Ernest & Rebecca - Il paese dei sassi che camminano

Rebecca torna in scena. È la nostra solita, adorabile marmocchia di quasi sei anni e mezzo, genitori separati e un buffo microbone verde per migliore amico, un microbone col muso da Stregatto di nome Ernest. La piccola Rebecca è reduce da una memorabile vacanza in campagna, dai nonni; là ha conosciuto nuovi amici, stavolta bambini veri, Romuald, Diego e Chris. È dovuta ripartire, col papà e con la sorella, Coralie. Ha nostalgia del nonno, degli amici e della campagna, ma queste sono le leggi dell’estate. Sta in auto, sotto il sole, tanta sete e una gran voglia di granatina. La meta del viaggio è il paese dei sassi che camminano. Il paese incantato dove adesso abita papà. Il viaggio in auto non finisce più. Rebecca si beve troppa granatina, e alè, ecco la nausea. Sempre più forte. E come per magia, appare un nuovo pupazzo al suo fianco. È un virus, quel pupazzo, un virus verde. Il virus del vomito. Non è simpatico come il microbo Ernest, no. E non ha nessuna paura di Ernest, no. Rebecca tiene, tiene, tiene. Poi crolla. Vomito. Le vacanze nuove cominciano proprio bene. Stacco. Rebecca ronfa e papà e Coralie parlano. Papà ha fiutato che Coralie è stanca di stare lontana da casa perché ha i pensieri tutti rivolti al (quasi) fidanzatino, e allora non ha proprio senso farla rimanere ancora insieme a loro. Può tornare indietro col treno, si fa una piccola deviazione per farle prendere il primo treno utile. Così le vacanze diventano “vacanze con papà”, per Rebecca. Tutta sola col papà, nella casa nuova di papà. Proteste. Non vuole andare alla casa nuova. Vuole soltanto la mamma. Anzi vuole che papà e mamma fanno pace, ecco. Si può fare? Mi sa di no. Pazienza. Pensiamo a questi sassi che dici, papà. Camminano davvero? Ma come fanno? Eh. Vedrai. È un segreto. Tutto a un tratto il panorama cambia. Appare una terra che è quasi un’isola, collegata alla regione da un piccolo pezzo di terra. “La tua seconda casa è qui, adesso”. Sveglia, Rebecca, o ti perderai un’alba magnifica. Coraggio, su, non te ne pentirai. Guarda. Guarda che meraviglia. Allora, che ti aveva detto papà? Ecco laggiù il paese, il paese dei sassi che camminano. Sembra un regno magico, come nelle fiabe. Sì, sarà il tuo regno, Rebecca. Vieni a vedere...

Quarto albo dei nove [sin qua: giugno 2020] della saga di Ernest & Rebecca, tenera, bambinesca e ragazzina vicenda scritta da Guillaume Bianco e disegnata da Antonello Dalena, Il paese dei sassi che camminano è una vicenda allegra, estiva e pittoresca; la piccolina stavolta sta molto più in forze rispetto al passato, tolta quella nausea micidiale (con strascichi prevedibili) apparsa nelle prime battute. E così non soltanto riesce ad ambientarsi presto e bene nella nuova casa di papà e nel territorio, ma addirittura conosce quello che potrebbe essere il suo fidanzatino o giù di lì, un bambino bizzarro e timido di nome Rodrigue, un bambino che riesce a vedere Ernest, proprio come lei (e anzi: ci parla, ci fa amicizia). Il microcosmo della piccola Rebecca si tinge di dinamiche nuove: appare la nuova compagna del papà, c’è un incontro freddo ma privo di ostilità col nuovo compagno della mamma, ritorna il cagnolone incontrato in campagna, dal nonno, nel terzo albo, e soprattutto cominciano i casini nella vita sentimentale della sorella adolescente. E così quello che era stato un blando subplot quieto e rassicurante, nei primi tre albi, in questo diventa sostanzialmente una vicenda “coprotagonista”, perché niente va come doveva andare proprio quando sembrava che tutto si fosse messo sui binari giusti. E certe gelosie diventano antagonismi rovinosi, mi sa. Si sa. Il segreto dei sassi che camminano verrà rivelato al momento giusto, e ovviamente vi lascio il divertimento di scoprirlo. Mi limito ad anticiparvi che a un tratto, nel bel mezzo della storia, Ernest si guadagnerà due pagine di vignette e – più o meno – di monologo. Sì! Il più potente tra i microbi, invincibile, uno che può moltiplicarsi, dividersi, evolvere, saltare tra gli alberi, volare in aria... può sentirsi solo, a volte. “Perché la gente non ama i microbi? Io sono gentile”. Davvero? Davvero. Quella di Ernest & Rebecca è stata, sin qua, una saga divertente con diversi elementi originali o almeno di forte riconoscibilità; una saga amabile, perché capace di affrontare questioni delicate e difficili con nitida leggerezza e riconoscibile umanità. La piccola protagonista è uno scrigno di sentimenti forti, è fragilissima e solare. Ci terrà compagnia per un bel po’.

 


 

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