Aelita

Primi anni Venti, Pietrogrado. Sul muro scalcinato di una casa disabitata di via Krasnye Zori un pomeriggio d’estate appare uno strano manifesto, che riporta un incredibile annuncio: “L’ingegnere M. S. Los’ invita coloro che desiderassero volare con lui sul pianeta Marte il 18 agosto a presentarsi per un colloquio individuale dalle 18 alle 20. Lungofiume Ždanov, numero 11, in cortile”. Archibald Skiles, corrispondente dalla neonata URSS per un giornale americano, legge incredulo: sarà uno scherzo? Mentre Skiles sta appuntandosi l’indirizzo, incuriosito, davanti al manifesto si ferma anche Gusev, un giovane ben piazzato, soldato dell’Armata Rossa in congedo temporaneo per una ferita. Con un sorriso beffardo, esclama: “Si piglia e si va con lui, punto e basta” e poi si allontana con la sua compagna, una “giovane scalza con indosso un lindo vestito d’indiana”, occhi blu e capelli mossi. Più tardi, Skiles giunge al laboratorio dell’ingegnere Mstislav Sergeevič Los’, che affaccia su di “un cortile disseminato di ferraglia arrugginita e barili di cemento”. Scambia qualche parola con lo scienziato, spiegandogli che vuole far conoscere ai suoi lettori “un progetto di viaggio interplanetario tanto straordinario e sensazionale”. Los’ è deluso, sperava che Skiles fosse un candidato al viaggio, dato che tra soli quattro giorni è prevista la partenza e ancora non ha trovato un compagno per quella incredibile impresa. Ma comunque ben volentieri inizia a parlare con il giornalista: lavora alla sua astronave da molto tempo e ha iniziato a costruirla due anni prima, conta di coprire la distanza tra la Terra e Marte – approfittando del fatto che il 18 agosto il Pianeta Rosso sarà più vicino possibile, a soli 40 milioni di chilometri – in non più di 9-10 ore, tra pochi anni secondo lui andare su Marte “non sarà più complicato che volare da Mosca a New York”. L’apparecchio di Los’ è a forma di uovo, alto più di 8 metri e mezzo e con un diametro di 6; è costruito in “acciaio elastico refrattario” e rivestito all’interno da strati di gomma, feltro e pelle. Il motore funziona a ultraliddite, una sostanza esplosiva di potenza straordinaria scoperta in un laboratorio sovietico…

Pubblicato a puntate sulla rivista “Krasnaja Nov’” nel 1922 e poi in volume nel 1923, Aelita - Zakat Marsa (ovvero Aelita - Il tramonto di Marte) di Aleksej Nikolaevič Tolstoj suscitò sin da subito una forte attenzione, per almeno tre motivi. Innanzitutto prendeva spunto dalle teorie dei cosmisti russi – Nikolaj Fëdorov, il poeta mistico Vladimir Solov’ëv, il fisico Nikolaj Umov, il pioniere del volo spaziale Konstantin Ciolkovskij – in modo un pochino ingenuo, rendendole “digeribili” per il grande pubblico. In secondo luogo era opera di uno scrittore emigrato in Francia dopo la rivoluzione del 1917, che ora era rientrato in URSS apparentemente “pentito” e cercava di rifarsi una “verginità politica” a tutti i costi. In terzo luogo il messaggio di Aelita era chiarissimo: l’Unione Sovietica aveva il diritto/dovere, la sacra missione di esportare la rivoluzione e il socialismo reale in tutto il mondo e persino in altri mondi. Spiega Raffaella Vassena, Professore Associato di Letteratura russa presso il Dipartimento di lingue e letterature straniere dell'Università degli Studi di Milano: “Prezioso biglietto di ritorno in patria per il suo autore, Aelita non poteva sottrarsi allo schema tipico della letteratura postrivoluzionaria: il nemico borghese, l’eroe socialista, la celebrazione della scienza e del progresso tecnologico, la costruzione di un mondo nuovo. Aelita tenta di inserirsi nel ‘discorso rivoluzionario’ dominante soprattutto attraverso la figura di Gusev, che presenta molti tratti del nuovo eroe sovietico: «Non so com’è per lei, Mstislav Sergeevič, ma io non sono venuto qua per starmene in panciolle. […] Io penso che se noi siamo i primi uomini comparsi qui, allora Marte adesso è nostro, è russo. È su questo punto che dobbiamo lavorare. […] Con cosa ce ne torneremo a Pietroburgo? Che, porteremo un ragno rinsecchito? No, bisogna tornare e presentare: prego, ecco il documento dell’adesione di Marte. Non è mica come prendere un qualche governatorato alla Polonia – qui è un intero pianeta. Ecco, allora in Europa usciranno dai gangheri». Gusev sprona i marziani alla rivoluzione, li incita a insorgere contro il dittatore Tuskub, è pronto a sacrificare i propri interessi – come l’amore di una marziana, di cui si è invaghito – per il bene della collettività”. Tolstoj aveva bisogno di ingraziarsi Josif Stalin, in prepotente ascesa verso la poltrona di Segretario Generale del PCUS. Per far questo lui – ingegnere di nascita aristocratica – si allineò all’opera sistematica di denigrazione degli scienziati, degli ingegneri e in generale delle élite tecnocratiche fortemente voluta dai vertici sovietici, come sottolinea Muireann Maguire, Senior Lecturer in Letteratura Russa all’University of Exeter: “Questa rappresentazione sempre più negativa degli ingegneri nei romanzi, e nelle loro successive versioni cinematografiche, ha contribuito a preparare la strada per l’alienazione degli specialisti tecnici all’interno della società sovietica, fornendo una giustificazione culturale per i processi e le epurazioni di Iosif Stalin di entrambe le categorie negli anni Trenta. E l’alienazione di Tolstoj dell’ingegnere-inventore, eroe tradizionale della prima fantascienza russa (…) effettivamente determinò la sua accettazione nella gerarchia letteraria stalinista”. Già nel 1924 infatti Aelita (con importanti modifiche nella trama, però) diventò un film ad altissimo budget, un vero kolossal che ebbe uno straordinario successo diretto da Jakov Aleksandrovič Protazanov, interpretato da Julija Solnceva, Nicolaj Ceretelli, Valentina Kuindži e Nikolaj Batalov e impreziosito dall’incredibile lavoro degli scenografi guidati da Isaak Rabinovič, uno dei più importanti scenografi del Bolshoi e valente pittore, e della costumista Aleksandra Exter. Tale fu il successo della pellicola che influenzò profondamente anche letteratura, cinema e fumetti occidentali: nel 1934 Alex Raymond creava Flash Gordon prendendo dichiaratamente spunto dalla corte della Regina di Marte creata da Aleksej Nikolaevič Tolstoj.



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