Cara pace

Cara pace

Parigi. Una sera, intanto che si strucca per andare a letto e Pierre finge di leggere un libro, Maddalena decide di dover partire per tornare a Roma, la sua città natale, la città dove ha avuto origine tutto. Nina, la sorella minore con la quale c’è sempre stato un rapporto molto complice, è invece a New York e spesso dimentica il diverso fuso orario e la chiama, incurante del fastidio che potrebbe procurare una telefonata nel cuore della notte. Questa invadenza disturba Pierre ma si sa, Nina è molto concentrata solo su se stessa. Maddalena non ne è infastidita invece, conosce la sorella molto bene, conosce ogni aspetto di quella personalità che gli altri subiscono. Impegnativo averci a che fare, ma è sua sorella e poi sa che in questo modo Nina riempie l’assenza. Nina è molto bella, occhi verdi come quelli di Gloria, loro madre, incorniciati da sopracciglia scure ad ali di gabbiano, gambe lunghe, seno pieno, mentre Maddalena ha ereditato il fisico della famiglia paterna: ossa grandi, anche alte, spalle esili. Diverse anche nel carattere: Maddalena ha la testa sulle spalle, è la parte responsabile fra le due mentre Nina è impulsiva e ascolta più il proprio piacere. Insieme si completano creando un rapporto simbiotico eppure a volte opprimente…

Sono orfane senza esserlo, con la madre innamorata di un altro uomo che le lascia a Seba, il padre, uomo troppo ferito e incapace che decide di partire per il suo lavoro di fotografo in giro per il mondo e di affidarle a Myléne, una tutrice che diventerà la loro famiglia. Unica adulta fra tanti immaturi, insegnerà loro la disciplina, la resistenza e il sacrificio. Ma proprio perché non c’è un lutto da superare le due sorelle si ritrovano a dover vivere una tragedia incompiuta che si sedimenta e costruisce una scorza protettiva, il carapace a cui allude, con un elegante gioco di parole, anche il titolo. E proprio Maddalena - dopo aver passato la vita a proteggere Nina in un mondo di adulti senza voglia di assumersi la responsabilità di due ragazzine - decide di riprendersi quello spazio di vita che riguarda solo lei. Un romanzo potente, scritto con stile, che racconta il rapporto viscerale fra due sorelle e l’irreparabilità del trauma familiare. Due sorelle che sono due ma è come se fossero una, unite da una ferita comune (l’abbandono di Gloria, la madre) che hanno cercato di superare creando un legame indissolubile fra loro. Un flusso di ricordi in forma di diario intimo, ripercorso proprio da Maddalena ormai adulta, consapevole di ciò che è accaduto e dei riflessi che le scelte superficiali, dei genitori e non solo, hanno avuto sulle loro vite. Lo sguardo dei figli che si posa sugli errori degli adulti e più nello specifico anche su quelli delle istituzioni è feroce, non risparmia nulla anche se in questa descrizione puntuale del mondo interno dei “grandi” la Ginzburg riesce a far emergere le dinamiche affettive di questi adulti abbandonati a loro stessi, di adulti che con il fallimento della coppia non riescono a mantenere una funzione genitoriale. L’occhio lieve della scrittrice si posa sulle difficoltà di tutti i protagonisti del romanzo senza giudizio (che sarebbe facile dare) proponendo una lettura dei moti intimi di ognuno e dei loro tentativi di ricerca di equilibrio.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER