Intervista a Jim Al-Khalili

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La fisica del diavolo, quella dei perplessi, quella del futuro, gli alieni e gli antichi scienziati arabi: sono solo alcuni dei temi che Jim Al-Khalili ha affrontato nei suoi numerosi libri, tradotti in tutto il mondo. Nato a Baghdad, vive nel Regno Unito e insegna fisica teorica all’Università del Surrey, si occupa anche di biologia quantistica. Lo incontriamo durante la festa del libro di pordenonelegge con una paziente e generosa videochiamata Zoom: la modalità “distanziata” non ha impedito al fisico teorico di raccontare le meraviglie della sua ricerca, anzi: è stata l’occasione per riflettere sul futuro in tempo di pandemia e di insistere sullo sviluppo del senso critico dei cittadini e, soprattutto, della politica.




Viviamo un tempo ricco di tecnologia e la scienza è più presente sia sui media sia nelle classifiche editoriali. L’impressione che la divulgazione scientifica stia raccogliendo sempre più interesse e attenzione è sbagliata?
La figura del divulgatore scientifico esiste da sempre: Galileo ha voluto raccontare la scoperta delle Lune di Giove a costo della sua vita. E già nell’Antica Grecia gli esperti traducevano il tecnicismo per tutti. Nel Regno Unito faccio divulgazione da venticinque anni; all’epoca i ricercatori non venivano incoraggiati ad andare nelle scuole, a rilasciare interviste o fare documentari per la televisione, ma la mia generazione ha cambiato le cose. Che senso ha tenersi per sé la bellezza delle scoperte?

Intuiamo ci sia altro, oltre al valore della bellezza…
Sì, partecipare all’esperienza della scienza può aiutare a essere cittadini migliori. Il punto di forza dei matematici, dei fisici è l’errore, cioè la capacità di riconoscere e ammettere l’errore, per correggerlo. Il metodo scientifico e il pensiero critico sono fondamentali quando l’opinione pubblica, come adesso, è così polarizzata. Lo vediamo ogni giorno sui social: di fronte a idee diverse in troppi si rifiutano persino di ascoltare. Gli scienziati, invece, ascoltano sempre, cambiano idea quando necessario. Anche i politici dovrebbero seguire questo metodo, per il bene di tutti.

A proposito di politica, l’Italia è fra i Paesi che meno investono nella ricerca scientifica. Al disinteresse dei governanti segue la sfiducia di molti cittadini che faticano a comprendere la necessità di finanziare scienziati e ricercatori. Hai una soluzione per provare a cambiare questa realtà?
Covid-19 ci sta dando una lezione sul funzionamento della scienza, sull’impegno nel risolvere problemi fondamentali come quello della salute. Mi sarei augurato un’occasione migliore per imparare la lezione… In pochi mesi, tuttavia, abbiamo conosciuto un virus e lo stiamo combattendo, spiegando alle persone il metodo scientifico. La ricerca non è un hobby. La ricerca ci salva la vita, è essenziale per la sopravvivenza dell’umanità.

Nel libro Il mondo secondo la Fisica hai diviso i tuoi colleghi in tenebristi e lampionisti. Cosa vuol dire?
Sono due categorie, entrambe necessarie. Mi spiego con una storiella: una sera, arrivo a casa e mi accorgo di aver perso le chiavi. Cosa posso fare? Cercarle solo dove la strada è illuminata dai lampioni oppure ovunque, anche brancolando nel buio. Nel primo caso, quello dei lampionisti, ci saranno minori possibilità di trovare le chiavi ma la ricerca è più semplice; nel secondo caso, strada scelta dai tenebristi, esplorando l’oscurità e uno spazio più grande, trovare qualcosa è straordinario! C’è spazio dunque per chiunque, anche per i ricercatori che hanno il senso dell’avventura e delle idee folli.

A proposito di idee avventurose delle quali anche tu ti sei occupato… Troveremo mai forme di vita aliena?
L’universo è talmente grande che pensare di poter individuare, prima o poi, la vita è una deduzione logica. Noi siamo speciali e unici, ma non così tanto da credere di essere soli. Potrebbero esserci vite microbiche oppure più complesse, finché non avremo un modo per comunicare non possiamo saperlo. Voglio essere ottimista: il segnale di un’intelligenza arriverà, per ora è soltanto troppo lontano.

Cosa ne pensi invece della ricerca di base che fanno, per esempio, al Cern di Ginevra? Potremo avere novità che cambieranno la nostra vita?
L’acceleratore LHC è il frutto della curiosità pura, della scienza nella sua essenza. Nel 2012 lì ha avuto luogo la straordinaria scoperta del bosone di Higgs che, pur non avendo migliorato direttamente la salute o l’economia, ci ha fatto capire qualcosa in più della natura dell’universo. Oggi qualcuno è deluso dall’assenza di altre grandi novità, ma chi conosce la fisica sa che la rivoluzione potrebbe accadere domani. Lo stesso Cern ci ha dato il web, una tecnologia "accessoria": era un’applicazione scaturita dalle necessità della ricerca.

Sei sempre convinto che una macchina, un’intelligenza artificiale, sarà capace di scoprire qualcosa di nuovo dell’universo?
Tempo fa ho fatto quell’affermazione, ma non sono mai convinto di niente come scienziato. Negli ultimi cento anni abbiamo fatto tanti sforzi per unificare le due grandi teorie della fisica: la meccanica quantistica e la teoria della relatività. Non riusciamo ancora a riunire l’infinitamente piccolo con il grandissimo, è davvero troppo complicato! Un nuovo Einstein verrà? Non so se è probabile, le menti umane hanno già dato il massimo in questo campo; un’intelligenza artificiale, invece, potrebbe vedere pattern, modelli, che all’uomo sfuggono. Non sarà in grado di formulare una teoria, ma ci aiuterà.

Come vedi, dunque, il nostro futuro?
Sono fisico e sono anche un umanista perché ho grande fede nell’uomo. Nonostante problemi come il cambiamento climatico, la pandemia, le crisi sociopolitiche, sono ottimista: rispetto al passato, stiamo meglio e questo accade grazie alla scienza, ai progressi della medicina. Continuerò a essere ottimista: il progresso accelera e noi dobbiamo adattarci accogliendo ciò che arriva, dagli smartphone all’intelligenza artificiale perché sarà la tecnologia del futuro che ci aiuterà a risolvere il Climate Change e a trovare un vaccino contro il coronavirus. Ripeto: la scienza ci farà sopravvivere.

I LIBRI DI JIM AL-KHALILI



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