Atene - Epifanie sospese

La permanenza di Anna nella città di Atene inizia con due giorni di pioggia autunnale un po’ malinconici, che si fanno complici della sua voglia di perdersi “da sola, fuggitiva, con in mano una manciata di stelle sbandate e un bagaglio di piccole follie rumorose da disperdere”. Poi il terzo giorno, il primo senza pioggia, incontra Dionysia, una piccola donna bruna sulla cinquantina che nella città ellenica insegna tecniche di regia e realizza documentari (uno, bellissimo, è sulla tradizione della lavorazione del lino nei piccoli paesi dell’entroterra). Davanti ad un caffè alla greca, mangiando piccoli dolci che profumano di mandorle e cannella, ascolta da lei amare riflessioni sulla situazione del Paese, sulle aspettative di cambiamento deluse da Alexis Tsipras, sull’anima della città e della sua gente. Vive anche lei - come Anna - nel quartiere popolare di Aghios Nikólaos, lungo la linea verde della metropolitana, che attraversa la città da nord a sud toccando alcune delle zone più popolari e povere. Palazzi tristi, strade trascurate ma tanta umanità: qui il bello “è una parola che resiste nei dettagli e nei gesti inaspettati”…

Non certo un libro di viaggi nel senso più tradizionale e rassicurante del termine, questo libriccino firmato dalla giornalista Anna Consilia Alemanno, ma piuttosto una “mappa irregolare di geometrie sparse”, “di segni emozionali” della capitale greca. Troverete dunque sparuti aneddoti, qualche descrizione, pressoché nessun suggerimento, ma tanti pensieri, un vero e proprio flusso emozionale accompagnato capitolo dopo capitolo – quasi preso per mano, direi – dalla poesia “trasparente e potente” di Odysseas Elytīs, Premio Nobel per la letteratura 1979. Forse è il modo giusto – o magari l’unico modo, chissà – di raccontare “un luogo non facile, Athina, né patinato, ma irregolare, respingente e insieme accogliente, assoluto nel bene e nel male, spigoloso, contraddittorio e ambivalente”. Forse è vero, come sostiene la Alemanno, che viaggiare è “misurare la propria forza nell’opaco del mondo” e che quindi la descrizione realistica e puntuale dei luoghi e delle persone è per certi versi limitante, dà poca soddisfazione. Ma il fatto è che con un approccio del genere giocato tutto sul “poetico” si corre il rischio, in più di un momento, di sbandare pericolosamente verso il retorico. Però l’amore per Atene quello no, si avverte sincero e potente, non è mai in discussione.



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