Barcelona negra

Barcelona negra

Cristian ha deciso che deve andare via da una città che per lui non è più accogliente né sentimentalmente né fisicamente. Ha un amico che ha un baretto su una delle tante belle spiagge andaluse, per cui ha deciso: prenderà i soldi dalla persona che sta ricattando e abbandonerà Barcellona. Non quella turistica, la città che offre ai suoi turisti chiese, palazzi e parchi firmati da architetti famosi, non quella dei croceristi che si perdono tra le meraviglie di strade con negozi alla moda e caffetterie trendy. No. La Barcellona che Cristian si appresta a lasciare è oscura, è la patria dei “traffichini” come lui, dei locali di terza categorica e dei tanti non barcellonesi arrivati da ogni parte del mondo per sperare di avere più fortuna nella metropoli spagnola. E così tra spagnoli e senza un soldo e cubani alcolizzati e infami Cristian fa la spia, il ricattatore. Un uomo infelice che vive di espedienti biasimevoli e che sparge la propria infelicità ovunque passa. Perciò Cristian vuole andare via da tutto questo: dai soldi guadagnati con l’inganno insieme a sua sorella e al compagno della stessa, dagli amici-non amici, da una donna che non lo eccita più e che quando lui decide di lasciarla gli graffia la faccia e le mani come una belva inferocita e pazza. No, basta. Cristian deve andare via da quella Barcellona annerita e buia. Solo che tra il dire il fare c’è un oceano in tempesta pronto a fagocitarlo. A fagocitare Cristian, i suoi sogni e le sue speranze. O forse no? O forse una via di uscita anche per lui c’è ancora?

Barcelona negra è quasi un viaggio psichedelico perché nelle prime pagine e nei primi capitoli chi legge si confonde, scambia i carnefici per vittime, i ricattatori per ricattati, le prostitute per abusate. È tutto un groviglio di scene, azioni, dialoghi, dal ritmo serratissimo e incalzante. E quando il lettore capisce un minimo la trama, allora rabbrividisce. Un po’ di piacere per una lettura originale e fascinosa, un po’ perché la storia è davvero cruda. Il romanzo di Zanón non fa sconti, non si presenta per quello che non è, non prova neppure a ingannare chi legge: è buio e decadenza, racconta questo e lo racconta nel migliore dei modi possibili. Una nota particolare meritano i personaggi, crudi, abbruttiti, falliti, violenti, perfetti per raccontare una storia di ricatti e sconfitte. La narrazione personale che ognuno di loro fa nel corso delle pagine è qualcosa di devastante e magnifico perché corrisponde alla perfezione al processo di demolimento che l’autore vuole fare di una città, di un territorio, di una idea convenzionale che si ha degli stessi, al di fuori e al di là di chi ci vive sul serio e ogni giorno deve combattere la propria battaglia personale con la consapevolezza che la bruttezza e il male toccano ogni cosa, anche una città da cartolina, che in realtà è anche essa nera come la pece. Un noir autentico questo di Zanón, nero etimologicamente, che lascia senza fiato e che attrae perché non scende a compromessi né a facili piacerie. Un racconto scuro e intenso, come alcuni tipi di cioccolato che danno più adrenalina che piacere.



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