Mio padre è un PPP

Mio padre è un PPP
Polleke ha undici anni e non crede di avere segreti. È certa, però, di avere una vita un po' diversa dalle altre ragazzine olandesi: ha una mamma eccentrica che è fidanzata con il suo maestro, due nonni che parlano più con Dio che fra di loro, un fidanzato dagli occhi neri che sposerà un'altra e un rapporto speciale con una vitellina sua omonima. Ma, soprattutto, Polleke ha un PPP, un Papà Particolarmente Problematico che non ha una casa, fa uso di droghe e non sa cosa deve fare al mondo. Ma come si fa a non saperlo? Al massimo, pensa lei, la domanda può essere cosa non si deve fare al mondo? Polleke, che a volte riesce a indovinare cosa diranno gli adulti prima che parlino, pensa comunque che siano un po' complicati e decisamente poco perspicaci. Il suo papà dice addirittura di non essere un poeta mentre per lei è cosi facile esprimere emozioni e fermare immagini attraverso la poesia! Ma forse, come dice la mamma, è proprio vero che crescendo non si diventa più intelligenti. Tra furti, crisi di astinenza da liquirizia, cavalcate sulla vitellina, feste in maschera e spedizioni tra senzatetto Polleke cerca di aiutare suo padre a trovare una risposta...
Mio padre è un PPP (adattamento italiano della traduzione letterale “E' bello essere lì”) è il secondo libro di un fortunato ciclo di cinque storie da cui sono stati tratti un film e una serie televisiva. Guus Kuijer, il pluripremiato scrittore olandese che si è aggiudicato l'Astrid Lindgren Memorial Award 2012, si rivolge a un pubblico di preadolescenti riuscendo a coniugare leggerenza e ironia, senza toni tragici ma senza edulcorare la realtà, chiamando sempre tossicodipendenza, omosessualità, razzismo, divorzio, alcolismo e povertà col loro nome. Polleke si confronta con questi temi, si arrabbia, si commuove, si sente a volte più forte degli adulti, a volte piccola e fragile ma cerca sempre di guardare il mondo attraverso gli occhi della tolleranza, dell'apertura mentale e della poesia. Le pagine scorrono veloci, le descrizioni sono quasi assenti e i dialoghi brevi ritmati: Kuijer induce alla riflessione senza esplicitare nulla, ma lasciando a Polleke, con il suo inconfondibile stile e con le sue piccole poesie, il compito di guidarci  alla scoperta di ciò che c'è da fare al mondo.

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