All’avvocato si dice sempre tutto

All’avvocato si dice sempre tutto
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Castano Dittongo è un praticante avvocato, un efficiente portaborse, molto atletico e capace di sopportare anche pesi rilevanti. Insomma, un vero factotum. La sua abilità gli consente di essere molto apprezzato, anche perché, si sa, i praticanti sono ormai una razza in via d’estinzione a completa disposizione degli avvocati titolari che dovrebbero istruirli e avviarli alla professione e invece, troppo spesso li sfruttano. Castano si ritrova ad assistere all’ennesima disputa giuridica tra il suo avvocato di riferimento e un collega. I due si sono appena scontrati in un processo di separazione ma nella vita reale sono amici. Lo scontro dall’aula di tribunale si sposta fuori e prosegue in un angolo del grande atrio del tribunale a suon di brocardi latini e alla presenza dei rispettivi clienti, una giovane coppia che aveva compreso presto di non essere compatibile e aveva deciso di separarsi. “In limine litis”, dice uno. “Nemo plus iuris transferre potes quam ipse habet”, gli risponde l’altro. “Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”, ribatte il primo. “Negativa non sunt probanda”. E continuano. “Lex primaria derogat legi subsidiariae”. “Qui accusare volunt, probationes habere debent”. E ancora. “Emptio non tollit locatum”. “Usque ad sidera, usque ad inferos”. Castano e un suo giovane collega praticante si guardano strabuzzando gli occhi davanti a tanta eloquenza, a cotanto ostentato e raffinato sapere giuridico. Non riescono proprio a riconoscere i propri avvocati. Quegli uomini così forbiti e fieri, appassionati nel parlare di diritto, non sembrano gli stessi con i quali ogni giorno condividono il turbinoso mondo giudiziario. Ma ecco che, giusto il tempo di congedare i clienti, i due avvocati svestono la propria maschera e tornano a essere quelli di sempre: due uomini che non si pongono problemi a commentare volgarmente il corpo di una donna...

È questo l’avvio di All’avvocato si dice sempre tutto di Luca Ponti, una raccolta divertente ma profonda di frammenti esistenziali di un giovane praticante avvocato, Castano Dittongo, un personaggio singolare attraverso i cui occhi l’autore descrive un mondo complesso quale quello giudiziario fatto di aule di tribunali, di studi legali, risse, dispute, abbigliamento comandato che non si può assolutamente sbagliare, incontri con clienti dalle mille e assurde pretese: un vero tritacarne. Ma al di là della vena ironica, grazie alla quale il lettore compie innumerevoli e sorprendenti riflessioni, ciò che cattura l’attenzione è la capacità di indagare con attenzione l’animo umano in tutte le sue sfaccettature attraverso quella lente privilegiata che è il linguaggio del diritto che tanto astruso appare quanto connaturato alla vita di tutti i giorni invece è. Lo stile narrativo dell’autore è lineare e scorrevole ma preciso e forbito, proprio come i testi giuridici sanno essere. La scrittura è ponderata e grandissima è l’attenzione nella ricostruzione dei dialoghi e delle vicende narrate. L’opera si presenta come una raccolta di aneddoti, vicende, accadimenti vissuti dal singolare Castano, il quale viene seguito nel suo percorso di crescita personale e professionale. Un libro davvero notevole quello di Ponti, che diverte, interroga e convince pienamente.



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