Come respirare

È un giorno come tanti, quando Samuel comincia a intonare le prime vocalizzazioni, le prime note nella cameretta da bambino. Inizia a conoscere il mondo con la musica, anche se in qualche modo era già dentro di sé. Fare musica è stato un gesto istintivo, privo di ragionamento. Da quel momento inizia il suo processo di alfabetizzazione doppio. Va a scuola, come tutti gli altri bambini, e poi ascolta musica, suona, scrive i primi testi. Prende forma il suo modo di intendere le cose. Samuel e la sua musica. Un atto semplice, naturale, eppure necessario, come il nutrimento, alla costante ricerca di un’emozione da trasformare in note sul pentagramma, un pre-pensiero con cui guardare il mondo che lo circonda. Fino a diventare un produttore di armonia e melodia, un segugio che le fiuta e le scova nei gesti della vita quotidiana, spontaneamente, senza fatica, un musicista professionista che elabora e affina nel tempo un codice espressivo a cui agganciare un linguaggio verbale propri. Ma alla soglia dei cinquant’anni avverte gli acciacchi, e benché ci sia sempre l’adrenalina delle tournée, oggi la macchina del corpo è usurata. E anche la sua capacità di recepire il mondo intorno, di tradurlo e convertirlo in musica e parole, incontra gli ostacoli frapposti dal trascorrere del tempo. L’evoluzione è necessaria, perché cambiano le esigenze, il modo di percepire e interiorizzare la società. Anche quando viene nominato giudice di “X-Factor” 2019, Samuel non cambia il modo di concepire la musica, e ai gruppi assegnatigli cerca di trasmettere la sua convinzione che la creatività artistica debba tendere ad esprimere sempre una verità interiore…

Discorso sulla musica e la sua anima, sottotitolo di Come respirare, da un’indicazione immediata del tema affrontato nelle pagine di questo libro. Samuel Romano, torinese, classe ’72, è il frontman dei Subsonica, gruppo musicale nato sul finire degli anni ’90. In collaborazione con lo scrittore Mauro Garofalo, l’autore riflette sul pianeta, o meglio sull’universo musica, in cui è totalmente immersa la sua vita. A che serve la musica? Quali sono i suoi effetti? Che rapporto c’è tra le note e l’animo, la vita quotidiana? E il talento poi, è così necessario? Nel testo, solo in parte autobiografico, sono espresse opinioni personali di Samuel, con le quali si può essere d’accordo o meno, ma che certo stimolano a riflettere. Nel discorso sono affrontati vari argomenti, la funzione della creazione artistica, quale mezzo di ricerca e comunicazione diffusiva della propria verità (certo non per fare soldi), l’importanza del talento (che paradossalmente è l’unico ingrediente che potrebbe non esserci, essendo sufficiente l’istinto), la necessaria decostruzione delle sovrastrutture come base del processo creativo, l’importanza di definire un proprio linguaggio, un modello personale, l’equilibro nella composizione. Gli aspiranti musicisti di professione potrebbero considerare le riflessioni espresse quali validi consigli da seguire, i musicofili come chiavi di lettura per esplorare con maggiore consapevolezza il microcosmo della musica, nei suoi aspetti positivi e meno nobili. Non solo. Questa lettura può aiutare a capire meglio come “entrare tra le pieghe del proprio tempo” e farsi permeare dalle parole e dalle note di un brano musicale. Un aspetto in particolare rimane impresso: il binomio errore-verità, l’unico modo che abbiamo di essere sostanza. L’errore come verità. Tutti i nostri sbagli.

 


 

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