Intervista a Julia Phillips

Articolo di: 

Julia Phillips è nata nel New Jersey ma vive a Brooklyn e collabora con diverse testate giornalistiche tra cui il “New York Times”. Il suo romanzo d’esordio – finalista al National Book Award 2019 e già pubblicato in ventitré lingue – è stato inserito dal “Times Book Review” tra i dieci migliori libri del 2019. Raggiungiamo via mail la giovane autrice statunitense dopo l’incontro in diretta streaming nella prima giornata del festival Pordenonelegge 2020 per l’uscita in Italia del suo romanzo: un’occasione davvero imperdibile per scoprire qualcosa in più sulla sua scrittura e sulla genesi del suo esordio letterario.




Come ha preso forma l’idea per il tuo La terra che scompare e perché hai scelto di ambientarlo in Kamchatka? Qual è il tuo rapporto con questa regione?
Sono giunta in Kamchatka come studentessa di russo. Crescendo ho sempre voluto essere un’autrice, ma ho anche sempre coltivato un interesse per la lingua russa e ho finito per studiare sia questa che Scrittura creativa all’università. Dopo la laurea, ho deciso che ambientare un libro in Russia sarebbe stata l’occasione perfetta per trasferirmi nel paese e continuare lì i miei studi. La penisola della Kamchatka era la mia meta dei sogni. La regione è enorme – è grande quanto l’Italia – ma chiusa. Non ci sono strade a connetterla con la terraferma. La maggior parte della popolazione vive in una sola città. Vivendo per un po’ in quel posto isolato, ho avuto la possibilità di incontrare molte persone, di ascoltare le loro storie, di collezionare dettagli che rendessero verosimile una narrazione. E oltre a queste ragioni c’era una motivazione sentimentale: la Kamchatka è veramente bellissima. Vulcani e geyser. Volevo trasferirmi lì perché amavo tutto questo. Dopo essere arrivata nella penisola, ho scoperto che la bellezza, l’isolamento e la circospezione della Kamchatka mi ricordavano quelle storie di mistero e di persone scomparse che a casa consumavo con voracità. Non riuscivo a togliermi questa idea dalla mente. È così che è nato La terra che scompare.

Nel romanzo ci sono tante sfumature di violenza, che soprattutto le donne, in ogni parte del mondo, devono sopportare nella vita di tutti i giorni. A tuo parere, cosa può fare la letteratura per affrontare tale situazione?
Mi fa piacere che tu abbia evidenziato questa tematica. Il tema della violenza sulle donne è stato essenziale per il progetto sin dall’inizio. Questo romanzo è strutturato in modo polifonico, ogni capitolo si concentra su un diverso punto di vista femminile, perché l’intenzione è quella di esplorare lo spettro della violenza nella vita delle donne – da quella più rara e altamente pubblicizzata (un rapimento da parte di un estraneo) a quella di tutti i giorni (un appuntamento difficile con il dottore, un malessere sociale). Ho scritto La terra che scompare per esplorare le sfumature della violenza dell’essere una donna nella contemporaneità, perché sono affascinata da come queste ferite si riecheggino, si sovrappongano e ci connettano. Per me l’arte gioca un ruolo essenziale nel muovere la società verso il cambiamento. La letteratura può identificare un aspetto delle nostre vite che prima magari non avevamo notato. Mentre leggiamo, non solo realizziamo questo ma iniziamo anche a prendere confidenza con il dialogo che si crea attorno. Impariamo a dire e ascoltare la verità. E poi possiamo impegnarci ad aggiustare ciò che sappiamo essere rotto – come i modi in cui ci feriamo l’un l’altro o in cui ci ritroviamo ad essere complici del male.

Nel tuo libro ci sono molte voci femminili: è stato difficile dare voce a tutti questi personaggi differenti?
Onestamente, è stato divertente! Ho amato lavorare su una storia di un gruppo di persone, un’intera comunità influenzata da un singolo evento. È stato davvero divertente immergersi in una voce dopo l’altra.

Il tema della scomparsa è centrale nel romanzo. La Terra del titolo sta scomparendo, due bambine svaniscono, la Kamchatka è il posto migliore per scomparire. Cos’altro, a tuo parere, sta scomparendo oggigiorno – e di conseguenza, cosa è necessario salvare dalla scomparsa?
Sicuramente di questi tempi ciò che è più presente nei miei pensieri è il cambiamento climatico e il grande pericolo in cui mettiamo noi stessi e il nostro futuro mentre continuiamo a far del male al pianeta. Il cambiamento climatico non è un tema esplicito ne La terra che scompare, ma la Kamchatka, il posto meraviglioso in cui la storia è ambientata, è una regione con un ecosistema unico al mondo e il cambiamento della temperatura globale lo influenza visibilmente. Molto sta scomparendo lì ogni giorno – o è già scomparso. La necessità di dedicarsi alla questione climatica è più urgente che mai. Dobbiamo modificare i nostri comportamenti prima di cancellare noi stessi e la vita attorno a noi.

Quali sono gli scrittori cui ti ispiri? Cosa ti piace leggere?
Ce ne sono così tanti! Mentre lavoravo a La terra che scompare ho pensato molto alla scrittura di Louise Erdrich e di Alice Munro, due narratrici magistrali. Alcuni dei lavori che hanno particolarmente influenzato questo romanzo sono Onda di Sonali Deraniyagala, Tempo di seconda mano di Svetlana Aleksievich, So Much Pretty di Cara Hoffman e Dead Girls di Nancy Lee.

I LIBRI DI JULIA PHILLIPS



Fai una donazione!

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER