Contro i luoghi comuni

L’incendio della casa in Virginia distrugge il baule e i titoli di proprietà, con conseguente sventura che si ripercuote sulla salute: un’infreddatura improvvisa e numerose strategie per porvi rimedio diventano un brevissimo saggio da sottoporre al lettore per il suo personale beneficio. Tra inefficaci docce fredde, “bagni a lenzuolo”, tisane di innumerevoli tipi e galloni di whiskey si offre al lettore la propria esperienza affinché, nella medesima condizione, possa provare soluzioni alternative. Per guarire o perire. A Lick House, le corse rumorose dei bambini si trasformano presto in litigi e scaramucce che non hanno nulla di piacevole o di divertente per chi li guarda e che augura loro un improvviso malanno o una punizione esemplare: calare tutti i mocciosi in un pentolone e sbollentarli un po’, fino a calmarli. Loro e i loro incapaci genitori. La richiesta di scrivere una dettagliata storia del Nevada arriva inaspettata. E la risposta alle numerose bizzarre domande non può che essere ironica e dissacrante. Come le riflessioni e i commenti che accompagnano il resoconto del processo “Smith contro Jones” e il misero fallimento della Corte di polizia. La giustizia, è evidente, appartiene al tribunale del popolo. A cosa servirà un “forno dell’amore”? Forse a risolvere la controversa questione amorosa di Aurelia? Un simpatico aneddoto racconta che il piccolo George Washington non sapesse mentire. Ma nell’introdurre il racconto, la storia va persa nella memoria…

Questi racconti, scritti tra il 1863 e il 1895, “cattivi, grotteschi, irriverenti” come cita il sottotitolo, nascono dalla necessità di portare beneficio al lettore. Un beneficio concreto ma, soprattutto, etico. Contro i luoghi comuni è una singolare raccolta di testi curati egregiamente da Mario Maffi attraverso note di approfondimento a ciascun racconto, un breve saggio critico e interessanti cenni biografici che danno la cornice storica e personale entro la quale sono maturate le storie. Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, classe 1835, non si smentisce: irriverente e sagace, con un particolare stile ironico che lo rende assai riconoscibile, smaschera false convenzioni sociali e suggerisce un approccio critico alle consuetudini che fanno parte della vita quotidiana e che viviamo con poca consapevolezza. Ce n’è per tutti: la giustizia, l’infanzia, l’amore, la politica, lo Stato, la società tutta: ogni aspetto della vita è sotto la lente d’ingrandimento del pensiero dell’autore. Nessuna etica regge più in questa visione ribaltata del mondo: contro il conformismo, oltre l’ipocrisia dilagante e oltre ogni cieco bigottismo resta la capacità di riderci su e di non lasciarsi sopraffare. Attuale nello stile e nell’attacco ad una società che valorizza la forma a scapito della sostanza. Provocatorio ai limiti del polemico, profondo e dissacrante, stimolante e coinvolgente, Twain non delude per la raffinatezza e la capacità comunicativa nell’utilizzo della parola.

 


 

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