Colpevoli d’innocenza

Jarlath Costello detto Jar sta facendo un master a Cambridge: è irlandese, figlio di un’infermiera psichiatrica e del proprietario di un bar. Un ragazzo gentile e sensibile che ha tirato fuori Rosa, senza nemmeno conoscerla, da un paio di situazioni imbarazzanti. I due finiscono per innamorarsi. Rosa è appena un po’ giovane, è a Cambridge con gran profitto ma anche con grandi perplessità. Il padre, rimasto il suo unico punto di riferimento dopo il suicidio della madre e con cui ha sempre avuto un rapporto speciale, è morto in un incidente d’auto sull’Himalaya, uno dei posti che Rosa, spesso in viaggio con lui, ama di più al mondo. Lavorava per il Ministero degli esteri e il sospetto che fosse qualcosa di diverso da quanto sempre dichiarato è forte, probabilmente era una spia, anche se un’indagine interna ha stabilito che la sua morte è stata effettivamente un incidente. La morte di Rosa invece, improvvisa e inaspettata, viene dichiarata un suicidio. Si è buttata in acqua e il suo corpo non viene ritrovato. Viene fatto il funerale e la vita va avanti. Passano cinque anni ma Jar è certo che la ragazza sia ancora viva. Allucinazioni post traumatiche o no (questo gli è stato diagnosticato) lui sa di averla vista più volte. Non è mai riuscito a fermarla, a parlarle, ma salvo qualche dubbio che a volte lo coglie riesce a distinguere le allucinazioni dalla realtà. Ed è certo che la ragazza che ha visto alla stazione di Paddington sia lei. La certezza è supportata da una mail della zia della ragazza che gli chiede di incontrarsi, ha scoperto qualcosa di sconvolgente di cui lui deve essere al corrente, qualcosa che probabilmente renderà reale e incontrovertibile la sua certezza che Rosa non è affatto morta…

Un ottimo romanzo, non del tutto inquadrabile nel genere thriller. È anche un viaggio nella follia, presunta o reale, sia di Jar - che alterna la convinzione di essere vittima di allucinazioni e fatti che invece sembrano dimostrare che non si sbaglia - e Rosa, che effettivamente potrebbe essere stata vittima di un rapimento o obbligata, per qualcosa di relativo al lavoro del padre, a “scomparire”, sia di chi in qualche modo ha avuto a che fare con Rosa nel periodo successivo alla morte del padre. Un saliscendi continuo mediante il quale l’autore ci porta a momenti alterni e a volte sovrapposti, in un dedalo di domande le cui risposte sembrano palesi e subito dopo diventano assolutamente improbabili, prendendo un senso logico e compiuto solo nelle ultime pagine. La formazione di base del giornalista inglese è comunque basata sulla spy story, 8 romanzi pubblicati e in questo, che mi risulta essere l’unico tradotto in italiano per il momento, titolo originale Find me (Trovami) coniuga perfettamente la tensione del thriller con l’ingarbugliamento di una storia di spionaggio e nel mondo sommerso, quello di cui si mormora ma non si sa con certezza, della ricerca medica e farmaceutica. Unica categoria di lettori a cui è sconsigliato sono gli animalisti: per quanto brevi, alcune descrizioni sono davvero agghiaccianti. I personaggi necessariamente un po’ sopra le righe, hanno tutti dei comportamenti borderline e ovviamente questo fa sì che ad ogni apparizione appaiano sotto una luce diversa, ora complici ora vittime. Una bella scoperta questo autore, giornalista britannico che è stato editorialista e direttore del “Daily Telegraph”, lasciando l’incarico definitivamente nel 2015 per dedicarsi completamente alla scrittura.

 


 

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