente solo il rumore dei suoi scarponi sull’asfalto bagnato. Costeggia le villette a schiera, tutte hanno in giardino una zucca intagliata con una candela accesa dentro. Finalmente arriva a casa, apre con le chiavi e sale in camera sua in silenzio. La mamma è a letto col mal di testa e suo padre è in salotto a guardare la tv con l’audio spento per non disturbarla, ma lo vede, lo chiama senza ottenere risposta. Rimane chiuso in camera per 36 ore, senza fare rumore. Mentre Johnny sta tornando a casa la sorella Belinda è al Biberon davanti ad una Guinness scura. Si balla techno e Gigi D’Alessio, zombie, scheletri e zucche si agitano senza posa, ma nessuno la invita. Ha quattordici anni, è punk e senza forme ed è lì solo perché è la sorella dell’eroe, ma in discoteca si sta annoiando a morte. Eroe, che bella parola, ma lei vuole un fratello vivo, Johnny è a fare la guerra e in paese sembra che nessuno lo capisca. Pensano sia un videogioco, la guardano in TV come se fosse un film d’azione senza pericoli. Bersaglio, bomba, esplosione e via così, a volte fanno vedere i nostri soldati, puliti e sorridenti, sembra falso. Finalmente la riaccompagnano a casa e vede tutte le luci accese, strano, entra, sono tutti alzati, Johnny è tornato. Si precipita su per le scale e bussa alla sua camera, lo chiama, nessuna risposta. Inizia a raspare con le unghie sul legno, è il loro segnale segreto di quando era piccola e lui la chiamava Polpetta, significa “voglio le coccole dal mio fratellone”. Neanche questo funziona, va in camera sua e si stende sul letto: che cosa è successo a Johnny, si sente strana e ha freddo, ha un brutto presentimento...

Johnny il seminatore è, oltre che un romanzo, una presa di coscienza su chi è un eroe e che cosa sia la guerra. Francesco D’Adamo ha abituato i suoi lettori ad un linguaggio schietto e diretto e a partire dalla Storia di Iqbal i temi che tratta spronano i ragazzi a confrontarsi con la realtà che li circonda. Johnny è partito da eroe con la bella divisa da aviatore per andare in guerra e tutto il paese fa il tifo per lui. Al suo ritorno è sconvolto, ha lasciato l’aviazione e, tranne la sua famiglia, nessuno capisce il perché. Nei primi due mesi di guerra ha fatto ventotto missioni, bombardava e tornava alla base, nessuno scontro diretto con il nemico, solo la distruzione totale dei territori. Poi è passato alla seconda fase, volare più basso e sganciare mine colorate vicino ai pozzi, alle case e ai campi, vicino ai civili: donne, vecchi e bambini, che raccolgono quegli oggetti luccicanti come fossero giocattoli rimanendo mutilati. È proprio la visione di quei ragazzini storpi che gli fa dire basta. Per il paese non è più un eroe, ma un traditore, si fa presto a perdere la popolarità. Gli amici del bar, i notabili si sentono defraudati, volevano il loro eroe per fare una bella festa, per sentirsi parte di una guerra vista solo sulla CNN e commentata con superficialità come una partita di calcio. Volutamente l’autore non chiarisce dove sia Laggiù, il luogo dove Johnny è inviato a combattere. Può essere ovunque: coperto dalle sabbie del deserto, dalla giungla tropicale, nelle acque delle risaie, su crinali montagnosi pieni di pecore, ma una cosa accomuna tutti questi luoghi sono paesi poveri, abitati da gente povera. La voce narrante del romanzo è quella di Belinda, la sorella di Johnny. È dal suo punto di vista che vediamo lo svolgersi della storia, quello di un’adolescente in crescita, determinata a capire e a rendere il mondo migliore. È lei che si ritrova a dover combattere contro i suoi compagni di scuola, i concittadini, che credono che la sua famiglia abbia disonorato il paese coprendolo di vergogna. Ma per lei Johnny ha fatto la cosa giusta e non ha intenzione di abbandonarlo nella lotta contro l’ipocrisia e l’indifferenza. In appendice l’autore inserisce un elenco delle guerre in atto e una sitografia per approfondire, D’Adamo può aiutare tutti a capirci qualche cosa di più, se abbiamo voglia di farlo.



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