Intervista a Federico Baccomo

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Federico Baccomo, classe 1978, si è laureato in Giurisprudenza e ha lavorato come avvocato in uno studio legale internazionale, prima di darsi alla scrittura svelando con lo pseudonimo Duchesne i retroscena di un mondo spregiudicato e fuori dalle regole.




Come mai per il personaggio di Woody del tuo omonimo romanzo hai scelto un basenji, generalmente considerato un cane “silenzioso”?
Il basenji è un cane che, sorprendentemente, ha le caratteristiche perfette per incarnare il Woody cartaceo, sia nella fisicità che nel carattere: di mezza taglia, incline alla fuga, con un carattere deciso, curioso, compagnone e insieme indipendente. E poi questa strana caratteristica di cane che, per la particolare conformazione della laringe, non abbaia, ma emette un suono più musicale, figlio di corde vocali più simili a quelle umane, gli dà una voce ancora più vicina alla nostra.

Qual è stata la maggior difficoltà di assumere il punto di vista di un personaggio non umano?
Tornare a guardare il mondo con una meraviglia nuova, soprattutto nelle sue forme che diamo per scontate. Se penso a un bacio, io – umano – non posso che chiamarlo bacio. Ma un cane vede un bacio, si chiede cosa sia, è qualcosa di così lontano dalla sua comunicazione. La sfida era cercare di restare fedele a quello stupore.

Quali i limiti e quali invece le possibilità di questa scelta?
I limiti stanno in quel piccolo bagaglio di parole ed emozioni molto essenziali che impediscono ogni concessione a fronzoli narrativi e verbali. E, proprio perché un gran limite, apre anche a grosse possibilità: l’obbligo di raccontare la sostanza, il cuore di un personaggio e di una storia.

Quanto spazio hanno gli animali nella tua vita?
Oltre che una compagnia discreta e appassionata, come i migliori compagni di vita, mi sembrano un ottimo modello di comportamento, per quell’assenza di malizie e inganni che è nella loro natura.

Quando e perché hai pensato di scrivere questo libro?
Mi divertiva raccontare una storia da un punto di vista laterale, capace di ribaltare premesse e prospettive, esattamente come si muove l’umorismo che, dopo aver presentato una situazione, la capovolge con una battuta che svela qualcosa di nascosto. Raccontare una storia un po’ comica e un po’ drammatica, come quello che avviene alla padrona di Woody, usando questo stratagemma ,mi sembrava mi desse la possibilità di avvicinare questo disvelamento con maggior efficacia.

Quanto hai dato di te a Woody e quanto invece Woody ha dato a te?
Ho cercato di dargli il meno possibile, per non sovrappormi alla sua voce, ma probabilmente le parti più riflessive e sentimentali sono mie, e questo è quello che Woody ha offerto me: una voce in cui esprimermi senza certi pudori, certe ritrosie, che nella mia scrittura cercano spesso di imporsi.



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