Come una carezza

Come una carezza

Salvatora Pireddu viene data in sposa giovanissima, quando ha sedici anni ha già due figli e un marito morto sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale. Sarda e splendida, incontra Paolo, bello come Clark Gable e trattato come una divinità. Vivono a Orzieri, in provincia di Sassari, e lei fa altri sei figli – la penultima, Paola, diventerà l’ultima delle soubrette col nome d’arte di Pamela Prati – con lui che però non solo non la sposa, ma anzi scappa via con una ragazza che per generosità di Salvatora era stata accolta in casa loro perché si trovava sola, incinta e in difficoltà. La vita, l’amore, il tradimento e il diritto alla felicità sono i quattro pilastri sin dalla più tenera età su cui si regge il mondo di Paola, che a causa di un esposto fatto dai vicini di casa, che chiamavano tutti i piccoli “bastardi”, ai servizi sociali viene portata via con una camionetta a sessanta chilometri da casa, in un collegio gestito da suore a Tempio Pausania...

“Posso solo dire che io sto con Pamela. E non lo dico per buonismo. Non posso pensare che sia tutta finzione. È una donna incapace di ordire trame simili. La conosco troppo bene per pensare che possa aver fatto una cosa simile: lei è una vittima di qualcuno o qualcosa. Non si merita di trovarsi in una situazione simile, lei non ha malizia”. Così, testualmente, Valeria Marini: queste sì che sono due nemiche amatissime, non come Lorella Cuccarini e Heather Parisi, che hanno fatto uno spettacolo assieme con questo titolo ma più che altro parrebbero nemiche e basta, e lo show stesso sembrava Feud (Ryan Murphy, dove sei quando servi?), con una che prima per decenni flirta col mondo gay avendone evidenti vantaggi in termini di carriera e poi getta la maschera retwittando dichiarazioni omofobe, e l’altra, cresciuta per le vie di Castro, quartiere arcobaleno in quel di San Francisco, che avendo oltretutto vis polemica da vendere e da appendere caldeggia ben altre posizioni. Perché la rivalità fra la bionda e la bruna del Bagaglino, invenzione indubbiamente brillante di Pingitore, gran cerimoniere dell’avanspettacolo del Salone Margherita, satira – schierata a destra, si dice, ma Leo Gullotta, una delle colonne, ha tutt’altro colore politico... – che ha omaggiato e sbeffeggiato tutti specialmente al tempo della prima repubblica, ha fatto vendere tonnellate di riviste patinate: la polvere del tempo però si deposita, e restare sulla cresta dell’onda è difficile, il mare si fa procelloso, e quando si rischia di affogare ci si aggrappa a ogni relitto, anche a un fidanzato che non esiste, a metà strada tra l’amico immaginario e qualcosa di assai somigliante a una truffa. Pamela Prati, al secolo Paola Pireddu, bellissima sarda strappata coi fratelli e le sorelle da piccola alla mamma, troppo povera per mantenerli, e divenuta l’ultima delle soubrette, racconta con stile piano e prosa semplice ed emotivamente coinvolta la sua storia, fatta di lustrini, che brillano però solo se c’è una luce a colpirli.



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