Alzaia

Agguati. Michelangelo Merisi detto Caravaggio subì un agguato a Napoli nell’ottobre 1609. Caravaggio non amava i paesaggi, dipingeva gli uomini, figure umane al varco. Un suo quadro andato perduto nel 1945 raffigurava un Matteo che scrive in ebraico il suo Vangelo, guidato dalla mano gentile dell’Angelo. Caravaggio immagina il Vangelo in lingua originale, quella lingua di Gesù che ormai è andata perduta, proprio come la tela... Ambiente. Da “ambire”, circondare. Una volta l’ambiente ci circondava, ora è circondato da noi. Per chi ha fede l’ambiente è Dio, ed è dunque Dio a circondare l’uomo... Biglietti. In un racconto di Isaac B. Singer si fa riferimento ai kvìtlac, bigliettini di augurio e preghiere da porre nel Muro del Pianto, che diviene così “un fermoposta del cielo”... Cadute. Rilke ha un’intuizione sulla felicità. Dice: “quando cosa ch’è felice / cade”. Così è nelle scritture sacre. I testimoni della rivelazione cadono, vengono meno: Ezechiele, Abramo, Mosè e Paolo, sbalzato di sella... Caino. Dio vieta di uccidere Caino e pone un segno su di lui: è narrato nel Bereshìt, il libro della Genesi. A De Luca viene chiesto di tradurre il passo dall’ebraico antico per l’organizzazione internazionale “Nessuno tocchi Caino”, impegnata per l’abolizione della pena di morte. Molti sono i modi inventati nel tempo dall’uomo per sbarazzarsi dei carnefici... Capolavori. Dante Gabriel Rossetti, dopo la morte della modella Lizzy Siddal, pose nella bara della giovane un suo manoscritto di poesie. Salvo poi, con un gesto che Proust definisce “senza nobiltà ma non senza grandezza”, far riaprire dopo sette anni la bara per recuperarlo... Cardini. Galileo criticava la Gerusalemme Liberata di Tasso per i cardini delle porte del palazzo di Armida, fatti d’oro invece che di metallo vile. Ma “l’artista, si sa, è scialacquatore”...

L’evocativo titolo Alzaia – la corda che serviva a tirare controcorrente chiatte e battelli – riunisce i numerosi corsivi pubblicati da Erri De Luca nell’arco del 1996 su “Avvenire”. Centoventi voci (Avere orecchio, Eccomi, Gnomi, Mishpàt, Non necessari, Poesia per citarne solo qualcuna) disposte in ordine alfabetico a comporre un peculiare quaderno di annotazioni sparse, in cui De Luca parte da citazioni, frasi lette, aneddoti, dagli spunti più disparati per apporvi un commento, una breve riflessione. Il filo conduttore – o l’alzaia, appunto – di tale caotico assemblarsi di pensieri è De Luca stesso. Sono la sua preparazione, la passione, la sua curiosità a trainare i frammenti, ed è il suo personale vissuto a conferire a questi ultimi senso e coerenza. In Alzaia ci sono la Letteratura, la lingua, la filosofia, la Storia. C’è il De Luca scrittore, il traduttore, l’operaio di fabbrica. C’è la militanza politica e c’è Napoli, nella sua unicità. Ci sono l’esperienza della Bosnia e le scalate in montagna. C’è la malinconica partecipazione per l’incerto futuro – ora amaro presente – di una generazione preparata e speranzosa lasciata ad appassire “in un macero di attese”. Infine, la lingua ebraica e i testi sacri, il mistero grandioso dell’umanità e la consistenza della Parola divina – una “rivelazione che non si interrompe mai” –, da sempre temi amati e indagati dall’autore partenopeo, permeano quasi ogni pagina di Alzaia e ne costituiscono la parte senza dubbio più affascinante. De Luca coglie spunti multiformi, li rimira, li leviga, li rigira tra le mani per scoprirne nuove prospettive, per rivelarne le connessioni latenti. Il risultato è un libriccino brevissimo, denso, composito, che a volte risente dell’eccessiva brevità di pensieri che restano sospesi e vanno un po’ a perdersi nell’autoreferenzialità e nella ripetizione dei concetti – ben più godibile, nel parere di chi scrive, se centellinato e affrontato nella modalità che ha visto i frammenti nascere. Il tutto sostenuto dall’essenzialità necessaria e quasi chirurgica di una scrittura che non manca mai di lasciare il segno.



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