La casa senza finestre

La casa senza finestre

Nascosta tra i rami della grande quercia, nel giardino di quella che un tempo era stata la sua casa, Eepersip osserva Fleuriss aspettando l’occasione propizia per parlarle. Ha saputo di avere una sorella quasi per caso: origliando la conversazione tra i signori Carrenda, la scorsa fine estate. Impegnati ad escogitare un piano per catturarla, non si sono accorti che lei ascoltava dalla finestra del cottage. Da allora, il desiderio di conoscere la sorella si è man mano ingigantito, sino a diventare un vero e proprio obiettivo: porterà con sé sua sorella, la convincerà ad abbandonare la vita come fino ad allora l’ha conosciuta per abbracciare quella che lei ha scelto tanto tempo prima, a contatto con la natura, gli animali e gli agenti atmosferici. Ha atteso il ritorno della primavera per quel viaggio a ritroso, durato qualche settimana, che l’ha ricondotta in quel mondo dal quale è scappata a gambe levate e dal quale vuole portar via, a tutti i costi, sua sorella. Il loro primo incontro è avvenuto di mattina, poco dopo l’alba. Fleuriss si era appena svegliata e di sfuggita aveva visto Eepersip; giusto il tempo per sua sorella maggiore di lasciarle dei boccioli di fiori sul davanzale e farsi scambiare per un’agile ninfa di bosco. Un episodio che ha messo in allarme la signora Eigleen ma che di certo non ha impedito a Eepersip di tornare al davanzale di sua sorella e aspettare...

È un romanzo per ragazzi scritto da una bambina, questa bella favola narrata da Barbara Newhall Follett. Anche la protagonista Eepersip è una bambina che fin da piccolissima ha nutrito un amore sconfinato verso la natura; un giorno, mentre è impegnata a fare un picnic nel giardino di casa sua, si allontana sempre di più fino a decidere che è giunta l’ora di seguire quello che sente nel cuore: abbandona la sua famiglia e la sua vita, per una vita da trascorrere nella pianura, accompagnata da cervi, rondini e altri animali. A farle compagnia, Cippy e Fiocco – uno scoiattolo e un gatto addomesticato – nella vallata che per anni sarà la sua casa, fino a quando non sente il richiamo irresistibile di un altro elemento: il mare. E così, nuovamente, cambia il suo stile di vita adattandolo alle esigenze dell’acqua, sviluppando eccelse doti natatorie e impratichendosi anche di qualche nozione rudimentale per solcare le onde. Una narrazione scandita dal ritmo delle stagioni ma che si sofferma solo su quelle più miti: la primavera e l’estate, stagioni durante le quali la natura dà il meglio di sé e i cui colori e profumi attraversano le pagine di questo romanzo. Oltre 40mila parole, quelle che compongono il romanzo, e che la Follett scrisse per la prima volte nel 1923, ad appena nove anni ma che riuscì a far pubblicare solo nel 1926. La bozza originale, infatti, andò distrutta nell’incendio della sua casa – il 6 ottobre del 1923, obbligando la giovane scrittrice a uno sforzo mnemonico per riprodurre quello che suo padre definì un libro “che aveva da dire sui bambini e forse anche noi stessi”. Scritto “in quella fase dell’infanzia in cui la natura rappresenta tutto mentre la civiltà non rappresenta praticamente nulla”, La casa senza finestre – nella versione che conosciamo - mantiene il suo nucleo creativo originario aggiungendovi però il valore di “imparare strada facendo”, eliminando tutte quelle ridondanze stilistiche che per una bambina novenne erano risultate importanti, se non addirittura fondamentali, snellendo la sintassi e dando maggiore spazio alla figura e al rapporto con la sorella minore Fleuriss. Un delicato e molto sui generis romanzo di formazione nel qiuale non è prevista nessuna crescita né morale né fisica di Eepersip, ma solo il raggiungimento della completa astrazione dal mondo adulto, che si realizzerà infine con l’incarnare lo “spirito della Natura”. Una volontà di eversione che accompagnerà sempre anche la vita della stessa creatrice di Eepersip, poco incline nell’incarnare ruoli precisi e predestinati. Un vita tumultuosa fu infatti quella della Follett, sempre scandita da una certa ansia da indipendenza che si concretizzerà nella fuga dalla ”vita normale”, messa in atto il 7 dicembre del 1939 e dalla quale mai ritornerà né farà più avere sue notizie.



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