Al centro del mondo

Al centro del mondo

Damiano Bacciardi vive a Villa la Croce, detta anche “Villa dei Matti”, in pratica uno stradone che si muove nel cuore delle colline urbinati. La vita segue il ritmo delle stagioni e delle feste religiose, Nonna Adele è la custode dei riti e dei segreti di famiglia. È lei che, nonostante l’età, si occupa di tutto. La quercia secolare davanti alla loro casa ha delle foglie nuove, verdi nei rami in alto. Sembrava morta da tanto tempo, invece come un gigante silenzioso è rinata. Damiano è scosso da questa vista, si agita e come un automa prende un’ascia e inizia a colpirla con violenza, ripetutamente, è per lui un nemico da combattere. Quella pianta è la memoria perenne della morte di suo padre, ai suoi rami si è impiccato e lui lo ha visto per primo. Anna, la vicina di casa urla, ma non si muove; la nonna è in casa a chiudere i barattoli del miele e tende l’orecchio; il nonno, seduto all’ombra del ciliegio chiuso nel suo quotidiano silenzio, stringe con forza il suo bastone di albicocco, è convinto che il Demonio sia tornato a Villa la Croce. Arriva Mario Baldeschi, è l’unico che può fermare Damiano, lo vede fronteggiare la quercia, si avvicina, poi si ferma un momento, quello che tutti temevano sta accadendo, la mente di Damiano è capitolata di nuovo. Riparte e con le sue braccia forti, abituate a fare la legna, lo stringe forte e lo ferma. Da piccolo erano le braccia della nonna che lo contenevano in questi momenti di rabbia. Ora è calmo a letto e lei lo accudisce, sa perché Damiano ha fatto così, ma vuole che sia lui a dirlo. Avrà visto di nuovo il babbo? Per consolarlo decide di fare le frittelle, che a lui piacciono tanto. Zio Vince, soprannominato “il Gorilla” è il fratello del babbo di Damiano, sconsolato guarda la quercia, l’avrebbe voluta abbattere subito dopo la tragedia ma la nonna si era opposta, adesso ci passa accanto senza più pensare a suo fratello, ha altre preoccupazioni. La casa sta andando in rovina, vanno avanti con la produzione del miele, la famosa “manna” che aiuta le donne a rimanere incinte, ma è stanco e vorrebbe vendere tutto. Per questo va spesso in giro a cercare acquirenti. Damiano lavora con piacere e dedizione con le api, ne capisce le intenzioni, sa come maneggiare le arnie e questo gli tornerà utile...

È il paesaggio dell’appennino umbro marchigiano: boschi, colline, borghi e ruralità. Villa la Croce, il luogo in cui si svolge la maggior parte della storia, un microcosmo chiuso e isolato, che conserva la memoria e i sensi di colpa derivanti dal passato. Un luogo da cui fuggire. Lo ha fatto la mamma di Damiano, lo ha fatto il padre impiccandosi e vorrebbe farlo anche zio Vince, ma Damiano vuole restare, è legato a questo luogo da ricordi, fantasie e oggetti per lui sacri. È cresciuto a fatica tra la memoria del sangue e la tenerezza dei suoi nonni. Difende il territorio e la sua felicità, tutela la quiete di una piccola famiglia e fa del tutto perché questo possa rimanere tale. C’è un crescendo nell’animo di Damiano: nel suo attaccamento alla terra, e nell’acuirsi del senso di ribellione nei confronti di chi gliela vuole portare via. Sente la natura, il volo delle rondini, il brusio delle api e sa riconoscere la presenza del male negli uomini. Il Demonio con cui Damiano lotta lo vede negli occhi delle persone, ricorre nei suoi pensieri. Zio Vince non si accorge che il suo voler vendere la proprietà per fuggire porta Damiano verso un crollo psichico che lo istigherà a progettare azioni estreme. Vendere per Damiano non è un contratto vantaggioso, un’opportunità per una vita migliore, ma un tradimento, uno sradicarsi da un retaggio storico a cui non vuole rinunciare. Le radici e le distorte visioni che prendono forma nella mente del protagonista possono essere uno sprone per la riflessione del lettore. La memoria delle origini è un patrimonio da portare avanti per un nuovo futuro, libero però da sguardi nostalgici. Damiano matura, nel suo animo ombroso e selvaggio, un disegno di riscatto che metterà in atto, bene e male, felicità e dolore, dovranno coincidere. Nel suo suggestivo, potente romanzo Torino ricerca l’essenziale, quella bellezza e quella giustizia che solo i matti sanno comprendere. Al centro del mondo andrebbe letto con l’attenzione dell’adulto e la libera curiosità dei bambini. Alessio Torino è nato a Cagli nel 1975 e vive a Urbino, dove insegna letteratura latina all’Università degli Studi Carlo Bo.



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