Autobiografia di Petra Delicado

Autobiografia di Petra Delicado

Ripensando oggi a sua madre, Petra la vede come un omogeneo mix tra Anna Magnani, Irene Papas e Maria Callas, tre figure di un certo spessore protagoniste del mondo dello spettacolo. Cresciuta in una famiglia tradizionalista, la donna ha sempre mostrato un carattere forte insieme ad atteggiamenti da gran signora. Petra non l’ha quasi mai vista felice della sua vita. Ancora ricorda il suo sguardo immobile perso nel vuoto e i suoi sospiri profondi e tristi, spesso emessi senza una precisa ragione. In ogni caso, sua madre è sempre stata tremenda. È riuscita a esercitare la sua influenza su tutto e tutti: sugli studi e i matrimoni delle sorelle di Petra e sulle decisioni di suo padre, uomo a cui ha spesso rimproverato la mancanza d’ambizioni ma che ha continuato ad amare e ad aiutare per tutta la vita. Per fortuna Petra ha sempre posto profonda fiducia nella sua personale capacità di giudizio e ha imparato fin da subito ad analizzare con spietatezza il comportamento della madre. Si è trattato di una battaglia dalla quale non è uscita indenne, ma sicuramente i traumi subiti non sono stati tali da impedirle di condurre poi, da adulta, una vita normale. D’altra parte, Petra non ha difficoltà a riconoscere che sua madre è sempre stata perspicace e intuitiva, una grande lettrice affamata di conoscenza; si è sempre mostrata generosa e convinta - forse perché ha partorito solo figlie femmine - che la donna dovesse studiare, lavorare fuori casa e trovare il proprio posto nel mondo. Le sue sorelle, Celia e Amanda, hanno ricevuto in dono dal destino la bellezza fisica. Celia, la maggiore – bionda, occhi azzurri, fisico piuttosto sensuale - ha studiato da infermiera e ha sposato Nicolás, un uomo prepotente, complessato e sgradevole con il quale non è mai stata felice, ma che l’ha resa una donna sposata, obiettivo quanto mai ambito nella Spagna franchista. La sorella di mezzo, Amanda, è sempre stata sfacciata e menefreghista, un vero spirito libero...

Quando chi scrive sa come utilizzare le parole e riesce a creare personaggi capaci di uscire dalla pagina scritta per diventare in qualche modo figure a tutto tondo dotate di forte personalità, diventa poi naturale, per il lettore, avere l’urgenza di conoscere l’intera storia di questi personaggi. Ecco perché, quando Alicia Giménez Bartlett - che ha confessato di aver maturato l’idea dell’autobiografia di Petra Delicado in seguito all’osservazione di una lettrice, a proposito del terzo matrimonio dell’ispettrice, durante la presentazione in Italia di uno dei suoi romanzi - ha deciso di condividere la storia di Petra, raccontandone la famiglia di provenienza, gli studi, gli amori, le scelte e i cambiamenti maturati nel corso del tempo, ha incontrato un ampio favore da parte dei lettori, da sempre affezionati al coraggioso personaggio figlio del nostro tempo, la poliziotta di strada idealista e battagliera. Petra non è soltanto la dura che macina chilometri per le strade di Barcellona cercando di risolvere i delitti, ma è anche la figlia di una madre che l’ha amata nonostante la sua nascita non fosse nei suoi programmi; è anche la ragazza che, pur provenendo da una famiglia di repubblicani, ha frequentato una scuola di suore abili nell’imprimerle un senso del peccato ossessivo e intransigente; è anche la studentessa cresciuta all’ombra del tramonto del Franchismo. L’ispettrice Petra Delicado toglie la maschera e mostra la sua vera essenza. È il risultato delle sue scelte e degli amori sbagliati - con un marito/padre prima e un marito/figlio dopo -, del suo orgoglio femminile e del suo desiderio di indipendenza e libertà; è il frutto della sua energia e della sua vitalità, che altro non sono che il riflesso del suo Paese, quella Spagna finalmente uscita da un clima di cupa oppressione e alla ricerca di un sano dinamismo. La Giménez Bartlett fornisce il ritratto di una donna forte e coraggiosa, che ha fatto dell’amore e della libertà i cardini della propria esistenza; una donna moderna, complessa e nemica dei cliché; una professionista animata da un radicato senso di giustizia e legata da un profondo affetto al viceispettore Fermin Garzón, l’unico uomo di cui l’ispettrice possa dire “Garzón è stato per me la prova provata che la bontà umana esiste”.

 


 

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