Colpevole di amnesia

Colpevole di amnesia

Pierdante Piccioni, di professione medico di pronto soccorso, che a causa di un incidente stradale ha perso la memoria, dimenticando dodici anni della sua vita, è convocato al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Rimini dal sostituto procuratore Margherita Palmisano. Mentre siede in attesa in una panca davanti al suo ufficio, segue con attenzione ogni cosa: il pavimento lucido del corridoio, il rumore fastidioso di un paio di scarpe Nike, il cigolio altrettanto fastidioso dell’ascensore che “gratta sui nervi”, il suono marziale del “tacco dodici” della Palmisano che arriva e incurante di chi la sta aspettando, esce subito dopo dall’ufficio per andare a prendere un caffè insieme a Gino (quello che indossa le Nike), il quale le sta enunciando i benefici della corsa. No, è una mancanza di rispetto, Pierdante non ci sta: “Dottoressa, scusi, sono Piccioni”... Non sortisce l’effetto sperato ed è comunque costretto ad aspettare il tempo di un caffè. Quando finalmente arriva il suo momento, si sente rivolgere alcune domande, tutte verbalizzate, ma a cui non sa rispondere. Aveva già letto qualcosa nell’oggetto della convocazione, ma niente, non ricorda niente. D’altronde lo sanno già che ha perso la memoria per un incidente! Non riesce proprio a capire il perché si trova qui. Gli chiedono di Francesca Marchisio e di Gabriele Nunziata, gli vengono mostrate le loro foto che a lui non dicono proprio un bel niente, finché poi tirano fuori una terza foto dove, accanto ai due, compare proprio lui, a testimonianza che quella coppia di persone, di cui non ricorda nulla, dovrebbe proprio conoscerla...

Quanta solitudine dietro la perdita di memoria che ti cancella dodici anni di vita! La storia di Pierdante Piccioni è quella che ha ispirato la sceneggiatura di Doc - Nelle tue mani, fiction televisiva di grande successo, proposta dalla RAI con Luca Argentero. La storia è diversissima, romanzata in tv e anche in questo libro, ma anche se le cose non sono proprio andate come ci raccontano, il carico di sensazioni è di sicuro lo stesso e quel sentirsi “straniero” nel proprio mondo, a casa propria, con se stesso, è decisamente più forte se raccontato dalla voce di chi l’ha vissuto direttamente, tra l’idiota di turno che lo chiama “Collegno” (lo smemorato di), convinto di essere simpatico facendo una battuta del genere e chi gli ricostruisce dodici anni di vita che non sono esattamente quelli vissuti, perché mancano delle emozioni in prima persona, dei pensieri, dei segreti, le scelte, le motivazioni per ogni gesto compiuto o parola detta. E, come si fa con i morti, le altre persone di lui raccontano solo cose positive, mai un errore, un momento in cui si è comportato da vero stronzo, un aneddoto di cui non andare fieri, perché non attiene proprio a una persona speciale. E quel buco nero nella mente che non ti permette di contraddire alcuno di questi paladini, deve essere un’esperienza davvero terribile. Di sicuro leggere queste parole è angosciante, perché il dott. Amnesia, come lo chiamano tutti, diventato famoso suo malgrado, non ricorda nulla e per questo si sente dimezzato, ma non è certo stupido da accontentarsi e non farsi domande, perché ritiene che l’essenza della vita siano proprio i ricordi. E se ci pensiamo bene, è proprio così.



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