Decamerock

Decamerock

La notte scende sulle strade del tempo. Scende sulla Route 66, a Brixton, per le vie di New York e di Los Angeles. Scende anche sull’umidità della Via Emilia. Le tenebre avvolgono ogni cosa e non è semplice ricordare storie e sensazioni del passato in questo buio. Ma le tenebre, quelle vere, sono anche il contesto più adatto per raccontare qualche novella, magari cento, attendendo l’alba, quella fuori e quella dentro. No, qui non si racconteranno vicende per tutti, ma storie di rock and roll risalenti anche a quando il rock and roll ancora non era stato catalogato dai discografici. Allora, sediamoci sotto questo portico, accanto al narratore, e ascoltiamo di quella volta che John Lennon dovette mettersi al timone di una barca in mezzo a una tempesta e di quando Leonard Cohen incontrò Janis Joplin e di come raccontò, nel brano Chelsea hotel, quella notte di amore in maniera così ruvida. Ascoltiamo di come Freddie Mercury cantò fino all’ultimo, ingannando la morte. E poi di Mozart... sì, proprio il buon vecchio Wolfgang Amadeus... cosa c’entra col rock and roll? Allora, ascoltate come ha vissuto e, soprattutto, come è morto. Non fate i saccenti e date retta al narratore: il rock è una filosofia e non è poi così scontato trovarlo dove non lo avreste mai immaginato. Rock era l’anima di John Belushi e i cuori e motori rombanti di Senna e Nuvolari. Rock siamo noi, quando con un po’ di malinconia riviviamo il passato, trovando la forza di vivere al meglio il presente, senza temere il futuro...

Scrivere di musica non è affatto semplice, soprattutto quando ci si approccia a un tema delicato come il rock. Innanzitutto, perché ci si rivolge a un pubblico di lettori esigenti che, molto spesso, incarnano perfettamente la definizione di “enciclopedia vivente” e che, come tali, non permettono errori. In secondo luogo, è davvero molto facile rischiare di cadere in pagine e pagine di celebrazioni, concetti didascalici e luoghi comuni di vario genere. Dopo una produzione letteraria la cui lista è quasi chilometrica, Massimo Cotto è ancora perfettamente capace di evitare ogni tipo di ostacolo che potrebbe portare sulla strada del “Pippone Retorico” o del “Polpettone Nozionistico”. L’autore astigiano prende in prestito dal Decameron di Boccaccio la struttura narrativa per portarci a spasso nel tempo, raccontandoci di esistenze spesso agli antipodi, che condividono quella maledizione e benedizione che è l’indole rock and roll. Tutto ciò con uno stile di scrittura che, a parte qualche rara “caduta di stile”, appare estremamente elegante, segno di una penna che ha saputo evolversi nel corso dei tanti anni di carriera. Alla luce di un risultato finale capace, indubbiamente, di appassionare il lettore, si possono perdonare a Massimo Cotto qualche piccola imprecisione e il tentativo, riuscito solo in parte, di rifarsi a un classico della letteratura che rende Decamerock simile ad altri prodotti dello scrittore, giornalista e speaker radiofonico.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER