Allegra - La figlia di Byron

Era una calda estate quando Percy Shelly e Mary Godwin iniziarono a frequentarsi, costantemente ostacolati dalla sorellastra della futura scrittrice nel ruolo di terzo incomodo, che si accompagnava ai due innamorati in giro per la Francia. Mary Jane Claire Clairmont, una donna insistente e talvolta assai capricciosa, era figlia della moglie del filosofo William Godwin, che l’aveva avuta dal suo precedente matrimonio. Quando si rese conto di non poter spezzare l’unione che stava nascendo tra la sorellastra e il poeta Percy Shelly, decise di puntare ancora più in alto iniziando un’instancabile corte rivolta a Lord George Gordon Byron, che al tempo poteva già vantare una discreta fama letteraria. E malgrado il noto poeta non volesse aver niente a che fare con Claire, lei imperterrita continuava a insistere nella speranza di conquistare il suo cuore, ma riuscì solo a richiamare il suo appetito sessuale. La figliastra di Wiliam Godwin lo frequentò nei giorni di vacanza, durante cui accompagnò Mary e Percy Shelly in visita al poeta a villa Diodati, sul lago di Ginevra. Da quella avventura nacque Allegra, una bambina dolcissima che Byron riconobbe come sua figlia e accettò nella nuova dimora veneziana, solo alla condizione che Claire si mettesse da parte. Nel primo anno di vita la piccola visse con gli Shelly, allevata insieme al loro figlio più piccolo. Percy era innamorato di lei, ma a un certo punto convenne con Mary che Allegra aveva assoluto bisogno almeno di uno dei genitori, così Claire si dovette dimostrare accondiscendente affinché il padre la accogliesse a Venezia. Sicuramente non per cattive intenzioni, forse solo per mancanza di vocazione, ma Byron era tutt’altro che un padre modello. Inizialmente pensò che la piccola poteva essergli “recapitata” dal suo contabile, insieme ad alcuni documenti importanti; alla fine Percy riuscì a convincerlo a farla accompagnare dalla tata, che però non pronunciava una sola parola di italiano e non fu di alcuna utilità nel favorire il processo di inserimento di Allegra nella famiglia del padre. Quest’ultimo aveva una relazione con una fornaia che frequentava anche la sua abitazione, una donna spiacevole disprezzata dalla bambina. Malgrado la dolcezza del suo piccolo cuore, che traspariva dall’aspetto malinconico, dai modi educati e da un’intelligenza insolitamente vivace, la piccola Allegra era destinata a non avere dei genitori responsabili…

Iris Origo in un sintetico eppure intenso e piacevole saggio ci racconta la breve vita della piccola Allegra, una delle figlie di Lord George Gordon Byron, nata da un rapporto extraconiugale. Morta a poco più di cinque anni non si sa bene per tifo o per dissenteria, la bambina aveva già rivelato particolari doti intellettive e una spiccata sensibilità nel coltivare i rapporti con gli adulti. Figlia di papà, quindi, ma non solo per tali doti; infatti Allegra non mancava nemmeno di una considerevole presunzione, anche questa innegabilmente ereditata dall’illustre genitore. Quando nell’ultimo periodo della vita fu affidata alle suore di un convento in provincia di Ravenna, dove si recavano per la loro istruzione le figlie di alcune famiglie benestanti italiane, sentendo parlare di Dio per la prima volta sembra che disse: “Chi è questo Signore che è più grande di me?”, mentre considerava le suore non altro che le sue nuove serve. Eppure le religiose seppero attenuare questi aspetti eccessivi del suo carattere, fino a imparare ad apprezzarla e a volerle bene. Come il padre, Allegra sapeva imporre la propria superiorità senza suscitare disprezzo, probabilmente perché la sua superbia era originata da doti realmente maggiori alla norma. Riflettendo sulla sua morte prematura, è inevitabile chiedersi quanto incise su questo atroce destino lo sconsiderato comportamento di Byron, che per perseguire l’idea di un’educazione cattolica tradizionale adatta a fare di Allegra una perfetta dama, non considerò le conseguenze di destinarla a un luogo di campagna dove facilmente imperversavano le epidemie, senza ascoltare le giuste lamentele della madre. Iris Origo narra la vita della bambina con una leggerezza che rispecchia la sua personalità, senza tediare il lettore con eccessivi particolari, anzi andando a cercare le vicende più significative di un’esistenza davvero troppo breve, l’autrice vuole coinvolgere il lettore facendo in modo che possa avere Allegra davanti agli occhi e avvertire nei suoi confronti una particolare empatia. Iris Margaret Origo (il cognome da nubile era Cutting) nacque a Birdlip il 15 agosto 1902. Dopo la prematura scomparsa del padre William Bayard Cutting, si trasferì con la madre in Toscana e nel 1924 sposò Antonio Origo, con cui visse nella tenuta La foce di Chianciano Terme. Durante il secondo conflitto mondiale gli Origo offrirono ospitalità ai bambini profughi e ai prigionieri di guerra. Successivamente Iris si dedicò alle proprietà di famiglia e alla letteratura, scrivendo alcune biografie tra cui Il mercante di Prato, Bernardino da Siena e il suo tempo, Guerra in Val d’Orcia, Bisogno di testimoniare e Quattro vite, oltre a interessarsi alla ricostruzione della sua stessa esistenza con l’autobiografia Immagini e ombre. Morì a Siena il 28 giugno 1988.

 


 

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